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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Riassunto del sentiero graduale per l’illuminazione

Tsenciab Serkong Rinpoche I
Dharamsala, India, Ottobre 1976
Traduzione di Alexander Berzin
Revisione di Luke Roberts e Alexander Berzin
Traduzione in italiano a cura di Francesca Paoletti

La preziosa rinascita umana

Perché una preziosa rinascita umana è come una gemma che esaudisce i desideri

Questo prezioso corpo umano che possediamo è più prezioso di una gemma che esaudisce i desideri. È la base per l’agio, ma l’agio e l’opportunità che sono consentiti dal nostro corpo non sono quelli di sballarci con le droghe, bensì di praticare il Dharma. Perché il prezioso corpo umano è più prezioso di una gemma che esaudisce i desideri? Perché con le gemme che esaudiscono i desideri possiamo ottenere cibo e bevande per questa vita, ma una gemma che esaudisce i desideri non può beneficiarci nelle vite future. Mentre questo corpo che abbiamo ci dà l’opportunità di praticare il Dharma e dunque è più prezioso di una tale gemma.

Ognuno di noi vuole essere felice tutto il tempo e il più a lungo possibile. Ma non importa quanta felicità possiamo raggiungere in questa vita, essa sarà di breve durata poiché durerà soltanto quanto questa breve vita. Quindi se vogliamo una lunga continuità di felicità, dobbiamo pensare alle nostre vite future. Una gemma che esaudisce i desideri non può darci la libertà dalla rinascita nei tre reami inferiori e non ci può garantire immortalità. Ma usando il nostro prezioso corpo umano come base di lavoro, possiamo proteggerci dalle rinascite inferiori e, come Jetsun Milarepa, usandolo come base per praticare il Dharma, possiamo ottenere l’illuminazione in questa stessa vita. Quindi poiché una gemma che esaudisce i desideri non può darci queste cose che invece il nostro prezioso corpo umano può assicurarci, ecco che il nostro corpo è più prezioso di una gemma che esaudisce i desideri.

Dunque dobbiamo praticare il Dharma con questo prezioso corpo umano. Ma in genere abbiamo delle vedute del tutto opposte – nonostante sia più prezioso di una gemma che esaudisce i desideri, usiamo il nostro corpo per acquisire sempre più ricchezza e siamo anche disposti a sacrificare la nostra vita per questo obiettivo di breve termine. Ci sono molte persone molto più ricche e più intelligenti di noi. Ma usando il nostro prezioso corpo umano per praticare il Dharma, accumuliamo molta più forza positiva (merito) di quanto facciano loro. Quindi è importante non sprecare questa preziosa rinascita umana, bensì usarla per rispondere ai tre scopi per cui è utile: ottenere una delle rinascite migliori in futuro, liberazione ed illuminazione.

Non importa quanti oggetti materiali possediamo: essi non ci daranno soddisfazione. Anche se una persona possedesse tutti gli oggetti materiali del mondo, non sarebbe soddisfatta. Quindi è chiaro che anche tutti i gioielli che esaudiscono i desideri del mondo non possono darci soddisfazione. Se qualcuno accumula sempre più ricchezza, questo non gli porta altro che sempre più sofferenza. Possiamo fare l’esperienza diretta di questo fatto – se viaggiamo su un treno o un autobus con molti bagagli, viaggiare diventa molto difficile, ma se non avessimo tutte queste cose, sarebbe molto più facile.

Quindi dovremmo cercare di praticare il Dharma in questo modo. Per esempio, Jetsun Milarepa, quando viveva nella sua caverna, non aveva possedimenti materiali. Jetsun Milarepa e Shakyamuni Buddha avevano realizzato quanto fossero irrilevanti ed inessenziali le cose materiali e le hanno abbandonate per praticare il Dharma. E anche voi, che avete vissuto in molti paesi ricchi di questo mondo, avete realizzato che le cose materiali non sono così importanti e le avete lasciate a casa per venire qui a praticare il Dharma.

