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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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I quattro pensieri che rivolgono la mente verso il Dharma

Alexander Berzin
Morelia, Messico, 30 Maggio 2000
Trascrizione leggermente rivista di un corso
Traduzione italiana a cura di Francesca Paoletti

Preliminari

Mi piace iniziare gli insegnamenti con alcuni preliminari. Questi sono dei metodi che ci consentono di calmarci e raggiungere uno stato d’animo adatto alla meditazione o all’ascolto degli insegnamenti. Per poterci addentrare completamente in qualche cosa, dobbiamo avere un approccio graduale ed adeguato: questa è lo scopo dei preliminari.

Ci sono molti modi differenti per raggiungere uno stato d’animo che ci consente di meditare o ascoltare. Normalmente scelgo una tra varie possibilità: in questo metodo incominciamo contando il respiro. Quando siamo molto distratti emozionalmente o mentalmente, per via del nostro lavoro, del viaggio per venire qui o di qualsiasi altra cosa, è molto importante come prima cosa calmarci in uno stato neutrale. Questo ci aiuta a rilassarci. Per fare questo respiriamo attraverso il naso in modo normale, cioè né troppo rapidamente, né troppo lentamente; né troppo profondamente, né troppo superficialmente. Facciamo un ciclo partendo dall’espirazione, facciamo una piccola pausa e poi, siccome abbiamo fatto una piccola pausa, in modo naturale inspiriamo più profondamente. Questa è una maniera molto più rilassata per ottenere una respirazione profonda, rispetto a respirare profondamente in modo consapevole. Quando inspiriamo di nuovo, contiamo mentalmente “uno.” Poi, senza trattenere di nuovo il respiro, espiriamo. Ripetiamo questo ciclo undici volte e poi contiamo di nuovo fino a undici, due o tre volte, a seconda della nostra velocità. In realtà i numeri non contano: possiamo contare fino a qualsiasi numero, non c’è bisogno di farne una superstizione. Il punto principale è tenere occupata l’energia verbale della nostra mente con un oggetto, in modo tale che non pensiamo ad altro mentre ci concentriamo sul respiro. Ora proviamo a farlo, per favore.

Una volta che ci siamo calmati, cerchiamo di dare una direzione positiva alla nostra energia, alla nostra mente e alle nostre emozioni. Il modo per farlo è affermare la nostra motivazione: perché siamo qui? Cosa vogliamo ottenere o raggiungere stando qui, o meditando? Siamo qui per imparare nuovi metodi da applicare a noi stessi per vivere in modo migliore. Non siamo qui solo per divertimento o per intrattenerci o per acquisire un sapere intellettuale. Siamo qui per imparare qualcosa da mettere in pratica. Quando meditiamo, è la stessa cosa: non è solo per rilassarsi o per hobby o per sport. Meditiamo per cercare di sviluppare abitudini benefiche da utilizzare nella nostra vita. Non lo facciamo per fare contento il nostro maestro. Lo facciamo perché siamo convinti che ci faccia bene. Vogliamo ascoltare qualcosa che abbia un risvolto pratico, vogliamo imparare a gestire in maniera migliore le difficoltà che incontriamo nella nostra vita e non soltanto diventare un po’ migliori, ma addirittura arrivare fino al punto di liberarci completamente da tutte le difficoltà che abbiamo. Vogliamo imparare dei metodi che ci insegnino a diventare dei Buddha in modo che possiamo veramente essere di aiuto a tutti nel modo migliore.

