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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Confronto tra le versioni “Dharma light” e “vero” Dharma del Lam rim

Alexander Berzin
Città del Messico, Messico, 16-18 Ottobre 2001
Traduzione in italiano a cura di Benedetta Lanza

Preliminari all'ascolto degli insegnamenti

Iniziamo la sessione con alcuni preliminari. Prima di tutto per calmarci ci concentriamo sul respiro. Respiriamo normalmente attraverso il naso. Se la nostra mente è molto distratta, contiamo il ciclo dei respiri. Se la nostra mente è abbastanza calma, ci concentriamo semplicemente sulla sensazione del respiro che entra ed esce dal naso.

Quindi riaffermiamo la nostra motivazione, il che vuol dire ribadire il nostro scopo. Trovarci qui è un passo verso una direzione sicura e positiva nella vita, la direzione del lavoro su noi stessi per superare i nostri problemi e le loro cause e per realizzare tutti i nostri potenziali. Vogliamo imparare delle cose sugli stadi graduali del sentiero, il lam rim, in modo che ci aiutino a raggiungere questo obiettivo. Possiamo fare ciò nell'ambito di uno scopo di “Dharma light,” nel qual caso il nostro interesse è migliorare questa vita in modo che possa essere un trampolino di lancio per eventualmente migliorare le vite future ed eventualmente farci ottenere la liberazione e l'illuminazione. Ciò a condizione, naturalmente, che si abbia una comprensione rudimentale del significato delle vite future, della liberazione e dell'illuminazione, o almeno la consapevolezza dell'importanza di ottenere questa comprensione e l'intenzione di lavorare per questo. Oppure possiamo fare ciò con un'intenzione di “vero” Dharma: per ottenere la liberazione dal ciclo delle rinascite incontrollate e raggiungere lo stato illuminato di un Buddha, per poter aiutare tutti gli altri esseri ad ottenere lo stesso scopo. A prescindere da quale sia il nostro scopo, vogliamo realizzarlo non soltanto per beneficiare noi stessi, ma per essere di grande aiuto per tutti.

[Vedi: Dharma “light” vs. “ il vero” Dharma.]

Più specificamente, siamo qui per apprendere gli stadi graduali del sentiero affinché ci conducano nella direzione sicura del Buddha, Dharma e Sangha. In altre parole, stiamo andando nella direzione del rifugio nel Dharma. Il rifugio nel Dharma si riferisce alla vera eliminazione (vera cessazione) dei nostri problemi e delle loro cause ed ai veri sentieri della mente (vero sentiero) cioè la vera comprensione della realtà che ci condurrà alle vere cessazioni, e che ci consentirà di realizzare ed usare in pieno tutto il nostro potenziale. L'apprendere gli stadi graduali ci aiuterà ad andare in questa direzione nello stesso modo in cui hanno pienamente fatto i Buddha, e che gli Arya Sangha (coloro che hanno percepito la realtà non concettualmente) hanno fatto in parte. Facciamo questo con compassione, con la speranza di essere in grado di aiutare gli altri a superare i loro veri problemi e le loro vere cause. Per aiutarli al meglio, dobbiamo diventare dei Buddha. Così, abbiamo anche la motivazione di bodhicitta. In breve vogliamo imparare gli stadi del sentiero per aiutare al meglio tutti gli altri.

Con in mente tale obiettivo, offriamo la preghiera in sette rami. Prima di tutto immaginiamo di fare le prostrazioni. Ci gettiamo totalmente in questa direzione, con rispetto per coloro che hanno intrapreso questa direzione ed hanno effettivamente raggiunto questi obiettivi, con rispetto per la nostra futura illuminazione che desideriamo ottenere con bodhicitta e con rispetto verso il potenziale della nostra natura di Buddha che ci consentirà di raggiungere questo scopo.

Facciamo le offerte. Siamo disposti a dare tutto: il nostro tempo, la nostra energia, il nostro cuore, per essere in grado di progredire sempre più per poter essere il più possibile di aiuto agli altri.

Così come faceva il maestro sakya Chogyel Pagpa (Chos-rgyal 'Phags-pa), facciamo le offerte della concentrazione, il che si riferisce all'offrire vari aspetti della nostra pratica. Offriamo per il beneficio degli altri tutto ciò che abbiamo letto e studiato, e lo facciamo sotto forma di acqua. Qualsiasi cosa studiamo, vogliamo usarlo per essere in grado di aiutare gli altri. Successivamente, tutta la conoscenza che abbiamo ottenuto dalle nostre letture e studio, la offriamo sotto forma di fiori. La disciplina di meditare sulla base di questa conoscenza, la offriamo come fumo profumato d'incenso. I discernimenti che otteniamo tramite questa pratica disciplinata, la offriamo sotto forma della luce delle candele e delle lampade al burro. La ferma convinzione che traiamo da questi discernimenti, la offriamo sotto forma di rinfrescante acqua di colonia. La concentrazione che siamo in grado di applicare sulla base di questa ferma convinzione, libera da dubbi, la offriamo sotto forma di cibo. Poi le nostre spiegazioni agli altri, basate su tutto questo, le offriamo in forma di musica.

In seguito, con perfetta onestà verso noi stessi, ammettiamo apertamente che abbiamo difficoltà nel seguire questo tipo di sentiero nella vita. Spesso non ci va di praticare. Non capiamo perché dobbiamo praticare. Ci arrabbiamo, siamo egoisti, diventiamo avidi e possessivi, ecc. A volte non sappiamo cosa stiamo veramente facendo della nostra vita. Ci dispiace per questo. Ci piacerebbe davvero non essere così. Cercheremo di fare il nostro meglio per superare e non ripetere queste cose. Quindi ribadiamo la direzione positiva che abbiamo intrapreso e, qualsiasi cosa impareremo su questi sentieri graduali, cercheremo di applicarla come antidoto per superare le difficoltà ed i problemi che affrontiamo.

Gioiamo perché abbiamo la natura di Buddha, abbiamo la capacità di progredire e superare le nostre difficoltà e le loro cause e di realizzare il nostro potenziale. La natura della mente è pura. Le nostre difficoltà o la nostra confusione non sono molto profonde. Sono come l'odore del tabacco nell'alito di un fumatore. Sono artificiali. Sono solo temporanee, passeranno. Non sono la nostra natura più profonda. Tutti noi abbiamo la natura di Buddha, tutti noi abbiamo la capacità di evolverci. Gioiamo in questo.

Gioiamo anche per i Buddha ed i grandi maestri che sono stati in grado di realizzare tutti i potenziali della loro natura di Buddha. Gioiamo per il fatto che essi ci hanno insegnato come seguire noi stessi quel sentiero: “Questo è davvero meraviglioso. Grazie!”

Richiediamo gli insegnamenti: “Per favore, voglio imparare. Ho davvero bisogno di imparare. Voglio imparare per essere in grado di aiutare gli altri e me stesso.”

Chiediamo loro di restare: “Dico sul serio. Non andatevene. Per favore non morite. Voglio procedere sul sentiero fino all'illuminazione. Non sono solo un turista del Dharma.”

Infine, qualunque comprensione e forza positiva sia derivata da queste pratiche preliminari e dall'ascoltare i successivi insegnamenti e dal praticarli, possano essi essere le cause per diventare un Buddha ed essere il più possibile di aiuto per tutti gli esseri. Possano essi non essere solamente cause per migliorare il nostro samsara.

Quindi prendiamo la consapevole decisione di ascoltare con concentrazione. Se la nostra attenzione vaga, la riportiamo indietro. Se siamo presi dalla sonnolenza, cerchiamo di svegliarci. Per aiutare la nostra mente ad essere più chiara, correggiamo la nostra postura e ci sediamo dritti, ma senza essere rigidi.

Poi per aumentare la nostra energia se è un po' bassa, ci concentriamo sul punto tra le sopracciglia, con gli occhi che guardano verso l'alto e la testa dritta.

Infine , se ci sentiamo un po' nervosi o tesi, dobbiamo ancorare le nostre energie. Per fare ciò, ci concentriamo sul nostro ombelico con gli occhi che guardano verso il basso ma con la testa dritta e, dopo aver inspirato normalmente, tratteniamo il respiro fino a quando sentiamo il bisogno di espirare.