Cause e difficoltà nell’ottenere una preziosa rinascita umana

Dobbiamo considerare per quale motivo è così difficile ottenere questo prezioso corpo umano. È difficile da ottenere perché le sue cause sono così difficili da accumulare. Queste cause si dividono in tre:

  • Mantenere una rigorosa autodisciplina etica,
  • Praticare i sei atteggiamenti lungimiranti (le sei perfezioni),
  • Offrire pure preghiere d’aspirazione.

Mantenere una rigorosa autodisciplina etica

È molto difficile mantenere un’autodisciplina etica rigorosa ed è molto difficile per noi riconoscerla e valutarla negli altri. Inoltre, in termini di autodisciplina etica, ci sono le dieci azioni distruttive e a questo proposito dobbiamo tenere in considerazione che la maggior parte delle persone al mondo non sa neppure che cosa siano. E ovviamente tra coloro che sanno in cosa consistono, la maggior parte di loro non fa nulla per evitarle.

Ci sono tre azioni distruttive del corpo:

  • Prendere una vita: per esempio, forse sappiamo che non dovremmo uccidere, ma poi quando ci punge un insetto, istantaneamente gli diamo una pacca e lo uccidiamo.
  • Prendere quello che non ci è stato dato: anche se non ce ne andiamo in giro a commettere grandi furti, possiamo usare abili espedienti per ottenere cose da altri, quindi è quasi la stessa cosa.
  • Indulgere in una condotta sessuale impropria: abbiamo molto desiderio di stare con i partner altrui.

Accumuliamo queste azioni distruttive del corpo ogni giorno, allo stesso modo in cui le gocce di pioggia cadono su di noi quando siamo fuori mentre piove.

Le quattro azioni distruttive della parola:

  • Mentire: accumuliamo quest’azione tutto il tempo. Per esempio, se vogliamo scendere giù per la collina e qualcuno ci chiede dove stiamo andando, diciamo che andremo su per la salita.
  • Parlare in maniera tale da creare divisioni: far sì che amici diventino ostili tra di loro e che coloro che sono già ostili provino ancora più inimicizia tra di loro. Lo facciamo tutto il tempo quando parliamo male degli altri.
  • Usare un linguaggio offensivo o parole dure: questo non deve necessariamente essere verso un essere umano. Per esempio, se un cane entra nella nostra stanza, possiamo dirgli “Fila via! Vattene!” e usare un linguaggio duro. È un grande errore usare un linguaggio duro o offensivo, perché sappiamo che se qualcuno usa un linguaggio duro nei nostri confronti, ci sentiamo molto feriti e così gli altri, inclusi gli animali, provano lo stesso.
  • Dire parole futili: praticamente ogni parola che esce dalla nostra bocca è chiacchiericcio: “Sono stato in questo paese,” “Ho fatto questo e quello.” Se parlate molto, aumentate le probabilità di commettere questa azione distruttiva della parola. Siccome non so l’inglese, non ho l’opportunità di pettegolare in inglese, quindi posso accumulare chiacchiere soltanto in lingua tibetana!

Le tre azioni distruttive della mente:

  • Avere pensieri bramosi: qualcuno ha una casa molto bella, eccetera, e voi desiderate averla per voi. Questo non è una buona cosa, ma è una cosa che abbiamo molto spesso.
  • Avere pensieri malvagi: sperare che qualcuno sia infelice oppure che si rompa l’osso del collo. Questa è una cosa che non auguriamo soltanto ai nostri nemici; possiamo avere pensieri malvagi anche verso i nostri amici, quando ci fanno arrabbiare.
  • Pensieri distorti e antagonistici: per esempio, pensare che non ci sia una rinascita futura oppure che i Tre Gioielli del Rifugio non possano aiutare nessuno, o pensare che fare la cerimonia dell’offerta di una puja sia una perdita di tempo o che offrire le lampade al burro sia uno spreco di burro o che fare una torma sia come buttare via la tsampa.

È difficile impedirci di commettere queste azioni. E se non vi astenete dal commettere queste azioni, non potrete ottenere una preziosa rinascita umana. Ora non c’è tempo per andare nei dettagli, ma se volete saperne di più, dovete studiare gli insegnamenti del Lam rim.