Quando riaffermiamo la nostra motivazione, non ci riferiamo soltanto a quello che stiamo facendo qui in questi insegnamenti: è importante considerare anche lo scopo finale. Anche se desideriamo raggiungere la liberazione o l’illuminazione, certo questo non avverrà dall’oggi al domani e generalmente i miracoli non avvengono. Il Dharma non è magia. Non siamo qui per imparare dei metodi miracolosi che ci libereranno all’improvviso da tutta la nostra sofferenza. Non impariamo un metodo per cui giorno dopo giorno le cose andranno sempre meglio. Dobbiamo essere realistici: come sappiamo dalla nostra esperienza quotidiana, gli umori e gli eventi nella nostra vita vanno su e giù e continueranno ad andare su e giù. Possiamo sperare che le cose andranno meglio nel lungo termine, ma nella vita di tutti i giorni, continueremo ad avere momenti difficili. Non è che tutto d’un tratto non saremo mai più irritati. Se riusciamo a mantenere un approccio realistico e con i piedi per terra verso l’apprendimento dei metodi del Dharma e verso la maniera di metterli in pratica durante la meditazione e nella vita di tutti i giorni, allora non saremo scoraggiati. Anche quando nella nostra vita ci saranno circostanze veramente difficili e anche se andremo ancora in crisi, tuttavia questo non ci distoglierà dal nostro percorso. Questa è la nostra motivazione. Questo è il nostro scopo. Questa è la comprensione di quello che possiamo guadagnare dal seguire gli insegnamenti, dal meditare e dal praticare.

È importante tenere a mente queste cose passandole in rassegna una ad una e riflettendoci su. Supponiamo di essere molto agitati prima di una sessione di meditazione. Invece di rifugiarci nel cibo, negli amici, nel sesso, nella televisione o nella birra, prendiamo rifugio nel Dharma e meditiamo per cercare di uscire da questo stato di agitazione. Ma anche in questa situazione dobbiamo fare attenzione a non aspettarci che sarà come prendere una dose di eroina, come se potessimo stare seduti in meditazione ed essere su di giri e pieni di gioia mentre i nostri problemi spariscono completamente. Se questo succede, dobbiamo stare in guardia. Se meditiamo nella maniera giusta, certamente ci sentiremo meglio. Ma non ci farà sentire al 100% meglio. A meno che non siamo meditatori super-esperti, il cattivo umore probabilmente tornerà. Io lo ripeto spesso: “ cosa vi aspettate dal samsara?”

Quando riaffermiamo la nostra motivazione, ci diciamo: “Ok, sono qui per far qualcosa che mi farà bene. Cercherò di mettere in pratica queste cose nel modo giusto per liberarmi da questa difficoltà che sto sperimentando in questo momento, e in prospettiva per essere d’aiuto anche agli altri.” Il punto importante non è se stiamo meglio nella prossima mezz’ora oppure no. Questo non è il nostro scopo. Stiamo andando in una certa direzione nella nostra vita e siamo qui per fare un passo avanti in questa direzione. Continuiamo ad andare avanti, nonostante gli alti e i bassi. Questo è un approccio realistico. Riaffermiamolo per un istante.

In seguito, prendiamo la decisione consapevole di meditare con concentrazione. Questo significa che se la nostra attenzione divaga, la riporteremo indietro sull’oggetto di meditazione; se ci viene sonnolenza, cercheremo di restare svegli. Per aiutare la nostra mente a restare più chiara, stiamo seduti dritti e per aiutare ad essere più concentrati possiamo adottare la visualizzazione di un obiettivo fotografico che viene messo a fuoco.

Poi c’è qualche piccolo aggiustamento che possiamo fare. Se ci sentiamo un po' appesantiti e la nostra energia è debole, cerchiamo di elevare le energie nel nostro corpo. Per fare ciò, ci concentriamo sul punto in mezzo alle nostre sopracciglia, rivolgendo gli occhi verso l’alto ma lasciando la testa dritta.

Invece, se abbiamo bisogno di ancorare le nostre energie perché queste sono un po' fuori controllo e siamo un po' stressati, ci concentriamo sul nostro ombelico, puntando gli occhi verso il basso, ma sempre mantenendo la testa dritta. Inspiriamo normalmente e tratteniamo il respiro finché non abbiamo bisogno di espirare.