Se davvero comprendiamo l'essenza di questi preliminari e non li eseguiamo come vuoti rituali, possiamo metterci dentro il cuore e trarne grande ispirazione. Non sono un atto devozionale per idolatrare qualcuno, ma una pratica che veramente muove le nostre energie in una direzione positiva e ci rende ricettivi per lavorare su noi stessi, ad imparare ed a fare progressi. Questo è il punto. Questa è la ragione per cui sono chiamati “preliminari.” Quando studiamo e lavoriamo con questi stadi graduali del sentiero, è importante iniziare una sessione di meditazione con questo tipo di preliminari. Ci rendono veramente ricettivi. Vogliamo davvero capire e imparare qualcosa. Quindi attraverso queste pratiche preliminari, ci impegniamo con tutto il cuore. Anche se non siamo in grado di fare altre meditazioni, questi preliminari da soli sono molto utili come pratica quotidiana.

Organizzare gli insegnamenti del Buddha

L'argomento di questa serata è la struttura del lam rim, gli stadi graduali del sentiero. Più precisamente, lam rim vuol dire menti del sentiero graduale, cioè i progressivi livelli di comprensione che fungono da sentieri per condurci ai risultati della liberazione e dell'illuminazione. Ma possiamo parlarne semplicemente come stadi graduali del sentiero.

Da dove provengono gli insegnamenti sul lam rim? Buddha ha insegnato molti argomenti differenti e questi si dividono nei metodi sutra e tantra. I sutra sono i metodi di base. Il termine sanscrito “sutra” significa argomento di pratica. I tantra sono insegnamenti avanzati, basati sui sutra, che ci consentono di realizzare gli aspetti della nostra natura di Buddha mettendo in pratica simultaneamente i vari insegnamenti dei sutra.

Il Buddha ha insegnato i metodi sutra in maniera differente a differenti discepoli. Molti degli insegnamenti erano in forma di dialogo: il Buddha parlava, gli altri facevano domande, il Buddha dava risposte e così via. A causa di ciò i sutra non appaiono molto sistematici. Cose dette dal Buddha in un luogo sembrano contraddire cose dette altrove. È difficile vedere il modo in cui si intrecciano tutte tra loro. Inoltre, siccome nulla fu messo per iscritto ai tempi del Buddha, la tradizione era di memorizzare e recitare le sue parole. Vi è quindi una grande quantità di ripetizioni nei sutra, per aiutare le persone a ricordare i punti importanti.

Inoltre non è così evidente nei sutra stessi come gli insegnamenti vadano messi in pratica. A causa di ciò, i grandi maestri indiani scrissero vari commentari ai sutra, spiegando più in dettaglio ciò che il Buddha intendeva ed organizzando il materiale in modo che fosse più facile da assimilare e da mettere in pratica. Per esempio vi sono cinque testi di Maitreya, il futuro Buddha. I suoi insegnamenti furono rivelati ad Asanga che li mise poi per iscritto. In essi, si inizia a intravedere la struttura che si avrà più avanti quando i metodi per presentare gli insegnamenti del Buddha si evolsero. Questa struttura è una specie di introduzione, una breve presentazione dell'insegnamento, una presentazione elaborata e quindi un riassunto. Le presentazioni elaborate sono varie liste. Il Buddha stesso faceva liste, quindi non dobbiamo pensare che sia un'invenzione totalmente tibetana. Troviamo questo tipo di struttura in molte delle presentazioni del materiale del lam rim.

Alcuni argomenti di base costituiscono il fondamentale addestramento dei sutra e ci sono stati molti modi differenti di organizzarli. Abbiamo ad esempio “i quattro pensieri che fanno volgere la mente al Dharma,” che si trovano nella tradizione Nyingma, i “quattro soggetti di Gampopa” della tradizione Kagyu, e “abbandonare i quattro modi di afferrarsi,” nella tradizione Sakya. La tradizione Sakya a volte ordina lo stesso materiale anche secondo le quattro nobili verità. Nella tradizione Kadam iniziata con Atisha, e dopo di lui nella tradizione Ghelug ed anche nella tradizione Shangpa Kagyu, c'è una presentazione di questo materiale in accordo ai tre scopi della motivazione. Questo è quello che chiamiamo “lam rim.” Non dovremmo pensare che il lam rim sia il solo modo in cui è stato presentato il materiale che lo contiene; vi sono molti altri modi di presentare gli stessi insegnamenti.

I tre scopi graduali di motivazione

Qual è lo speciale beneficio nel presentare il materiale – preziosa rinascita umana, rifugio, karma, rinuncia, bodhicitta, vacuità e così via – nel contesto del lam rim dei tre scopi graduali della motivazione? Credo che uno dei principali vantaggi sia che consente l'accesso agli insegnamenti indicando alcuni passi che precedono il “vero” Dharma. Permettetemi di sviluppare questo punto.

Quando parliamo di Buddhismo, parliamo di rifugio, quello che io chiamo “prendere una direzione sicura nella vita.” Cos'è che mostra questa direzione? Il gioiello Dharma. Il gioiello Dharma si riferisce alla terza e alla quarta nobile verità, cioè la vera cessazione dei problemi e delle loro cause ed i veri sentieri della realizzazione non concettuale della vacuità. I Buddha li hanno pienamente ottenuti nel loro continuum mentale. In altre parole, i Buddha, nel loro continuum mentale, hanno pienamente realizzato le vere cessazioni e i veri sentieri. Gli arya Sangha, d'altra parte, hanno iniziato a realizzare alcune di queste vere cessazioni e veri sentieri ma non ancora in pieno.

Per esempio se immaginiamo un vecchio televisore mal funzionante di quelli con i tubi dentro, la rimozione dei tubi difettosi sarebbe analoga alle vere cessazioni e l'istallazione di tubi funzionanti sarebbe analoga ai veri sentieri. Con l'illuminazione i Buddha si sono liberati da tutti i tubi difettosi e li hanno sostituiti con quelli ottimamente funzionanti. Gli arhat si sono liberati solo di alcuni tubi difettosi e li hanno sostituiti: questa è la liberazione. Con la realizzazione non concettuale della vacuità diventiamo arya, ci liberiamo dai primi tubi difettosi e li sostituiamo. Questa intera sfera di ottenimenti, da quello di un arya, attraverso quello di un arhat fino a quello di un Buddha, costituiscono il rifugio del Dharma.

I quattro pensieri che rivolgono la mente verso il Dharma – preziosa rinascita umana, morte e impermanenza, karma e gli svantaggi del samsara – parlano del rivolgere la nostra mente al rifugio nel Dharma. Nello specifico, essi riguardano i passi per ottenere la rinuncia, il desiderio di liberazione. Se trasferiamo i quattro pensieri che volgono la mente al Dharma nel contesto del lam rim, possiamo vedere che essi iniziano con la motivazione di livello intermedio: con la rinuncia, il lavorare per la liberazione. I quattro pensieri sono poi sempre seguiti dagli insegnamenti sullo sviluppo di bodhicitta e sulla comprensione della vacuità, con lo scopo di ottenere l'illuminazione. Il vantaggio specifico nella presentazione degli stadi graduali del sentiero del lam rim, è che contiene un livello iniziale di motivazione che consiste nell'agire per il beneficio delle vite future in modo che ciò sia un trampolino di lancio verso gli obiettivi della liberazione e dell'illuminazione. Così, esso mostra il primo passo verso i veri e propri traguardi buddhisti della liberazione e dell'illuminazione.

Anche nella tradizione Sakya del separarsi dai quattro attaccamenti si ha il distogliere la mente dall'attaccamento a questa vita per pensare alle vite future; quindi non è un qualcosa di esclusivo della presentazione del lam rim. Ma il fatto che nel lam rim l'agire a beneficio delle vite future sia visto come uno dei tre livelli di motivazione, ne fa in modo molto più chiaro un trampolino di lancio. Penso che ciò abbia un grande significato per noi occidentali che ci avviciniamo al Dharma.

Il “Dharma light” come trampolino di lancio

Nel lam rim, lo scopo di motivazione avanzata è uno scopo esclusivo del Mahayana, ma condiviso dai sutra e tantra Mahayana. Si riferisce al lavorare per l'illuminazione. Lo scopo intermedio è condiviso da tutte le tradizioni buddhiste, sia Hinayana che Mahayana, e cioè il lavorare per la liberazione. Lo scopo iniziale consiste semplicemente nel lavorare per migliorare le vite future, e questo è un passo condiviso anche da molte altre religioni.

Molti testi buddhisti dicono che il confine tra Dharma e non-Dharma consiste nell'agire o meno per il beneficio delle nostre vite future. Inoltre, viene spiegato che un buddhista è colui o colei che intraprende una direzione sicura nella vita, qualcuno che prende rifugio. Come abbiamo appena detto, il vero rifugio è il gioiello Dharma ed il gioiello Dharma si riferisce alla liberazione ed all'illuminazione o agli esseri arya che si avvicinano alla liberazione e all'illuminazione. Come si uniscono questi due punti? La risposta sta nel fatto che gli insegnamenti sul rifugio sono presentati nello scopo iniziale.