Praticare i sei atteggiamenti lungimiranti

La seconda causa che ci fa ottenere una preziosa rinascita umana è la pratica dei sei atteggiamenti lungimiranti (le sei perfezioni): generosità, autodisciplina etica, pazienza, gioiosa perseveranza, stabilità mentale (concentrazione) e consapevolezza discriminante (saggezza).

Ma invece di praticare la generosità, pratichiamo l’avarizia e contagiamo tutti con il nostro atteggiamento avaro. Invece di avere pazienza, abbiamo rabbia. Invece di avere perseveranza gioiosa con la quale abbiamo piacere a praticare il Dharma, abbiamo pigrizia e vogliamo soltanto dormire tutto il tempo. Invece di avere stabilità mentale, coltiviamo la distrazione mentale – per esempio, quando recitiamo un mantra, la nostra mente divaga dappertutto – e addirittura coltiviamo ulteriori opportunità affinché questo possa accadere.

Una volta c’era un insegnante che, nel mezzo di una pratica, si è ricordato che c’era un incarico che voleva assegnare ad un suo discepolo, ma si era dimenticato di dirglielo. Appena se ne ricordò, interruppe la meditazione, si alzò e andò dal discepolo per dirgli di fare quella cosa. Questa era la sua mente che divagava. Ogni volta che facciamo delle pratiche di recitazione, la nostra mente si distrae.

In termini di consapevolezza discriminante di vasta portata, dobbiamo coltivare la consapevolezza discriminante che comprende la vacuità. Ma noi invece studiamo cose mondane, come la pittura, e in questo modo non sviluppiamo il tipo di conoscenza giusta.

In breve, è molto difficile accumulare le cause per una preziosa rinascita umana. Vedendo quanto sia raro avere questo tipo di corpo dovremmo pensare che lo abbiamo soltanto questa volta e che può essere perso molto facilmente. Se non sfruttiamo questo prezioso corpo umano che abbiamo ricevuto, sarà molto difficile averne un altro in futuro.

Momenti di tregua dalle otto situazioni prive di agio

La natura di questa preziosa rinascita umana è di essere libera dalle otto situazioni temporanee prive di agio. Uno stato privo di agio è uno stato in cui non c’è alcuna possibilità di praticare il Dharma.

Ci sono quattro stati privi di agio non umani:

  • Nei reami infernali non c’è possibilità di praticare perché il corpo è in fiamme tutto il tempo.
  • Se si nasce come uno spirito famelico (un preta), si ha costantemente fame e si pensa unicamente al cibo.

Se ci svegliamo la mattina e non possiamo fare colazione, non abbiamo voglia di praticare il Dharma. Se ci svegliamo con il mal di testa, non abbiamo voglia di praticare il Dharma. Dunque, estrapolando dalla nostra esperienza, se nascessimo come spirito famelico e passassimo sessant’anni senza cibo, non avremmo interesse a praticare il Dharma.

Dunque dobbiamo apprezzare il fatto che siamo liberi da una rinascita all’inferno e come preta.

  • Rinascita come animali: anche se siamo rinati in forma del cane di Sua Santità il Dalai Lama, non possiamo neppure recitare la preghiera del rifugio.

Quindi non siamo nati nei reami infernali, dei preta o degli animali.

  • Non siamo nati come un dio dalla lunga vita: hanno così tanto piacere, piacere mondano, che non hanno interesse a praticare il Dharma.

Shariputra aveva un discepolo che praticava una forte devozione discepolo-maestro verso di lui. Dopo che il discepolo morì, rinacque in un reame divino. Shariputra, usando i suoi poteri extrasensoriali, poteva vedere che il suo discepolo era rinato in quel reame divino. Quindi pensò di andare a visitare il suo fedele discepolo. Quando arrivò nel reame divino, tutto quello che il suo discepolo fece fu fare un cenno di saluto con la mano a Shariputra, e non era interessato nella pratica del Dharma, poiché si stava divertendo tanto. Questo è vero, non è una storia.