Introduzione

Stasera mi è stato chiesto di parlare di un altro aspetto dei preliminari, ovvero i quattro pensieri che rivolgono la mente verso il Dharma. Più precisamente, i quattro pensieri sono:

  1. il pensiero dell’apprezzamento per la preziosa vita umana;

  2. il pensiero della morte e dell’impermanenza e che le opportunità che abbiamo ora con questa esistenza non dureranno per sempre;

  3. il pensiero della legge del karma e di causa ed effetto, in altre parole il pensiero che il nostro comportamento influenza quello che ci accade, quello che sperimentiamo;

  4. il pensiero degli svantaggi del samsara, delle rinascite che si ripetono in maniera incontrollabile.

Se apprezziamo le opportunità che abbiamo in questo momento con questa preziosa vita umana e se riconosciamo ed apprezziamo il fatto che questa vita non durerà per sempre e che ad un certo punto senz’altro moriremo; se riconosciamo che il nostro comportamento determina le nostre esperienze in questa vita e anche nelle vite future dopo la nostra morte, e infine se realizziamo che, indipendentemente da quello che ci accadrà in futuro, se il nostro comportamento nasce dalla confusione, avremo un sacco di difficoltà e di problemi, allora rivolgeremo la nostra mente verso il Dharma.

La sicura direzione del Rifugio

Cosa significa rivolgere la nostra mente verso il Dharma? Fondamentalmente, significa prendere rifugio. È chiaro che prendere rifugio non è qualcosa che si fa dopo essere entrati in un centro di Dharma per la prima volta. Non significa diventare soci di un circolo o neppure di un centro di Dharma. Prendere rifugio è davvero qualcosa di avanzato e richiede uno stato d’animo adeguato. Personalmente trovo che l’espressione “prendere rifugio” sia inadeguata e che dia un’impressione sbagliata. Nelle nostre lingue, implica qualcosa di passivo – che ci rivolgiamo ad una persona o un essere più potente di noi e gli chiediamo di salvarci o proteggerci e in questo modo veniamo protetti. Così non c’è molto da fare da parte nostra. Ma non è questo di cui parla il Buddhismo. Piuttosto, quello di cui stiamo parlando è di dare attivamente una direzione positiva e sicura alla nostra vita. Ecco perché lo chiamo “prendere una direzione sicura.” Dobbiamo avere questi quattro atteggiamenti o comprensioni prima di poter dare questa direzione alla nostra vita con convinzione sincera. Questo implica che dobbiamo avere una qualche idea di quale sia questa direzione.

Dunque qual è questa direzione? È il Buddha, il Dharma e il Sangha, i Tre Gioielli. Ma che cosa significa esattamente? Spesso consideriamo questa cosa in maniera molto elementare: pensiamo al Dharma come agli insegnamenti, al Buddha come a colui che ha dato questi insegnamenti, sia in senso letterale che in termini delle sue personali realizzazioni, e al Sangha come a una specie di congregazione di una chiesa Buddhista o un centro di Dharma. Ma non è questo il significato del Sangha. Stiamo parlando di praticanti estremamente avanzati che hanno già raggiunto una percezione diretta della realtà e sono già a buon punto del cammino verso la liberazione o l’illuminazione. Anche se diciamo “Io sto andando nella direzione degli insegnamenti del Dharma così come Buddha li ha insegnati e i grandi praticanti li stanno realizzando,” questo tipo di comprensione molto elementare dei Tre Gioielli non è una base molto solida per dare questa direzione alla nostra vita.

Qual è la base per convincersi realmente che questa sia una direzione positiva? Dobbiamo raggiungere una comprensione del Buddha, del Dharma e del Sangha leggermente più sofisticata. Più è sofisticata la nostra comprensione, più ferma sarà la nostra direzione. Questo significa che tutto questo tema del rifugio non è qualcosa da banalizzare. “È una cosa che ho fatto all’inizio quando sono arrivato nel centro di Dharma e ora ho un laccetto rosso che porto intorno al collo.” È un argomento su cui dobbiamo lavorare e che dobbiamo approfondire man mano che andiamo avanti lungo il cammino. Più è profonda questa direzione nella nostra vita, più siamo stabili nel nostro sentiero spirituale.