Quando si dice che il lavoro per le vite future è la linea divisoria del Dharma, non penso si possa affermare che Buddhadharma sia anche l'agire di un cristiano o un musulmano per andare in paradiso. Il fatto che il rifugio si trovi nello scopo iniziale mi sembra indichi che quando si parla del beneficiare le vite future come confine che delinea il Dharma, si parla nello specifico del beneficiare le vite future come trampolino di lancio per essere in grado di continuare sul sentiero e diventare un arya e poi ottenere la liberazione ed infine l'illuminazione. Guardando la cosa in questo modo, non sembra più che vi sia un'apparente contraddizione nel fatto che il beneficiare le vite future sia un obiettivo condiviso con religioni non buddhiste ed allo stesso tempo la linea divisoria del Dharma di Buddha.

La motivazione di scopo iniziale è il punto di partenza dell'effettivo indirizzarsi verso una pratica che faccia ottenere le vere cessazioni, il gioiello Dharma. È da questa presentazione dello scopo iniziale come punto di partenza che io faccio derivare il concetto di “Dharma light,” quale passo ancora precedente a quello iniziale. Ritengo che la struttura del lam rim permetta di concepire uno stadio precedente allo scopo iniziale, che può rappresentare per gli occidentali un ben più facile ingresso nel sentiero graduale. È il livello di motivazione con il quale lavoriamo per migliorare questa vita, come punto di partenza per migliorare le vite future. Con il “Dharma light” lavoriamo su questo livello di motivazione prima ancora di sviluppare il livello iniziale di motivazione del lam rim.

Il Dharma è come un bus in corsa ed è molto difficile per noi saltarci su. Se guardiamo al lam rim, lo scopo iniziale di migliorare le vite future presuppone una comprensione di base ed una convinzione circa le vite future. I testi tradizionali non si prendono la briga di spiegare l'esistenza delle vite passate e future o di cercare di provare la loro esistenza. È scontato che tutti abbiano già questa convinzione. È molto difficile per gli occidentali che non vengono da questo retroterra culturale, semplicemente accettare le vite passate e future, per non parlare del fatto che sono senza inizio. I testi tradizionali buddhisti non evidenziano questa difficoltà, ma Sua Santità il Dalai Lama la spiega oralmente proprio così.

Allo stesso modo in cui lo scopo iniziale è in comune con religioni non buddhiste, se facciamo un passo indietro, il passo del “Dharma light,” il lavoro per migliorare questa vita è condiviso dal Mahayana e Hinayana, terapie psicologiche , filosofia secolare, filosofia umanistica e così via, ed anche da altre religioni. È una base comune più ampia. Una pratica diventa “Dharma light” se fatta come passo iniziale verso il miglioramento delle vite future, la liberazione e l'illuminazione, all'interno della struttura generale del rifugio e della direzione sicura. Possiamo iniziare ad intraprendere quella direzione attraverso la pratica del “Dharma light.” Se l'effettiva direzione sicura è un'autostrada, il “Dharma light” è la rampa di ingresso nell'autostrada.

Il significato della motivazione

La struttura dei livelli graduali di motivazione è molto importante. Motivazione non si riferisce alle ragioni emotive che ci spingono a fare qualcosa. Si sta parlando del nostro scopo, il nostro obiettivo. Qual è l'intenzione che sta dietro al nostro studio e alla nostra pratica, quale obiettivo intendiamo raggiungere attraverso esse? La struttura del lam rim mostra un processo di crescita e noi dobbiamo incominciare dall'inizio. Un grande errore che fanno molte persone è saltare i livelli iniziali ed andare dritti al livello avanzato, Mahayana. Essi dichiarano orgogliosi: “sto lavorando per tutti gli esseri senzienti affinché ottengano la liberazione e l'illuminazione.” Però, se prima non si hanno i livelli iniziali di motivazione, non ha senso lavorare per tutti gli esseri senzienti e si rende la nostra pratica “Dharma light.” Non stiamo veramente lavorando affinché tutti gli esseri senzienti raggiungano l'illuminazione perché non sappiamo neppure cosa voglia dire; non abbiamo alcuna idea di cosa significhi illuminazione. Sicuramente non stiamo lavorando per liberare ogni insetto dell'universo dalle rinascite incontrollate se non crediamo neppure nella rinascita! Se ci osserviamo con sincerità, stiamo lavorando per aiutare solo alcuni esseri, e li stiamo aiutando unicamente a migliorare la loro vita, in questa vita. Anche se questa motivazione è estremamente positiva e di beneficio, chiamarla motivazione avanzata del Mahayana sminuisce il Mahayana. Credo che sia davvero importante sviluppare lo scopo di ciascun livello di motivazione del lam rim, in modo molto sincero nei nostri cuori, uno alla volta, in ordine progressivo, senza pretendere di avere un livello di motivazione più avanzato là dove in realtà non lo abbiamo.

Praticare il “Dharma light” e lo scopo iniziale come punti di partenza, vuol dire riconoscere molto chiaramente l'importanza del capire la rinascita, la liberazione e l'illuminazione. Ammettiamo di non capire queste cose ora, ma riconosciamo l'importanza di capirle ed è nostra piena intenzione comprenderle. Se non siamo ancora pronti per accettare la rinascita e così via, li teniamo in sospeso, ma ci stiamo muovendo nella direzione per capirli.

Potremmo completare tutti gli insegnamenti del lam rim con una motivazione di “Dharma light” o perfino con una motivazione di livello iniziale. Non c'è problema. L'altruismo, la generosità, l'aiutare gli altri, il comprendere le emozioni disturbanti, una certa idea della vacuità e così via sono tutte utili in questa vita, no? Senza l'elemento delle rinascite senza inizio e così via, non saremo in grado di avere la più profonda comprensione di queste cose, ma possiamo avere la loro versione di “Dharma light.”

Per esempio, senza le vite passate e future il karma (gli insegnamenti sulla causa ed effetto comportamentali), non ha alcun senso. Questo perché possiamo comportarci in modo positivo per tutta la vita e poi venire uccisi in un terremoto. Cose di questo genere non hanno senso relativamente a questa sola vita. Questo non vuol dire che gli insegnamenti sul karma non siano di beneficio in questa vita. Lo sono. Ma non otterremo una profonda comprensione del karma se non pensiamo alle vite passate e future. Inoltre, senza comprendere la rinascita, il riconoscere che tutti gli esseri sono stati nostre madri appare assurdo, e molti degli insegnamenti sulla bodhicitta sono basati su questo. Similmente, fino a quando non lavoriamo veramente con l'idea che la mente non ha inizio né fine, non possiamo capire davvero profondamente la vacuità. La mente senza inizio implica la rinascita, no?

Il sentire in modo sincero la motivazione ad ogni livello è essenziale. Tralasciare questi livelli iniziali di motivazione vuol dire perdere il punto cruciale del lam rim. Prendete ad esempio gli argomenti dello scopo iniziale. La preziosa rinascita umana, la morte e l'impermanenza, e così via, derivano direttamente dai sutra e le varie tradizioni ed i maestri tibetani le presentano in molti differenti schemi di organizzazione. Non sono unici del lam rim. Ciò che è unico nel lam rim è la loro presentazione all'interno della struttura degli scopi graduali di motivazione.

Comprendere il contesto del lam rim

Le diverse tradizioni tibetane spiegano la relazione salutare con il maestro spirituale in diversi punti delle loro presentazioni del materiale in stile lam rim. Per esempio, i lam rim della tradizione Ghelug, presentano la relazione salutare con il maestro spirituale prima della presentazione degli stadi graduali.

Tra parentesi, devo sottolineare che il lam rim non è un singolo testo. Nella tradizione Ghelug ci sono sette o otto versioni di primaria importanza del lam rim. Tsongkhapa stesso ne scrisse tre versioni. Vi sono anche versioni del terzo Dalai Lama, del quinto Dalai Lama, del primo Panchen Lama e del secondo Panchen Lama. Una delle più recenti è quella di Pabongka. Ve ne sono diverse altre tra quella del secondo Panchen Lama e quella di Pabongka. Potremmo inoltrarci in una discussione sullo sviluppo storico del lam rim, ma non lo faremo qui. Un punto importante, comunque, è che lo stile di presentazione è cambiato nel tempo.