Possiamo vederlo anche dalla nostra esperienza: se qualcuno è molto povero, è pronto a praticare il Dharma. Ma se diventa molto ricco e vive con molte comodità, non è interessato. Quindi siamo anche molto fortunati a non essere rinati come dei dalla lunga vita.

Ci sono quattro stati umani privi di agio:

  • Il primo – il quinto stato di disagio- è che, per esempio, ci sono persone nate in paesi o in tempi in cui non potevano neanche ascoltare una parola di Dharma. Dunque non siamo in questa situazione.
  • Ci sono persone nate in società barbare in cui l’unica cosa di cui si interessano è avere cibo e vestiti. Non siamo in questa situazione.

In Tibet c’è una montagna chiamata Tsari. I tibetani vanno là ogni dodici anni. La tribù Loba che vive lì è molto barbara e per attraversare il loro paese bisogna pagare una tassa. La tassa era uno yak e quando gli abitanti di Loba ricevevano lo yak, immediatamente lo uccidevano e lo mangiavano e ne bevevano il sangue. Quindi siamo fortunati a non essere nati in questa situazione.

  • Non siamo nati ciechi, sordi, malati mentali o deficienti, e così via. Quindi siamo liberi da ostacoli all’apprendere e praticare.
  • Inoltre, non siamo nati in una zona in cui si ha un atteggiamento molto irreligioso, pensando che la religione non è una cosa buona e tutto quello che vale la pena fare sia fare soldi.

Quindi se abbiamo una rinascita umana libera da tutti questi stati privi di agio e, in aggiunta, comprendiamo le cause per ottenerla, siamo doppiamente fortunati. Molte persone che hanno un tale corpo umano prezioso non si rendono conto di quali siano le cause per continuare ad ottenere questo tipo di rinascita anche in futuro.

Analogie

Possiamo usare delle analogie per avere un’idea della difficoltà ad ottenere un prezioso corpo umano. Per esempio, esso è raro come i granelli di sabbia che resterebbero attaccati se lanciati contro uno specchio.

Se pensiamo a queste cose, ci accorgeremo quale risultato prezioso sia la nostra attuale rinascita umana e dovremmo pensare che siamo riusciti ad ottenerla questa sola volta. Pensate alle centinaia di milioni di persone in India e quanti pochi di loro praticano il Dharma. In questo modo possiamo vedere quanto sia rara.

Una volta c’era un lama che stava dando un discorso sulla difficoltà dell’ottenere una preziosa rinascita umana. Un abitante della Mongolia dal pubblico gli disse: “Se pensi che sia difficile ottenere una rinascita umana, dovresti andare in Cina e vedere quante persone ci sono lì!” Questo sarebbe come dirmi che devo andare in Unione Sovietica.

Questi sono ottimi temi su cui riflettere durante la meditazione.

Sfruttare il nostro prezioso corpo umano e vivere una vita ricca di significato

Se riflettiamo a quanto abbiamo dovuto lavorare duramente nelle nostre vite precedenti per ottenere questo prezioso corpo umano, allora il nostro desiderio di rendere questa vita ricca di significato sarà molto intenso. Per fare un esempio, se state portando un carico pesante su per una montagna e poi a metà strada lo lasciate andare, cadrà giù fino in fondo. Il lavoro fatto per ottenere una preziosa rinascita umana in questa vita è come il lavoro fatto per portare il carico pesante a metà strada su per la montagna: se lo lasciamo andare, allora tutto il lavoro fatto fino ad allora sarebbe sprecato.

Dunque, ora che abbiamo un prezioso corpo umano, non dovremmo semplicemente sperare di averne un altro in futuro. Così come l’abbiamo ora, dovremmo farne uso in questa vita per ottenere lo stato pienamente illuminato di un Buddha. Se non lo facciamo, sarebbe esattamente come avere un sacco di riso davanti a voi senza mangiarlo, ma soltanto pregare di avere un altro sacco di riso nella vostra prossima vita. Quindi dovremmo trarre il massimo vantaggio dalla nostra rinascita umana, proprio ora.