L’effettiva direzione ci viene indicata dal Gioiello del Dharma, che deve venire compreso nel contesto delle quattro nobili verità. Consistono in quattro fatti che ogni persona che comprende la realtà – un essere altamente realizzato- può vedere come veri. Sono chiamate “nobili” perché questo è come alcuni traducono la parola sanscrita arya. Quando comprendiamo la realtà direttamente, vediamo questi quattro fatti. Il primo fatto sono le difficoltà nella vita – quali sono esattamente? Poi vediamo le vere cause di queste difficoltà. Poi vediamo la fine delle difficoltà nella vita e le loro cause. Poi vediamo che c’è un sentiero della mente, in altre parole un modo di comprendere, che ci porterà a capire la realtà, rimuovendo la causa principale dei problemi: la confusione. Quando ci liberiamo dalla causa dei nostri problemi, la confusione, ci liberiamo dai problemi.

La vera direzione è indicata dalla terza e dalla quarta delle nobili verità. Questo è il vero rifugio del Dharma. Per non usare un linguaggio specialistico, quello che stiamo cercando di raggiungere è uno stato in cui tutti i problemi e le loro cause sono rimossi in maniera tale che non torneranno mai più, così come uno stato mentale che non solo genera questa situazione, ma che è il risultato di tale processo. Quando tutte le difficoltà e le imperfezioni sono rimosse, abbiamo uno stato mentale tale per cui possiamo usare a pieno tutte le nostre abilità.

Qual è la nostra direzione di Dharma? È lo stato di liberazione e lo stato di illuminazione. Liberazione è uno stato in cui tutte le nostre sofferenze e le loro cause sono terminate. Illuminazione è uno stato in cui siamo capaci di aiutare gli altri il più possibile e in cui le cose che ci impediscono di farlo sono rimosse per sempre. I Buddha sono coloro che hanno raggiunto entrambi questi stati in maniera completa e che ci hanno mostrato come farlo. E lo hanno fatto sia in termini delle loro realizzazioni che in termini delle istruzioni passo per passo che ci hanno lasciato. Il Sangha sono coloro che hanno raggiunto un certo grado di liberazione dai problemi e dalle loro cause e che stanno continuando a lavorarci su: sono dunque già incredibilmente avanzati.

La via d'ingresso al Dharma

Per riuscire a dirigere la nostra mente e le nostre energie verso la liberazione e l’i lluminazione, dobbiamo sapere due cose. Dobbiamo sapere cosa significano esattamente liberazione ed illuminazione. Non sono soltanto belle parole. E in secondo luogo, dobbiamo essere convinti che è realmente possibile raggiungerle. Se non siamo convinti che è possibile raggiungere la liberazione e l’illuminazione, perché dovremmo lavorare per ottenerle? E come otteniamo questa convinzione? Quali sono i passi che ci porteranno a svilupparla?

Un grande maestro Sakya, Sonam-tsemo, ha scritto un testo molto utile che si chiama La via di ingresso al Dharma. Ha affrontato esattamente questa questione, dicendo che abbiamo bisogno di tre cose. Primo, dobbiamo individuare e riconoscere la sofferenza e le difficoltà nelle nostre vite. In altre parole, dobbiamo veramente osservarci con onestà e valutare cosa succede nelle nostre vite. Secondo, dobbiamo avere un desiderio molto sincero di uscire da questo stato di sofferenza, non soltanto “fare del nostro meglio,” ma veramente voler venirne fuori. La terza cosa è una qualche conoscenza del Dharma che ci convinca che esso può mostrarci la via d’uscita. Questa convinzione non è basata solo sulle belle parole di un maestro carismatico. Dobbiamo avere qualche effettiva conoscenza del Dharma e di come ci possa portare fuori da questo stato di sofferenza.