Come ulteriore parentesi, c'è qualcosa che ritengo possa essere utile, che vorrei far notare nella versione del lam rim di Pabongka Rinpoche, messa per iscritto dal suo discepolo Trijang Rinpoche. Anche se è stata la prima tradotta in inglese e quindi abbastanza famosa, è un approccio piuttosto fondamentalista al lam rim. È un fondamentalismo Ghelugpa. Non è per dire che è buona o cattiva, è solo per conoscerla così com'è. Non pensate che sia rappresentativa dell'intera tradizione del lam rim o dell'intera tradizione Ghelug. Ci sono delle affermazioni molto pesanti contro i seguaci del Bon, ad esempio. Inoltre l'enfasi su aspetti quali la rinascita come animale con gli zoccoli se si fanno le prostrazioni con le mani chiuse a pugno, riflette un approccio fondamentalista. Non sta a noi giudicare se qualcosa è buono o cattivo, ma soltanto sapere che cosa sia. Per molte persone il fondamentalismo è appropriato, per altre no. Il lam rim Ghelug più diffuso, comunque, è il Lam-rim chen-mo di Tsongkhapa. Se vogliamo conoscere la tradizione Ghelug, è lì. Sua Santità il Dalai Lama enfatizza sempre questa versione. Anche questa è disponibile in inglese.

Per tornare al punto, all'inizio del lam rim Ghelug vi sono i preliminari e la relazione con il maestro spirituale. In alcune versioni la relazione con il maestro spirituale viene prima e dopo vengono i preliminari; in altre è il contrario. In ogni caso come mai questi due soggetti vengono per primi? Se ci pensiamo bene, risulta chiaro che questo modo di presentazione non è per neofiti che arrivano ad un centro di Dharma senza conoscere nulla del Buddhismo. Come fa un nuovo arrivato ad iniziare con le prostrazioni, rifugio, bodhicitta e la preghiera in sette rami? Come fa un nuovo arrivato o nuova arrivata che ha appena varcato la soglia di un centro, a vedere l'insegnante come Buddha? È ovvio che i neofiti occidentali non erano certo il pubblico previsto per il lam rim. Tutto ciò è ulteriormente confermato dal fatto che nel parlare del maestro che viene visto come Buddha, i testi di lam rim citano il tantra. “Vajradhara disse...” Qui c'è qualcosa che dobbiamo capire.

Originariamente dove sono stati dati questi insegnamenti e qual era il contesto? Il pubblico era costituito da monaci totalmente impegnati nel sentiero buddhista, con i voti e così via. Si stavano preparando a prendere un potenziamento tantrico, un'iniziazione. Il conferire un'iniziazione tantrica richiede che venga dato in precedenza un ripasso del sentiero dei sutra, che è il fondamento della pratica del tantra. Quindi, il lam rim veniva usato come ripasso dei fondamentali insegnamenti dei sutra, per monaci che erano in procinto di prendere un'iniziazione tantrica. Inoltre, gli ascoltatori provenivano da un contesto culturale nel quale la rinascita era accettata; avevano di già una certa relazione con l'insegnante ed erano già preparati a prendere un'iniziazione tantrica con questo insegnante. In quel contesto, tutti gli insegnamenti sulla relazione con il maestro erano sensati. Ed anche i preliminari ovviamente avevano senso dal momento che essi erano monaci e che comunque eseguivano già questo tipo di rituali.

Un altro indizio è che Tsongkhapa chiama la sana relazione con il maestro spirituale “radice del sentiero.” La prima cosa che cresce in una pianta non è la radice: una pianta nasce dal seme. Egli non chiama la relazione con il maestro “seme del sentiero.” Quando qualcosa è già cresciuto, la radice è ciò che lo sostiene e fornisce il nutrimento. Un maestro spirituale non è ciò da cui scaturisce tutto il sentiero. Quindi, anche se la relazione con il maestro spirituale viene per prima nella presentazione di Tsongkhapa, ciò non vuol dire che venga per prima per i neofiti. Tsongkhapa presenta il sentiero a persone che sono già sul sentiero. Per questi il sostegno, il nutrimento del sentiero, è la relazione che essi già hanno con il maestro. Questa è la ragione per cui la presenta per prima.

Questi sono i miei pensieri iniziali riguardo a ciò che dobbiamo sapere della struttura del lam rim; cioè il perché degli stadi graduali, il fatto che è possibile avere uno stadio precedente ai tre tradizionali stadi graduali, il fatto che il modo in cui i tre stadi tradizionali sono strutturati consente l'aggiunta di questo stadio preliminare, e ciò che la struttura ci dice circa la relazione con il maestro ed i preliminari.

Cosa è richiesto prima di entrare nel tradizionale livello iniziale del lam rim?

Domanda: quali comprensioni e pratiche dobbiamo avere prima di entrare nel primo livello di motivazione del lam rim?

Alex: Sonam-tsemo (bSod-nams rtse-mo), uno dei cinque fondatori del lignaggio Sakya, dà una lista di tre cose necessarie per accedere agli insegnamenti. La prima è riconoscere la sofferenza. La seconda è avere fiducia che è possibile eliminare la sofferenza. E la terza è che il Dharma indica la strada per farlo. Se ci pensiamo, questo ha perfettamente senso. Se non vediamo alcun problema nella nostra vita, certamente non ci rivolgeremo al Dharma. Se riconosciamo i problemi ma pensiamo non vi sia alcun modo per risolverli, ugualmente non ci rivolgeremo al Dharma. E se non pensiamo che il Dharma offri una soluzione, certamente non ci rivolgeremo ad esso. Queste tre cose sono quelle che fanno sorgere in noi l'intenzione di trovare e seguire il sentiero buddhista. L'implicazione del terzo punto è che per comprendere che il Dharma offre una soluzione praticabile, prima dobbiamo studiarlo. Quindi, prima di mettere il nostro cuore nel Dharma, è necessario che impariamo qualcosa su di esso.

Domanda: Per favore può elaborare ulteriormente l'analogia del seme e della radice in relazione al maestro spirituale? Cos'è il seme? Come fa a svilupparsi in radice? Se dice che dobbiamo avere una qualche conoscenza del Dharma prima di impegnarci in esso, come facciamo ad impegnarci con un maestro spirituale all'inizio?

Alex: vi faccio un esempio. I tre punti spiegati da Sonam-tsemo sono come un seme. L'ingresso nel Dharma nascerà da essi. Ma per capire come una radice può crescere da quel seme, osserviamo il terzo punto di Sonam-tsemo: la necessità di avere qualche contatto con il Dharma e una certa convinzione circa la sua capacità di offrire una soluzione ai nostri problemi nella vita.

La mia esperienza personale è stata di studiare Buddhismo per sette anni all'università, in modo molto professionale, studiando le principali lingue classiche. Anche se avevo un'istintiva sensazione che quella fosse la direzione giusta, è stato solo quando sono andato in India ed ho incontrato Sua Santità il Dalai Lama e poi alcuni dei suoi insegnanti, che ho visto il Buddhismo come una tradizione vivente. Non era solo un argomento morto nei testi, che i professori cercavano di risolvere come un cruciverba. Quello era l'approccio negli anni '60. Qui c'era un maestro vivente, gli insegnamenti erano vivi ed il seguirli poteva davvero portare risultati. Ciò di cui feci esperienza fu il fondamentale scopo e funzione di un insegnante, così come viene insegnato nei testi tradizionali: dare ispirazione. Vedere che la pratica buddhista era viva e possibile è stato quello che mi ha portato ad impegnarmi in essa ed a mettere il mio cuore nel Buddhismo.

Per questa ragione, il maestro spirituale è estremamente utile e necessario per appassionarsi veramente agli insegnamenti. Non credo che ci possiamo davvero coinvolgere in essi con il nostro cuore soltanto leggendo libri di Dharma, anche se questi potrebbero comunque spingerci in quella direzione e darci una piccola ispirazione. L'ispirazione più forte viene dall'esempio vivente di un maestro. Poi l'apprendere dal maestro (il terzo punto di Sonam-tsemo) come un seme che diventa radice, fornisce l'ispirazione di un maestro spirituale che ci sosterrà lungo tutto il sentiero. Ma affinché l'incontro con un maestro spirituale diventi prima seme e poi radice, è necessario che il maestro sia veramente qualificato, non un carismatico ciarlatano.

Se incontriamo solo un insegnante non qualificato che ci “accende di entusiasmo” e non sappiamo nulla del Buddhismo, questo è sufficiente per entrare nel sentiero? Immagino di no. Così come il leggere libri sul Buddhismo senza un esempio vivente può indirizzarci verso il Dharma e far sorgere in noi una certa ispirazione, lo stesso può accadere incontrando un maestro, perfino uno non qualificato. Ma il volgerci in quella direzione non sarà stabile se non impariamo qualcosa da quel libro o dall'insegnante, l'ispirazione non basta.