Essere consapevoli della morte

La morte è certa

Se consideriamo che tipo di prezioso corpo umano abbiamo, vediamo che non è fatto né di roccia né di metallo. Se così fosse, durerebbe molto a lungo. Invece, se apriamo il nostro corpo e guardiamo cosa c’è dentro, ci troviamo un sacco di sangue e budella, come le interiora degli animali che vengono appese nelle case dopo che la gente ha comprato la carne al mercato. Quello che c’è dentro di noi è delicato come quello che c’è dentro un orologio.

Se pensiamo alla morte e a quante persone sono andate via, possiamo recitare molti rosari contandole una ad una per ogni perla. Se penso a quanti tibetani sono morti da quando sono arrivato a Dharamsala, potrei completare il mio rosario molto rapidamente.

Non c’è nessuno che ha avuto un corpo umano e che non è morto. E se pensate che anche le piante e gli alberi muoiono, potete vedere che è soltanto una questione di tempo prima che moriate. La conclusione naturale dell’essere nato è morire. Non c’è nient’altro che possiamo fare. La conclusione del nostro incontro qui è di separarci e la conclusione finale dell’andar su è il ridiscendere. Realizzando che per noi non c’è altra scelta che morire, dobbiamo cercare di praticare il più possibile il Dharma prima che la morte arrivi.

E così dovremmo pensare a come moriremo. Immaginate di essere molto malati, di avere una pessima cera e di essere deboli, e che tutti i vostri parenti stiano piangendo e dicano quanto sia terribile, poi arriva il dottore e vi dà una medicina, ma poi schiocca la lingua e dice che non c’è nulla da fare.

Potremmo morire in qualsiasi momento

Inoltre, non c’è alcuna certezza di quando moriremo. Genitori molto anziani con i capelli bianchi possono trovarsi a seppellire i cadaveri dei loro figli. E molte persone muoiono soffocate mangiando un pasto qualsiasi.

Per esempio, pensate a questa storia in Tibet: un uomo aveva messo da parte dei grandi pezzi di carne dicendo che li avrebbe mangiati la mattina dopo, ma i pezzi di carne sono durati più a lungo di lui. Un altro esempio: conoscevo un coltivatore di patate di Shimla che stava facendo pane fritto per pranzo, ma è morto prima ancora che il pane fosse cotto.

Quindi il modo migliore per apprezzare l’impermanenza e la morte non è di leggere i libri che ne parlano, ma di pensare alle persone che conosciamo che sono morte.

Soltanto il Dharma può aiutarci al momento della morte

Perché è importante meditare sulla morte? Perché ci mostra che l’unica cosa che vale la pena fare è praticare il Dharma.

Se pensiamo in termini di cose materiali, vediamo che non c’è nulla che possiamo portare con noi. Per esempio, se siete un ricco mercante che ha fatto un sacco di soldi, tutto quello che potete avere è un pezzo di stoffa più pregiata per avvolgere il vostro corpo per la cremazione. In termini della quantità di azioni distruttive che questo mercante può aver commesso per accumulare questa ricchezza mentre viaggiava da un paese all’altro, potrebbe essere enorme.

Sia che abbiate molti servi o dipendenti o che siate un generale che comanda centomila soldati, nessuno potrà venire con voi quando morirete. Anche un intero stato pieno di familiari non può fare nulla: tutto quello che possono fare è starvi intorno mentre morite, disturbandovi e creando molti ostacoli per la vostra morte e la vostra rinascita.

La sola cosa che possiamo fare al momento della morte è praticare il Dharma, poiché se abbiamo accumulato abbastanza forza karmica positiva dalle azioni costruttive, allora questa ci sarà di grande beneficio nelle nostre rinascite future, mentre la forza karmica negativa le ostacolerà. Questo è qualcosa che potete comprendere senza dover pensare alla morte. Molti tibetani erano molto ricchi in Tibet, ma sono dovuti scappare portandosi dietro soltanto la loro conoscenza e le loro qualità interiori che avevano in quel momento. Quindi dobbiamo praticare il Dharma in maniera pura durante la nostra vita e non dobbiamo perdere tempo in attività mondane.