Qual è la via d’uscita? È il raggiungimento della liberazione e il raggiungimento dell’i lluminazione. Il Dharma ci mostra come fare ciò basandosi sulla prima nobile verità, quella della sofferenza. Secondo Sonam-tsemo è da qui che dobbiamo incominciare, ovvero riconoscendo i problemi. E ci sono delle cause per questi problemi, non vengono fuori dal nulla. Per ottenere l’eliminazione della causa dei nostri problemi, la terza nobile verità, dobbiamo percorrere un sentiero di comprensione, e questa è la quarta nobile verità, che elimina la confusione.

Non è affatto facile raggiungere la convinzione che è possibile rimuovere le cause delle nostre difficoltà. Dobbiamo essere perseveranti e lavorarci su. Dobbiamo cercare di capire di cosa si sta parlando. Possiamo incominciare ad affrontare la cosa in maniera logica. Al momento attuale, affrontiamo la vita in uno stato di confusione. Per esempio, pensiamo di essere la persona più importante al mondo e il centro dell’universo. Sulla base di questo, pensiamo che dobbiamo sempre fare a modo nostro e diventiamo man mano molto avidi e prepotenti. Siamo la persona più importante, quindi ognuno deve prestarci attenzione ed amarci. Se le persone non ci prestano attenzione e non ci amano, allora ci arrabbiamo molto.

Possiamo essere gentili, ma questo non significa che tutto il mondo debba necessariamente rendersene conto! Nel nostro stato di confusione, pensiamo che ognuno dovrebbe rendersene conto. Oppure andiamo all’estremo opposto e pensiamo che se le persone non ci amano o non ci prestano attenzione, vuol dire che c’è qualcosa che non va in noi e che non valiamo nulla e così sviluppiamo una carenza di autostima. In entrambi i casi, soffriamo. Siamo in uno stato mentale di angoscia e tutto ciò deriva dalla nozione confusa che siamo al centro dell’universo e che tutto dovrebbe andare come noi lo vogliamo.

Buddha ha detto che è possibile liberarci da tutta la nostra infelicità nel momento in cui ci liberiamo da questo atteggiamento di confusione che ne è la causa. Cosa ci libera dalla confusione? La chiara comprensione. Se capiamo la maniera in cui noi, come chiunque altro al mondo, esistiamo, non avremo più confusione a tale riguardo. Non possiamo avere confusione e chiara comprensione allo stesso tempo nella nostra mente. La chiara comprensione è l’esatto opposto della confusione. Poiché non possono esistere contemporaneamente, quale delle due prevarrà sull’altra? Se esaminiamo la confusione, più la esaminiamo da vicino e più vediamo che in realtà essa non regge alla prova dell’a nalisi. Sono davvero il centro dell’universo? Beh, no, perché ognuno di noi pensa di essere al centro dell’universo. D’altro canto, se esaminiamo la chiara comprensione, questa sì che regge all’a nalisi. Nessuno è il centro dell’universo. Questo significa che nessuno è più importante di tutti gli altri. Nessuno è al centro dell’attenzione di tutti e amato da tutti. Più esaminiamo questo fatto, più vedremo che ha senso. Non è soltanto vero dal punto di vista della logica, ma anche dal punto di vista della nostra esperienza quotidiana e di come funziona il mondo.