Qual è la cosa più pericolosa, iniziare semplicemente a leggere del Buddhismo o iniziare essendo colpiti da un insegnante di Dharma? Entrambi le cose presentano dei pericoli. Se leggiamo solamente, potremmo farci prendere dalla nostra personale interpretazione del Dharma che potrebbe non avere nulla a che fare con i veri insegnamenti. Se invece seguiamo un insegnante, c'è il grande pericolo di cadere vittima di qualcuno che ci ispira moltissimo ma che non è veramente qualificato. Possiamo essere fuorviati. E persino se la persona è qualificata, potremmo proiettare su di lui o su di lei talmente tante fantasie che sarebbero queste a fuorviarci.

A prescindere dal modo in cui iniziamo, dobbiamo cercare di avere sia lo studio che l'ispirazione. L'ispirazione iniziale di un insegnante non è la stessa di una sana relazione con un maestro spirituale. Questa viene molto più tardi, quando uno è ben consolidato nel sentiero, è impegnato ed ha esaminato molto bene l'insegnante. I testi dicono che ciò che dimostra la relazione formale con un maestro spirituale è l'aver preso i voti da lui o lei, che siano voti pratimoksha, bodhisattva o tantra. Raggiungere questo punto richiede che vi sia a monte un grande lavoro di preparazione; quindi non si tratta di prendere i voti perché pressati da un gruppo, o per qualche ragione nevrotica e tantomeno si tratta di partecipare ad una cerimonia senza avere la minima idea di ciò che sta accadendo. Quando riusciamo davvero a coinvolgere il nostro cuore in un impegno del genere, si inizia a parlare della relazione con il maestro spirituale così come viene discussa nei testi tradizionali. Viene spesso detto che il maestro spirituale è importante all'inizio, nel mentre ed alla fine del sentiero. Ma dobbiamo capire cosa voglia dire questo in ciascuno stadio. Non vuol dire che vediamo il guru come un Buddha all'inizio del sentiero.

Apprezzare la nostra preziosa rinascita umana

Non abbiamo tempo adesso di addentrarci nei vari punti del lam rim in dettaglio. Invece, osserviamo soltanto la struttura degli stadi graduali, e facciamolo semplicemente paragonando due differenti modi di avvicinarsi a questi stadi: il modo del “Dharma light,” che è il modo proprio della maggior parte di noi, ed il “vero” Dharma.

Iniziamo riconoscendo la nostra preziosa rinascita umana. In questo contesto, la parola tibetana “preziosa,” è la stessa usata per “i Tre Preziosi Gioielli.” La connotazione è che una vita umana pienamente dotata non è solo preziosa ma anche rara. Se pensiamo alla nostra situazione, ha dell'incredibile. Potrebbe essere incredibilmente peggiore rispetto ad ora. È già così straordinario il fatto che non siamo ritardati mentalmente, deformi, deficienti, pazzi, ecc. Non ci troviamo in qualche terribile zona di guerra, non stiamo morendo di fame, o di tortura in un campo di concentramento e così via. Molte persone sono state e sono in queste situazioni. È straordinario che siamo liberi da tutto ciò, ma noi lo diamo per scontato.

L'attuale situazione mondiale è di grande aiuto per poter riconoscere la nostra preziosa rinascita umana. Sono disponibili metodi per lavorare su noi stessi e noi siamo interessati ad apprenderli ed a metterli in pratica. Comunque, anche se questi metodi sono disponibili, alla maggior parte delle persone non interessano. E vi sono molte persone per le quali essi non sono neppure disponibili. Inoltre è incredibile che, in aggiunta al nostro interesse, abbiamo l'opportunità di studiare e praticare questi metodi. Se paragoniamo la nostra situazione a quella di altre parti del mondo, possiamo vedere come le cose potrebbero andare molto peggio.

Il sapere di avere questa preziosa opportunità di lavorare su noi stessi, ci motiva a sfruttarla. È estremamente importante non sprecare questa opportunità. È molto fragile e molto rara. Sprecare questa opportunità trascorrendo la maggior parte del nostro tempo al bar o guardando la televisione o qualsiasi altra cosa, è un incredibile spreco. Siamo così privilegiati di avere la libertà di applicarci in cose più produttive e benefiche nella nostra vita. La maggior parte di noi hanno del danaro. Non siamo schiavi. Abbiamo la salute. Siamo dei privilegiati. Sia che ci stiamo applicando nel “Dharma light” o nel “vero” Dharma, questo punto è esattamente lo stesso.

Questo è un punto di partenza. Viene prima degli effettivi livelli graduali di motivazione. Anche se ci mettiamo a studiare il resto del sentiero, se questo primo punto non tocca davvero il nostro cuore diventando per noi assolutamente reale su un livello profondamente emozionale e non solo intellettuale, è molto difficile fare alcun progresso reale. Se questa cosa non è sentita e sincera, tutto il sentiero spirituale diverrà facilmente un semplice sport. Sarà un'attività come il bowling o la ginnastica. Non vediamo l'importanza profonda che ha nella nostra vita. Ma in realtà, il lavoro su noi stessi deve essere la nostra vita!

Questo non vuol dire che a questo punto smettiamo completamente di studiare qualunque altro aspetto del sentiero graduale fino a quando non abbiamo davvero riconosciuto la nostra preziosa rinascita umana. Ci vorranno anni finché non lo sentiremo profondamente nel cuore. Il punto è di non banalizzarla. Anche se dobbiamo lavorare d'impegno per riconoscere e trarre i dovuti vantaggi dalla nostra preziosa rinascita, non dobbiamo diventare dei fanatici del Dharma. Questo ci porta al fallimento. Ovviamente, abbiamo bisogno di rilassarci.

Abbiamo questa rara opportunità, abbiamo questa preziosa rinascita umana. Se abbiamo avuto l'opportunità di studiare con maestri qualificati e di incontrarli, questo punto diventa ancora più reale. Come facciamo a sprecare tutto ciò? È un tale privilegio avere avuto la possibilità di imparare e di incontrare tali insegnanti.

Aspirare a rinascite migliori

Il livello iniziale di motivazione è il pensare in termini di evitare rinascite inferiori e cercare di ottenere situazioni migliori nelle nostre vite future. Nel senso che ci sono molte altre forme di vita oltre a quella umana in cui potremmo rinascere. Ma andare in uno dei reami degli dei ed evitare i reami infernali non sono gli obiettivi finali. Avere questi come obiettivi finali non è il Buddhismo.

Parlando realisticamente, quanto lontano possiamo andare in una sola vita? Non conseguiremo tutto in una sola vita. Ci vorrà molto tempo perfino per fare un significativo progresso sul sentiero buddhista; quindi è necessario che continuiamo ad avere preziose rinascite umane. Dobbiamo continuare ad avere opportunità che siano dei passi che ci conducano ad ottenere i più alti ottenimenti buddhisti. Quindi il voler migliorare le vite future si basa sulla preziosa rinascita umana; abbiamo una preziosa rinascita umana e vogliamo continuare ad averne in futuro.

Una versione “Dharma light,” se non capiamo o crediamo veramente nella rinascita, per non parlare dell'esistenza di reami invisibili come i paradisi e gli inferni, potrebbe essere il voler beneficiare le generazioni future. Così come noi abbiamo ottenuto una preziosa rinascita umana, nello stesso modo vogliamo che le generazioni future abbiano preziose opportunità, sia che si pensi solo alla nostra famiglia o in termini più ampi. Quest'idea del beneficiare le future generazioni non si trova in realtà nei testi buddhisti ma è in armonia con gli insegnamenti di Dharma, quindi penso che come occidentali possiamo avvicinarci ad essa da quel punto di vista. Ritengo che avere tale obiettivo sia perfettamente valido e utile, fin quando non pretendiamo che sia ciò che dice il Buddhismo, negando quello di cui il Buddhismo parla veramente e cioè il beneficiare le vite future.

Successivamente, lavoriamo sulla consapevolezza della morte. Prendiamo la morte sul serio. Moriremo sicuramente. Tutti coloro che nascono, muoiono e non si ha alcuna idea di quando ciò avverrà. Pensare alla morte senza qualcos'altro oltre ad essa, può essere deprimente. Il punto nel “ vero” Dharma è che ci saranno vite future dopo questa, e noi, siamo preparati? Se morissimo adesso, sentiremmo di esserci preparati a quello che viene dopo? Abbiamo rimpianti per quello che abbiamo fatto della nostra vita? L'abbiamo sprecata? Se questa fosse la nostra ultima ora, saremmo contenti di come abbiamo trascorso la nostra vita? Queste sono cose importanti su cui riflettere.

Una versione di “Dharma light” consiste semplicemente nel prendere seriamente in considerazione il fatto che potremmo morire in ogni momento. Nell'attuale situazione mondiale questo diventa ancora più reale per noi. Quale eredità lasciamo per le generazioni future? Cosa abbiamo fatto? Lasciamo soltanto un gran disordine finanziario ed emotivo dietro di noi, o lasciamo qualcosa di positivo? Come ci ricorderanno le persone?