Dovremmo considerare irrilevanti tutte le attività mondane di questa vita, proprio come la pula del grano. Le attività mondane non hanno essenza. Dovremmo considerare le attività mondane come bambini che fanno delle torte di fango: l’unica cosa che potete fare è buttarle via appena finite. I bambini costruiscono castelli di sabbia, ma quando hanno finito di giocarci, li lasciano lì e se ne vanno. Questo è il modo in cui dovremmo considerare le attività mondane.

Se pensate a tutte queste cose, questo aiuterà molto la vostra pratica del Dharma.

Gli ambiti inferiori della motivazione

L’ambito iniziale

Se consideriamo tutte le attività mondane come superflue e di poca importanza, realizziamo che l’unica cosa importante è la nostra pratica del Dharma. Praticare il Dharma è fare qualcosa che ci sarà di beneficio nelle nostre rinascite future. Per esempio, avere l’atteggiamento che dice: “Ora ho ottenuto una preziosa rinascita umana; la userò per evitare di ricadere nei reami inferiori nelle mie vite future” è il livello minimo di beneficio per le nostre preziose vite.

Quello che impedirà la nostra caduta nei tre reami inferiori è il mantenere una rigorosa autodisciplina etica. Ma anche se abbiamo un desiderio molto forte di mantenere l’autodisciplina etica, gradualmente questa degenererà. Quindi, per prevenire la nostra caduta nelle rinascite inferiori, dobbiamo liberarci dalle nostre emozioni disturbanti. Questo è come lavare un indumento molto sporco – all’inizio si usa un po’ di forza e poi man mano la si aumenta. Per liberarci dalle emozioni disturbanti, iniziamo lentamente e con gentilezza e poi piano piano arriviamo ad applicare il maggior sforzo possibile. Allo stesso modo, per mantenere l’autodisciplina etica, dovete applicarla lentamente e poi, tramite un’applicazione graduale, potrete liberarvi dalle emozioni disturbanti; altrimenti i vostri sforzi possono facilmente degenerare.

Se adottate l’autodisciplina etica per evitare la rinascita nei tre reami inferiori, questo è il livello minimo di pratica del Dharma.

L’ambito intermedio

Anche se riusciamo a non rinascere nei tre reami inferiori e rinasciamo tra i piaceri e le gioie dei reami divini, o anche come essere umano, dovremmo cercare di comprendere che tutte le rinascite samsariche sono sofferenza. Questo è ampiamente discusso negli insegnamenti del Lamrim, ma può anche venire descritto con questo esempio. Siete sotto il sole e sentite molto caldo, quindi andate dentro casa. Siete sfuggiti alla sofferenza di sentire caldo, ma rimanete con la sofferenza di sentire freddo. Non c’è alcun luogo nel samsara in cui siamo liberi dalla sofferenza.

Le emozioni disturbanti ci fanno girare in tondo nel samsara. La radice – come la radice di un albero- è l'afferrarsi a identità veramente indipendenti. Il nostro girotondo nel samsara è come essere su una giostra senza andare da nessuna parte. L’unico modo per scendere è di elevare noi stessi, andarne al di sopra, innalzarci. Questa è l’idea di un arya, qualcuno che ha la consapevolezza discriminante che realizza l’assenza di identità, o la mancanza di un’impossibile “anima.”

Per coltivare questa realizzazione della vacuità nel nostro continuum mentale, è necessario ottenere shamatha, uno stato mentale calmo e pacificato; e per ottenere ciò, dobbiamo avere autodisciplina etica. Quindi i tre addestramenti superiori – gli addestramenti superiori dell’autodisciplina etica, della concentrazione di assorbimento e della consapevolezza discriminante – ci permettono di emergere dal samsara. Se li pratichiamo, possiamo mettere fine al nostro girare in tondo nel samsara.

Ci sono tre categorie di esseri che si sono elevati:

  • Coloro che hanno ottenuto una mente-sentiero della visione (un sentiero della visione);
  • Coloro che hanno ottenuto una mente-sentiero dell’abituarsi (un sentiero della meditazione);
  • Coloro che hanno ottenuto una mente-sentiero che non ha bisogno di ulteriore addestramento.