Poiché la chiara comprensione può essere verificata, mentre la confusione crolla nel momento in cui la esaminiamo, allora non solo la chiara comprensione è in grado di sostituire la confusione per un periodo limitato di tempo, ma anzi può eliminarla per sempre. Quando comprendiamo che non esiste un centro dell’universo, sappiamo che non è possibile che tutti ci prestino attenzione e che ci amino. Non tutti hanno prestato attenzione e hanno amato Buddha, perché dovrebbe essere così con noi? Il risultato di questa analisi è che non siamo più così facilmente agitati. Non importa se le persone non ci prestano attenzione. Cosa ci aspettiamo dal samsara? E poiché non siamo agitati, siamo capaci di interagire con ogni persona in maniera amorevole, calorosa, comprensiva e così via, senza preoccuparci del fatto se gli altri ci prestano ascolto o se ci vogliono bene. Facciamo del nostro meglio. In questo modo, iniziamo a lavorare a un livello basilare per sviluppare la convinzione che la liberazione e l’illuminazione sono davvero possibili. Così non sarà una follia impegnarci per raggiungere la liberazione e l’illuminazione.

I quattro pensieri in ordine inverso

I quattro pensieri che rivolgono la mente verso il Dharma ci mostrano a un livello leggermente più profondo che questo è possibile. Abbiamo discusso di come sia possibile convincerci della possibilità di raggiungere la liberazione e l’illuminazione in termini dei tre pensieri necessari per entrare nel Dharma: sofferenza, desiderio di eliminare la sofferenza e la convinzione che è possibile eliminare la sofferenza. I quattro pensieri che rivolgono la mente verso il Dharma in effetti rivolgono la nostra mente verso questi tre pensieri, specificamente al primo di questi tre, ovvero riconoscere ed ammettere le difficoltà e le sofferenze nella vita. L’ultimo dei quattro pensieri è l’insoddisfazione del samsara, che è l’effettivo riconoscimento delle difficoltà e dei problemi della vita. Dobbiamo andare a ritroso per poter apprezzare la sequenza e la necessità di ogni singolo passo.

Quali sono le difficoltà e i problemi che dobbiamo affrontare? Buddha ne ha dato vari elenchi, ma quello più conciso è un elenco di tre. Possiamo chiamarli i tre tipi di problemi. Il primo è la sofferenza grossolana, dolore ed infelicità, e include sia la sofferenza fisica che quella mentale. La maggior parte delle persone riconosce questo tipo di sofferenza senza grandi difficoltà. Nessuno vuole essere infelice, quindi la maggior parte di noi vorrebbe liberarsi da questo problema.

Il secondo problema è il problema del cambiamento. Questo implica le nostre normali, ordinarie esperienze di felicità, che sono inquinate dalla confusione. Esse cambiano e non durano. Per esempio, quando mangiamo, sentiamo la felicità del nostro stomaco che si riempie, ma questa felicità non dura e dopo un po’ abbiamo di nuovo fame. Qual è il problema? Il problema non è che la felicità non dura. Questo è semplicemente la natura stessa di questo tipo di felicità. Anche se abbiamo la più profonda e diretta comprensione della vacuità, questo non cambierà il fatto che questo tipo di felicità è impermanente, non dura. Nulla può cambiare questo fatto. Possiamo imparare ad essere meno turbati da questo cambiamento, ma non è questo il punto. Il vero problema con questo tipo di felicità è la componente di incertezza: quando la felicità finisce, non sappiamo cosa seguirà. Siamo con i nostri amici e ci divertiamo. Questo momento felice finirà e non sappiamo se dopo ci sentiremo felici, stanchi, infelici o cos’altro. Questo è il vero problema. Inseguire soltanto la felicità temporanea non ci aiuterà, anche se ci farà sentire bene per un po’ di tempo. Non solo i nostri problemi non vengono eliminati, ma inoltre restiamo in uno stato di incertezza, senza sapere cosa accadrà dopo.