Dopo aver pensato alla morte, pensiamo a ciò che potrebbe accadere dopo la morte. Pensiamo alle rinascite inferiori. Desideriamo rinascere come uno scarafaggio così che tutti quelli che ci vedono vorrebbero calpestarci? Possiamo andare abbastanza lontano nell'immaginare situazioni peggiori. Non è necessario che sia nei reami degli animali, può essere anche nei reami umani: essere oggetto di un terribile pregiudizio, non avere alcuna opportunità, e così via. Quando realizziamo di avere queste preziose opportunità e questa meravigliosa fortuna adesso, ed immaginiamo di non averle più nelle vite future, sentiamo che sarebbe orribile! Non vogliamo che accada. Se pensiamo in questo modo, lavoreremo con grande impegno preparandoci per le nostre vite future. Vogliamo sistemare bene le cose.

Quest'idea è molto difficile per la maggior parte degli occidentali perché non sappiamo assolutamente cosa voglia dire rinascita. Se abbiamo qualche idea a riguardo, è molto probabile che sia semplicistica e certamente non asserita dal Buddhismo. Questa cosa nel suo insieme è molto difficile che possa essere sentita con sincerità, molto difficile. Come dicevo, la versione di “ Dharma light” consiste nel pensare alle generazioni future, ma potremmo anche pensare di voler evitare che le cose peggiorino più avanti in questa vita. Vogliamo finire seduti su una sedia a rotelle in un ospizio senza aver fatto nulla di significativo nella vita, completamente depressi, soli, e senza alcuna capacità di affrontare la sofferenza della vecchiaia? Questo sarebbe orribile se ci pensiamo. Dobbiamo preparare una qualche base emotiva e delle conoscenze in modo da saper affrontare l'inevitabile (a meno che non moriamo improvvisamente domani): malattia, perdita di memoria, perdita dei sensi fisici, perdita della capacità di controllare le viscere, essere dipendenti dagli altri, la morte. Come faremo ad affrontare queste cose e mantenere la nostra dignità invece di cadere in depressione, cosa che accade alla maggior parte delle persone. Dobbiamo considerare tutto ciò in maniera molto seria senza negarlo. Negare non aiuta. Questo è un punto importante. Dharma non vuol dire solo guardare le cose belle. Invece guardiamo le cose terribili e cerchiamo di fare qualcosa sia per evitarle che per affrontarle in un modo da ridurre al minimo la sofferenza.

Il prossimo passo è la direzione sicura o rifugio. Sia che vogliamo evitare le rinascite inferiori o evitare cose peggiori alla fine di questa vita o per le generazioni future, vediamo che Buddha, Dharma e Sangha ci mostrano la strada. I Buddha si sono totalmente liberati da tutte le emozioni disturbanti e problemi, e gli arhat liberati e gli arya altamente realizzati lo hanno fatto in parte. Noi stiamo lavorando per questo obiettivo, che è in realtà la liberazione e l'illuminazione. Se lavoriamo per ottenere una rinascita migliore, il rifugio ci mostra come fare, in modo che nel corso di molte vite possiamo effettivamente raggiungere la liberazione e l'illuminazione. Per dirlo in parole semplici, è la direzione del lavoro su noi stessi.

Nella versione del “Dharma light”, lavoriamo su noi stessi e prendiamo questa direzione nella vita come trampolino di lancio. È difficile essere davvero convinti che possiamo liberarci da tutta la confusione e realizzare tutti i potenziali. Non sappiamo neppure cosa voglia dire. Per riuscire davvero a lavorare in questa direzione dobbiamo capire ed essere convinti che ottenere la liberazione e l'illuminazione sia possibile. Quindi, secondo la versione del “Dharma light,” lavoreremo cercando di capire come sia possibile superare tutta la nostra confusione ed emozioni disturbanti, e di convincerci che questo è possibile. Nel frattempo, possiamo almeno andare in questa direzione. Non sappiamo se ce la faremo a percorrere tutta la strada, ma possiamo capire che andare in questa direzione è di beneficio.

Ora abbiamo un senso e una direzione nella vita. È per questo che viene data tale importanza al passo del rifugio: fa davvero una grande differenza, sia che si vada nella direzione del “Dharma light” o del “vero” Dharma. Sentire veramente che sappiamo ciò che stiamo facendo della nostra vita è un grande passo! Ci dà un grandissimo livello di sicurezza e maturità. Non si sta parlando dell'atteggiamento immaturo che ci fa dire “oh Buddha, Buddha, salvami!” mentre non facciamo nulla. Questo non è il Buddhismo.

Per prendere rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha, dobbiamo capire il karma (la legge di causa effetto comportamentali) e dobbiamo di conseguenza modificare il nostro comportamento. Se ci comportiamo in maniera distruttiva dobbiamo riconoscerlo ed astenerci dal farlo, e dobbiamo comportarci in maniera più costruttiva. Il modo in cui ci comportiamo condizionerà ciò che sperimentiamo. Se ci comportiamo da idioti, le persone ci tratteranno da idioti. Se siamo crudeli, possiamo aspettarci che le persone saranno gentili con noi? Se ci comportiamo in modo crudele, se feriamo ed inganniamo gli altri, questi faranno lo stesso con noi. Se siamo gentili con la nostra famiglia, le cose andranno un po' meglio.

Con il “Dharma light” possiamo pensare che il modo in cui ci comportiamo influenza la nostra esperienza in questa vita, ma anche questo non è così scontato. Possiamo essere molto gentili in famiglia e sperimentare lo stesso un sacco di problemi e difficoltà. O possiamo essere molto corrotti e, grazie alla corruzione, diventare molto ricchi e non venire mai scoperti. Quindi possiamo dire in generale che in questa vita le cose andranno meglio se saremo gentili, e peggio se non lo saremo, ma che non vi è garanzia di ciò. Il “vero” Dharma implica il pensare in termini di vite passate e future, perché la maggior parte dei risultati non matura in questa vita, e ciò che matura in questa vita nella maggior parte dei casi non è il risultato di come ci siamo comportati in essa.

Un'altra versione “Dharma light” degli insegnamenti sul karma è il cercare di aiutare gli altri e di non danneggiarli. Questo è coerente con il Dharma, ma come facciamo a sapere quale sarà l'effetto delle nostre azioni? Potremmo preparare un ottimo pasto per far piacere a qualcuno e lui o lei potrebbero soffocarsi con un osso e morire. L'unica cosa sicura è l'effetto delle nostre azioni su noi stessi, nei termini della nostra esperienza attuale. Questo è ciò di cui parla in realtà il karma.

Tutto questo è inserito in un contesto in cui si pensa alle vite future e si vuole evitare che siano infelici così che, con la preziosa rinascita umana in ognuna di esse, possiamo lavorare sempre più verso la liberazione e l'illuminazione.

Lo scopo intermedio

Con lo scopo intermedio di motivazione, aspiriamo alla liberazione dal ripetersi delle rinascite incontrollabili. Se non capiamo o crediamo nella rinascita, come possiamo desiderare di ottenere la liberazione da essa? É uno scherzo. Con il “Dharma light” si desidera liberarsi da qualsiasi tipo di problema in questa vita, ma questo è molto vago. Nei termini del “vero” Dharma sul livello iniziale pensavamo soltanto ad evitare i livelli grossolani di sofferenza, specialmente la sofferenza delle rinascite inferiori. Qui, sul livello intermedio, pensiamo ai problemi della nostra felicità ordinaria descritta come le sofferenze dei reami superiori. Perfino nei reami degli dei, o come umani, abbiamo tutti i generi di sofferenza. Guardiamo anche alla sofferenza “ onnicomprensiva,” che è la comune situazione samsarica, vale a dire che qualsiasi cosa sperimentiamo in qualunque rinascita è condizionata dalla confusione, accompagnata dalla confusione e perpetua e crea ulteriore confusione. Ma con il “Dharma light,” possiamo guardare a questi due tipi di sofferenza in modo più generale, come pertinenti anche a questa vita.

Gli ordinari tipi di felicità che sperimentiamo sono incompleti. Perché? Perché non soddisfano mai. Non ne abbiamo mai abbastanza. Non vogliamo fare sesso solo una volta. Non vogliamo mangiare solo una volta. Ne vogliamo ancora e ancora. La cosa più orribile è che a volte non ci piacciono neppure le nostre cose preferite. Non c'è garanzia che ci piacerà mangiare lo stesso pasto tutte le volte o che ci piacerà fare sesso tutte le volte. E la cosa ancora più terribile è che non abbiamo alcuna idea di ciò che accadrà dopo. Un momento siamo di ottimo umore e il momento dopo siamo di pessimo umore. Questo è estremamente insoddisfacente.