Gli esseri con un sentiero mentale della visione hanno appena ottenuto una cognizione immediata e non concettuale della vacuità. Quelli con un sentiero mentale dell’abituarsi meditano sempre di più e si abituano o sviluppano l’abitudine di questa cognizione non concettuale della vacuità. Se meditate e meditate e abituate completamente la vostra mente a questa cognizione della vacuità fino a rimuovere completamente dalla vostra mente gli oscuramenti emotivi che ostacolano la liberazione, allora siete un arhat, un essere liberato.

L’ambito avanzato della motivazione

Amore e compassione

Ma non basta liberare soltanto voi stessi, perché tutti gli esseri limitati (esseri senzienti) sono in questa brutta situazione. Tutti gli esseri limitati sono uguali nel senso che tutti soffrono e tutti vogliono liberarsi da questa sofferenza. Se sviluppiamo la mente che vuole che tutti gli esseri limitati siano liberi dalla sofferenza, questa si chiama “compassione.” Ma per poter coltivare questo desiderio che tutti gli esseri limitati siano liberi dalla loro sofferenza, dovete aver meditato sulla vostra sofferenza personale molto a lungo e poi, comprendendo quanto sia orribile, potete sviluppare la rinuncia – la determinazione ad essere liberi. Una volta che vi siete fatti un’idea di quanto sia orribile la sofferenza e volete in tutti i modi venirne fuori voi stessi, allora applicate questo pensiero a tutti gli esseri. Questa è la compassione.

Quindi la rinuncia è il desiderio che io sia libero dalla sofferenza, mentre la compassione è il desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza. La differenza tra compassione ed amore è che con la compassione noi pensiamo, “Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri limitati fossero liberi dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza,” mentre l’amore è il desiderio che tutti gli esseri siano dotati di felicità e delle cause della felicità.

Come sviluppare equanimità e bodhicitta

Qual è la ragione per cui non abbiamo amore e compassione? Perché non desideriamo che tutti siano liberi dalla sofferenza e siano felici? È perché le nostre menti non sono lisce – sono ruvide, hanno alti e bassi. Cosa è questa disuguaglianza delle nostre menti? È che abbiamo molto attaccamento per i nostri familiari e i nostri amici mentre quando vediamo i nostri nemici abbiamo molta avversione.

Dunque come facciamo a spianare una strada dissestata? Possiamo comprenderlo pensando a questo esempio. Una persona vi ha dato cento rupie ieri e un’altra persona vi ha dato cento rupie oggi. La persona che vi ha dato cento rupie ieri vi ha dato un pugno in faccia questa mattina e la persona che vi ha dato cento rupie oggi vi ha dato un pugno in faccia ieri. Quale di queste persone vi sarebbe simpatica e quale non vi sarebbe simpatica?

In questo modo, dobbiamo pensare come i nostri nemici nel passato ci hanno causato grande beneficio e, in futuro, ci potranno essere di grande aiuto. Alla stessa maniera, i nostri amici ci hanno creato grande danno in passato e lo faranno di nuovo in futuro. È solo una questione di tempo.

Un altro esempio. Ci sono diverse persone che sono cannibali, o addirittura lupi mannari o vampiri. Potremmo trovarli molto attraenti e sposarne uno, ma poi una notte le loro zanne verranno fuori e ci mangeranno.

Quando colpite un cane, quello abbaia e vi morde. Quindi se ci arrabbiamo con un nemico, reagiamo allo stesso modo del cane. Quindi dobbiamo eliminare questa mancanza di equilibrio della mente, questo attaccamento e questa repulsione che abbiamo, per raggiungere equanimità della mente. Sulla base di questo stato di equanimità, si possono sviluppare amore e compassione – come se doveste spianare una strada dissestata in modo che le macchine possano passarci.

Dobbiamo avere dei pensieri potenti come la dinamite che esplode e spiana la strada. Che tipo di pensieri? Il pensiero della gentilezza degli altri esseri limitati. Per esempio, beviamo il latte. Questo viene dalle mucche e dai bufali. Se ne vanno in giro a mangiare l’erba e a bere acqua e tutto quello che noi facciamo è prendere il loro latte. Conigli e topi vengono utilizzati per esperimenti medici, quindi le medicine che prendiamo sono a spese dei topi e dei conigli che hanno dato le loro vite per noi.