Il terzo vero problema è il problema onnicomprensivo. Questo significa che proprio il tipo di corpo, mente ed emozioni che abbiamo in sé e per sé perpetueranno tutti gli altri problemi, cioè sono auto-perpetuanti. Abbiamo questo tipo di corpo. Dobbiamo nutrirlo e prendercene cura tutto il tempo. E quando mangiamo, la felicità non dura e dobbiamo sempre mangiare di nuovo. Che noia! Intraprendiamo una relazione difficile con qualcuno e non impariamo mai, soffriamo e poi passiamo alla prossima relazione e poi alla prossima ancora. La confusione continua senza sosta. Questa persona non si è rivelata essere il Principe Azzurro (o la Principessa) e quindi ne cerchiamo un’a ltra e poi un’altra. Continuiamo ad avere una sensazione di insicurezza. Questo è il vero problema, che tutto si ripete in continuazione. La comprensione di questi tre problemi è il quarto pensiero: lo svantaggio della sofferenza. È anche la prima nobile verità, quella dei problemi.

Qual è la base per questa comprensione degli svantaggi del samsara? Il terzo pensiero, ovvero la comprensione del karma e della legge di causa e effetto. Questa è la causa della sofferenza nel samsara. Questa è la nobile verità numero due. Perché sperimentiamo il primo tipo di problema, la sofferenza grossolana? Per aver agito in maniera distruttiva. Ci comportiamo in maniera distruttiva per via della confusione. Non comprendiamo i risultati delle nostre azioni oppure pensiamo che le nostre azioni non abbiano alcun risultato.

Il secondo tipo di problema è il problema del cambiamento e dell’incertezza: per capire il motivo per cui abbiamo questo tipo di esperienza, dobbiamo capire il karma. Se comprendiamo il karma, allora comprendiamo che le nostre esperienze sono qualcosa di veramente complesso. Abbiamo compiuto così tante azioni, sia costruttive che distruttive, in uno stato di confusione, sin da tempo senza inizio. Potremmo pensare di essere il centro dell’universo ed essere buoni oppure cattivi con tutti. Abbiamo accumulato milioni e milioni di potenzialità karmiche sia positive che negative. Quindi, quando sperimentiamo felicità per un solo istante, essa deriva da un potenziale karmico positivo. Poi finisce. E poi? Ci sono infinite possibilità karmiche che attendono di maturare. Quale sarà la prossima? Non è semplice, dipende da molti fattori differenti: il nostro atteggiamento, le circostanze, quello che fanno le altre persone, la nostra salute e così via. Non è sorprendente che non ci sia certezza e non è sorprendente che la nostra esperienza nel samsara abbia alti e bassi. I dodici anelli dell’origine dipendente descrivono come il karma e la confusione perpetuino il samsara. Quando comprendiamo profondamente il karma, allora comprendiamo che l’intero meccanismo del karma genera continuamente alti e bassi, continuamente perpetuando sé stesso, e questo è il problema onnicomprensivo.

Il terzo pensiero che rivolge la nostra mente verso il Dharma ci pone in uno stato mentale adeguato a capire il perché di questa incertezza. Cosa ci porterà a pensare in questo modo? La consapevolezza della morte e dell’impermanenza. La durata della nostra vita è incerta. Questo è il secondo pensiero che rivolge la nostra mente verso il Dharma. Se prendiamo la morte e l’i mpermanenza sul serio, realizzando in maniera anche solo grossolana che le situazioni non durano, allora iniziamo ad apprezzare gli insegnamenti sul karma, che ci mostrano l’incertezza di quanto accade ad ogni istante.

Cosa ci spingerà a pensare alla morte? L’apprezzamento per la vita e per le opportunità che abbiamo in questo momento: questa preziosa rinascita umana. Quindi, pensare a questa preziosa rinascita umana che abbiamo in questo momento è il primo pensiero che rivolge la nostra mente verso il Dharma.