Dobbiamo assolutamente andare al di là dello stato mentale che cerca di ottenere qualunque piacere possibile con qualunque mezzo. Normalmente il mito, la fantasia che si nascondono dietro a ciò è che troveremo la felicità perfetta nel cibo, nel sesso, nell'amicizia, nei soldi o qualunque altra cosa. Ma una convinzione di questo tipo nasce dalla confusione, accompagna la nostra ricerca di queste cose, e quando si sperimenta che queste cose non ci soddisfano, perpetua ulteriore confusione. Pensiamo che la prossima volta che le otterremo porteranno la perfetta felicità. Dobbiamo raggiungere il punto in cui si ottiene ciò che chiamiamo “rinuncia.” Non è solo la determinazione a liberarsi da questo circolo auto-perpetuante; è basata sulla noia e sul disgusto per tutto ciò. È semplicemente stupido e noioso sbattere la testa contro il muro cercando di ottenere qualche eterna felicità in questo tipo di cose. Con la rinuncia siamo determinati a voler essere liberi e questo si basa sulla comprensione che c'è una possibilità di essere liberi, c'è un'alternativa.

Con la rinuncia realizziamo che non c'è un solo posto nell'universo dove davvero vogliamo andare. In qualsiasi luogo è la stessa cosa. Alcuni posti sono migliori di altri ma è tutta spazzatura. Non esiste un centro di Dharma del quale possiamo fare parte che possa darci la felicità. Realizziamo che nessun centro è perfetto e che, inevitabilmente, qualsiasi centro è coinvolto con beghe politiche interne. Non vi è nessun monastero al quale vogliamo appartenere. Qualsiasi monastero sarebbe ugualmente coinvolto con beghe politiche interne. Non vi è nessuna particolare amicizia che vogliamo coltivare perché qualunque amicizia inevitabilmente sarebbe piena di problemi e difficoltà.

Questo non vuol dire che molliamo tutto e ci ammazziamo perché è tutto così deprimente. Piuttosto, dal momento che non siamo attratti da niente e che non abbiamo alcun mito di poter trovare il centro di Dharma, monastero, amici, luogo dove vivere, lavoro, partner ideali, allora ci rivolgiamo a ciò che meglio può contribuire a farci fare nuovi progressi sul sentiero verso la liberazione. Secondo questo criterio scegliamo un centro di Dharma, un monastero, un luogo dove stare ecc, senza ingigantirlo come luogo migliore al mondo. Nessuno lo è. È samsara. Le condizioni samsariche non sono mai soddisfacenti, non sono mai perfette, vanno sempre su e giù. Dobbiamo comprendere la rinuncia in questo modo.

La versione “Dharma light” della rinuncia è il desiderio di emergere dalla sofferenza di questa vita. La versione del “vero” Dharma è il pensare anche alle vite future, non solo a questa. I tre tipi di sofferenza semplicemente continuano a ripetersi una vita dopo l'altra, se non facciamo qualcosa per uscire dal ciclo incontrollabile che si ripete.

Qui si può vedere come tutti gli insegnamenti siano come pezzi di un puzzle che vanno messi insieme con tutti gli altri pezzi in molti modi differenti. Per esempio, se non mettiamo il pezzo del puzzle che è la preziosa rinascita umana insieme alla rinuncia, arriviamo ad un punto in cui sentiamo che non esiste un luogo buono, che non vogliamo andare da nessuna parte, è tutta spazzatura, e non sentiamo di voler fare nulla. Questo non è il punto della rinuncia. La rinuncia ci aiuta a sfruttare meglio la nostra preziosa rinascita umana.

La prossima cosa che dobbiamo esaminare con uno scopo intermedio di motivazione, è cos'è che ci causa tutti questi problemi, difficoltà, ed emozioni disturbanti. Provengono tutti dalla confusione. Il Dharma fornisce una spiegazione incredibilmente sofisticata di come tutto ciò funzioni. Un semplice esempio: il mito del Principe Azzurro o Principessa sul cavallo bianco ci fa proiettare ogni sorta di idealizzazioni sulle altre persone. Ci attacchiamo a loro e ci arrabbiamo quando lui o lei non sono all'altezza delle nostre impossibili aspettative, oppure diventiamo gelosi perché qualcun altro ci sta per portare via il nostro principe o principessa. Il Buddhismo fornisce un'analisi completa su come tutto questo accada. È fantastico.

La versione “Dharma light” ricerca le cause di queste sindromi soltanto nel contesto di questa vita o forse si spinge a ricercarle in influenze provenienti dalle generazioni passate. In questo modo la versione “Dharma light” tende ad essere un'analisi psicologica, che non è abbastanza profonda. La versione “vero” Dharma guarda a queste sindromi ed alle loro cause nei termini di schemi comportamentali provenienti da vite passate. Considerare ciò solo nei termini di cosa ci è accaduto in questa vita non è sufficiente a spiegare tutta la faccenda nel suo insieme. È solo parziale.

Il successivo argomento nel lam rim è la discussione sui dodici anelli dell'origine dipendente. È un'analisi molto complessa e sofisticata di come funziona la rinascita; di come le emozioni disturbanti insieme al karma attivano certi schemi comportamentali che poi ricorrono come inclinazioni, come tratti della personalità nelle differenti vite, e così via. Soltanto con questo quadro complessivo possiamo davvero farci un'idea di come l'intero processo della rinascita samsarica sia disgustoso e assurdo. Anche se, dal punto di vista “Dharma light” possiamo farci una certa idea di come i nostri schemi comportamentali ricorrano in questa vita, il “vero” Dharma parla di come funzionano le rinascite. È questo l'aspetto davvero profondo.

Per liberarci da questo orribile ciclo, abbiamo bisogno dei tre addestramenti superiori: auto- disciplina etica, concentrazione e consapevolezza discriminante (saggezza). Qui, auto-disciplina etica si riferisce a prendere i voti di liberazione individuale (laici o monastici). Siccome vogliamo veramente uscire dal samsara, ci impegniamo ad evitare certe cose che ostacolano la nostra liberazione. Non c'è bisogno qui di addentrarsi in una lunga discussione sul prendere i voti. Prendere i voti di liberazione individuale implica che prima di tutto si abbia una qualche idea circa il fatto che la liberazione è possibile e che un totale impegno ad evitare comportamenti distruttivi ci aiuterà ad andare in quella direzione. Interrompere comportamenti distruttivi è molto basato sulla rinuncia perché vediamo che agire, parlare e pensare in maniera distruttiva ci allontana da questa direzione.

Il fatto che l'argomento della presa dei voti segua la discussione sulle emozioni e comportamenti disturbanti, implica che non li stiamo prendendo per ragioni nevrotiche quali “ voglio essere una persona buona,” “voglio compiacere il mio insegnante,” ecc. Prendiamo i voti perché sappiamo che la liberazione è possibile e che essi delineano i confini che dobbiamo evitare di trasgredire per ottenere quell'obiettivo; non abbiamo più alcuna indecisione vacillante circa il modo in cui comportarci. Per esempio, non beviamo alcol perché capiamo che ci annebbia la mente così che non possiamo raggiungere la concentrazione. Dobbiamo stabilire dei confini. Non ha nulla a che vedere con l'obbedienza. L'assunzione dei voti è basata su una salda consapevolezza discriminante per la quale seguire le linee guida dei voti è di beneficio. Poi, sulla base di questa auto-disciplina etica, sviluppiamo concentrazione e, con saggezza, ci focalizziamo sulla vacuità, la visione più profonda della realtà, per liberarci dalla confusione che causa il ripetersi delle rinascite incontrollate. Concentrazione e vacuità non vengono esaminate in dettaglio nello scopo intermedio, sono solo menzionate.

Lo scopo avanzato

Lo scopo avanzato di motivazione consiste nel lavorare per l'illuminazione. Una volta che siamo arrivati al punto in cui lavoriamo per ottenere la liberazione, per liberarci dalle rinascite incontrollabili, dobbiamo avanzare fino al punto in cui vogliamo ulteriormente svilupparci in modo da poter essere in grado di aiutare anche tutti gli altri. Nella versione “Dharma light” di questa motivazione, desideriamo semplicemente essere gentili ed aiutare tutti. Ma non si sta parlando soltanto di questo. Vogliamo aiutare gli altri a superare il ripetersi delle rinascite incontrollabili. È molto di più che essere gentile.