Ci sono alcuni esseri limitati che consideriamo i nostri nemici e che ci fanno del male. Ma se facciamo il confronto tra il danno che ci hanno causato e la loro gentilezza, quest’ultima ha di gran lunga maggior peso del primo. E il danno che ci infliggono può essere molto utile. Per diventare un Buddha, dobbiamo sviluppare la pazienza e per questo abbiamo bisogno di persone sgradevoli. Se tutti fossero piacevoli, non potremmo sviluppare la pazienza. Quelli che si arrabbiano con noi sono esseri limitati, non Buddha, quindi sono loro che ci insegnano la pazienza. Per esempio, quando Atisha andò in Tibet, si portò dietro un indiano molto indisciplinato che ha messo sempre alla prova la sua pazienza. Quando gli fu chiesto perché lo portasse con lui, rispose che era per poter praticare la pazienza. Quindi, gli esseri limitati e i Buddha sono uguali nella loro gentilezza verso di noi. Questo è affermato nel testo di Shantideva Bodhicharyavatara, Impegnarsi nel comportamento dei bodhisattva.

C’è un motivo per cui un Buddha non si arrabbia. È perché ha una concentrazione fortemente determinata che è libera da tutte le emozioni disturbanti. Poiché un Buddha ha questa concentrazione fortemente determinata, non si arrabbia. Quindi è questo che dobbiamo sviluppare. La mattina, dobbiamo svegliarci con due pensieri:

  • Oggi non farò arrabbiare gli altri;
  • Non lascerò che gli altri mi facciano arrabbiare.

Se ci abituiamo a questo, saremo in grado di diminuire le nostre emozioni disturbanti e alla fine sviluppare uno stato libero per sempre da emozioni disturbanti e quindi diventare dei Buddha.

Se ci chiediamo che cos’è che possiamo fare per compiacere i Buddha, la risposta è aiutare ed essere gentili con gli esseri limitati. Questo compiace veramente i Buddha. Per esempio, se ci sono dei genitori con dei bambini, possiamo rendere felici i genitori trattando i bambini con gentilezza invece che essere gentili solo con i genitori. Allo stesso modo un Buddha è più felice se siamo gentili con gli esseri limitati tanto quanto con i Buddha. Quindi sulla base di questo, dobbiamo cercare di sviluppare una finalità di Bodhicitta: “Otterrò lo stato di un Buddha per essere di beneficio a tutti gli esseri limitati.”

Raggiungere l’illuminazione in questa vita

Non solo, abbiamo bisogno di avere questa forte intenzione di raggiungere lo stato di Buddha per il beneficio di tutti gli esseri limitati proprio ora, in questa stessa vita. Buddha ha detto che esiste un modo per raggiungere l’illuminazione in questa vita. E qual è questo modo? È seguire il sentiero tantrico. Se lo seguite, è possibile raggiungere l’illuminazione in questa vita.

Anche se abbiamo una forte intenzione di raggiungere l’illuminazione in questa vita, non dovremmo pensare che sia facile, perché abbiamo accumulato un bel po’ di azioni distruttive da tempo senza inizio. Il tantra può essere un sentiero rapido, ma è molto difficile. Non dovremmo pensare che praticare il sentiero tantrico sia rapido come prendere un aereo – non è così facile. Per esempio, Jetsun Milarepa ha dovuto attraversare molte avversità con il suo guru, Marpa: costruire delle torri, venire picchiato, e affrontare grandi sofferenze. A causa di questo ha potuto raggiungere l’illuminazione in quella stessa vita. Ma noi non siamo disposti ad affrontare nemmeno una parte delle avversità che ha attraversato Milarepa.

Se abbiamo una forte intenzione di raggiungere l’illuminazione in questa vita e siamo pronti ad affrontare grandi difficoltà, allora c’è una possibilità che, se pratichiamo con costanza, possiamo effettivamente raggiungere lo stato di Buddha.