La nostra concentrazione e comprensione della vacuità hanno bisogno di un'immensa energia per portarci all'illuminazione, e questa proviene dalla bodhicitta. In parole semplici, la bodhicitta è lo stato mentale che pensa: “devo aiutare tutti gli esseri il più possibile, e per fare ciò devo ottenere l'illuminazione e perciò punterò su questo ottenimento.”

Allo stato attuale le nostre menti sono limitate, i nostri corpi sono limitati. È come trovarsi in un sottomarino e guardare attraverso il periscopio. Tutto ciò che riusciamo a vedere è quello che si trova davanti ai nostri occhi. Non possiamo vedere l'interdipendenza di assolutamente tutto ciò che è esistito o che esisterà. Quando guardiamo gli altri, non vediamo come il loro stato mentale attuale sia stato influenzato da ogni essere umano e ogni animale che sia mai vissuto; dalla storia, economia, società e così via. Dobbiamo conoscere tutto questo per poter scegliere il modo corretto ed adatto di insegnare loro. Inoltre non conosciamo l'effetto che il nostro insegnamento avrà su tutti quelli che ascoltano e, dopo essere stati influenzati da questo insegnamento, l'effetto che questo avrà su tutti coloro che in seguito incontreranno. Pensateci. Noi riusciamo solo a vedere attraverso il periscopio. Non vediamo l'interdipendenza, per non parlare delle vite passate e future di tutti. Fino a quando non conosceremo queste cose, come potremo conoscere la cosa migliore da insegnare a ciascuno?

La versione “Dharma light” di ciò, pensa al fatto che ciascuno possiede una sola vita, quindi pensa solo alle cause ed effetti in una vita. La versione “vero” Dharma tiene conto del fatto che tutti hanno infinite vite, quindi è molto più complessa. Per poter essere in grado di aiutare tutti il più possibile, dobbiamo liberarci di questo stupido periscopio il che vuol dire che dobbiamo diventare illuminati. Anche quando ci siamo liberati dal samsara, stiamo sempre guardando attraverso un periscopio, anche se a quel punto non siamo più ingannati, non crediamo che le cose esistano nel modo in cui appaiono esistere. Quando ci siamo liberati del periscopio, non siamo più esseri senzienti sottomarini. Senza avere almeno un'idea semplicistica di cosa significhi effettivamente l'illuminazione e il perché dobbiamo ottenerla, come facciamo a sviluppare bodhicitta? Questo è quello su cui lavoriamo.

Una versione “Dharma light” potrebbe essere: “Oh, voglio diventare un Buddha perché è meraviglioso! È il più alto ottenimento e sarò in grado di aiutare tutti!” Questa è una favola. Forse si può iniziare con questo ma dobbiamo realizzare che c'è in ballo qualcosa di molto più profondo.

Poi prendiamo i voti di bodhisattva. Questi indicano le azioni e gli atteggiamenti che dobbiamo evitare e le cose che dobbiamo fare per poter essere di massimo beneficio per gli altri e per poter raggiungere l'illuminazione. È meraviglioso. Sappiamo quello che ci ostacola su questo sentiero e lo evitiamo.

Nel procedere su questo sentiero, lavoriamo con i sei atteggiamenti di vasta portata, solitamente chiamati le sei perfezioni. Possiamo pensare ad esse in due modi: nei termini di beneficiare noi stessi per essere in grado di beneficiare gli altri, e nei termini del beneficiare effettivamente gli altri. Dobbiamo desiderare di dare tutto. Questa è la generosità. Senza questo atteggiamento, come possiamo essere in grado di procedere su questo sentiero? Poi abbiamo bisogno della disciplina altrimenti come facciamo ad usare tutta la nostra energia e tempo? La disciplina ci tiene concentrati sulla meditazione, sulla pratica eccetera e noi ci reggiamo ad esse. Sarà difficile. Abbiamo bisogno di pazienza in modo da non diventare frustrati e arrabbiati cercando di praticare il sentiero. Poi abbiamo bisogno della perseveranza gioiosa perché, naturalmente, quando pratichiamo e lavoriamo su noi stessi le cose andranno su e giù. Non dobbiamo farci buttare giù da questo. Non importa quello che accade, continueremo a gioire per le pratiche di Dharma che stiamo facendo, perché vediamo che esse sono di grande beneficio.

A cosa applichiamo il nostro sforzo? Prima di tutto lavoriamo sulla concentrazione. In realtà qui il termine non si riferisce solo alla concentrazione ma alla stabilizzazione mentale in generale. Con la stabilizzazione mentale, non solo la nostra mente non vaga o diventa pigra, ma non sarà più soggetta agli alti e bassi della spazzatura emotiva. La nostra mente e stati mentali sono stabili. Pertanto, quando ci troviamo in una situazione emotiva difficile, non perdiamo la concentrazione. Nel mondo attuale con tutte le tensioni e le ansie, siamo in grado di prendere atto che le cose sono tristi o difficili ma non perdiamo la nostra concentrazione. Non stiamo semplicemente usando questa concentrazione per focalizzarci sul respiro, ma per concentrarci sulla consapevolezza discriminante della realtà, per liberarci da tutte le proiezioni sui modi di esistere impossibili, da tutte le nostre fantasie, e per restare concentrati su ciò che è effettivamente la realtà.

Per quanto riguarda l'aiutare effettivamente gli altri, con generosità diamo agli altri non solo cose materiali, ma rispetto e opportunità di imparare. Aiutiamo insegnando agli altri. Diamo loro la libertà di non avere paura di noi, non avere paura del fatto che potremmo ignorarli, abbandonarli, rifiutarli, aggrapparci ad essi e così via. Diamo loro il nostro amore sincero. Vogliamo veramente che siano felici. Non li stiamo semplicemente usando per il nostro piacere. Usiamo la disciplina per aiutarli veramente e per non danneggiarli, il più possibile. Facciamo tutto quello che possiamo. Cerchiamo di aiutare, invece di dire “mi dispiace, sono occupato, oggi non posso aiutarti.” Dobbiamo essere pazienti perché sarà difficile. Le persone ci faranno passare momenti difficili. Dobbiamo avere la pazienza di non arrabbiarci o diventare frustrati perché non siamo Dio e non possiamo schioccare le dita e risolvere i problemi di tutti. Abbiamo bisogno di perseveranza gioiosa per andare avanti, per continuare ad aiutare, per continuare a provarci, a prescindere dal miglioramento o meno delle persone e dagli alti e bassi.

Abbiamo bisogno della concentrazione per restare focalizzati sullo scopo di aiutare le persone, senza distrazione, a prescindere dalle nostre sensazioni di attrazione verso uno o repulsione verso un altro. Poi abbiamo bisogno della consapevolezza discriminante per distinguere tra le nostre proiezioni e fantasie sulle persone ed il modo in cui effettivamente esistono. Dobbiamo distinguere tra ciò che è di aiuto e ciò che è dannoso.

Con il “Dharma light” pratichiamo solo per aiutare le persone in questa vita. “Vero” Dharma vuol dire aiutare gli altri e dedicare la forza positiva che ne deriva per superare la nostra visione dal periscopio, in modo da poterli aiutare veramente il più possibile con amore, compassione e così via.

Conclusione

Questa è una discussione generale sulla struttura di base degli stadi graduali del sentiero. Richiede un'immensa quantità di lavoro. Non c'è ragione di provare vergogna o inferiorità se ci troviamo su un livello di “Dharma light” perché è questo quello su cui si trova effettivamente la maggior parte di noi. Cercate di mettere il vostro cuore nel “Dharma light” se è li che vi trovate e fatelo con sincerità, ma sempre con la visione del trampolino di lancio. Dobbiamo capire e riconoscere l'importanza di lavorare sulla rinascita e così via, in modo che alla fine possiamo davvero lavorare per la liberazione e l'illuminazione. Non dobbiamo banalizzare questi insegnamenti, essere presuntuosi o pretendere di trovarci su un livello più avanzato di motivazione di quello effettivo. In qualsiasi stadio ci troviamo, cerchiamo sempre di essere il più possibile di beneficio agli altri.

Dedica

Come ho detto molte volte, se otteniamo qualche comprensione, qualche forza positiva dal discutere queste cose e le lasciamo così come sono, automaticamente esse serviranno solo a migliorare il samsara. Questo va molto bene, ma possiamo fare molto di più con quella forza. Non vogliamo semplicemente rendere la nostra vita un po' più facile. Quello sarebbe “Dharma light.” Quello che vogliamo fare è dedicarla consapevolmente come causa per ottenere l'illuminazione, per superare non solo le nostre emozioni disturbanti ma anche la nostra visuale dal periscopio, in modo da poter essere davvero in grado di beneficiare al massimo gli altri. Grazie.