Sommario

Andando a ritroso in questa maniera, possiamo vedere come ogni atteggiamento mentale nasce dal precedente. Si può spiegare tutto questo andando da uno a quattro in una sequenza logica. Ma siccome la maggior parte di voi ha già studiato queste cose, ho voluto presentarvele in ordine inverso per mostrare come ogni pensiero dipende dal pensiero che lo precede. Andando nella sequenza diretta, pensiamo alla nostra preziosa vita umana, al fatto che essa non durerà per sempre e al fatto che ciò che accade dopo la morte, nelle vite future, dipende dal karma. Anche se siamo nati in una situazione privilegiata, ci saranno lo stesso molti problemi. Comprendendo ciò, vogliamo uscire da questo stato di sofferenza. Per questo, dobbiamo convincerci che il Dharma veramente ci insegna la via d’uscita e che è veramente possibile raggiungere la liberazione dai nostri problemi e l’illuminazione. Questo ci porta a prendere una direzione sicura e a sviluppare bodhicitta, con la quale ci dedichiamo completamente a raggiungere l’illuminazione per poter essere di beneficio a tutti.

Viceversa, come abbiamo visto, per poter dare una direzione sicura e sviluppare bodhicitta nelle nostre vite, dobbiamo convincerci che è possibile liberarci dalla sofferenza e dalle sue cause. Per questo, dobbiamo capire la natura della confusione e come la comprensione elimina la confusione. Per questo, dobbiamo riconoscere le difficoltà nella nostra vita, le difficoltà del samsara: il ripetersi dei problemi e l’incertezza. Questa incertezza deriva dal karma. Per iniziare a pensare in termini di incertezza, dobbiamo prima pensare alla morte a un livello grossolano. Se non pensassimo alla vita che abbiamo ora, con tutte le sue opportunità, non avremmo paura di perderla e non ci preoccuperemmo della morte.

Sia che contempliamo questi quattro pensieri in ordine diretto o in ordine inverso, essi sono essenziali per aiutarci a diventare stabili sul nostro cammino, in maniera tale che possiamo essere di maggiore aiuto per noi stessi e per gli altri.

Domande e risposte

Domanda: come si concilia il pensiero dell’incertezza con le preoccupazioni mondane e con il pensiero che se solo avessimo questo o quello, allora saremmo felici?

Risposta: dipende da quello che pensiamo ci porti la felicità. Se pensiamo “Se solo potessi raggiungere l’illuminazione, allora sarei felice” è una cosa diversa dal pensare “Se solo trovassi il partner perfetto, sarei felice per sempre e non avrei mai alcuna sofferenza.” Se cerchiamo la completa eliminazione della sofferenza, tale che essa non ritornerà mai più, attraverso il cioccolato, un partner, sesso o quant’altro, allora saremo sempre frustrati. Però, se riconosciamo questo tipo di felicità ordinaria per quello che è, allora possiamo cercare di ottenerla come un obiettivo provvisorio. Se abbiamo un certo livello di felicità, possiamo usarla come una circostanza per avanzare lungo il sentiero. Ecco perché lo scopo iniziale del sentiero graduale del lam-rim mira ad ottenere una rinascita fortunata. In generale, abbiamo bisogno della felicità mondana come circostanza che ci permette di avanzare verso la liberazione e l’i lluminazione. Dipende tutto dal riconoscere la nostra abituale felicità per quello che realmente è, senza gonfiarla. Dobbiamo tenere i piedi per terra.

Conclusione

È molto utile lavorare con questi quattro pensieri. Essi sono chiamati preliminari nel senso che ci pongono in uno stato mentale appropriato per rimanere fermamente sul sentiero, proprio come i preliminari che si fanno prima di un insegnamento ci pongono in uno stato mentale appropriato per ascoltarlo. Cosa significa essere sul sentiero del Dharma? Possiamo parlarne in termini tecnici, ma preferisco non parlarne a questo livello. Essere sul sentiero significa essere veramente convinti di quello che stiamo facendo e impegnarci con tutto il cuore. Altrimenti non siamo molto stabili. Possiamo praticare un po’ come se fosse un hobby oppure perché altre persone lo fanno, ma non saremo realmente coinvolti in questo modo.

Essere realmente coinvolti richiede un cambio di atteggiamento. Richiede un certo modo di osservare la vita. Richiede di riconoscere veramente la nostra situazione ed accettare che ci sono problemi e difficoltà. È importante apprezzare la nostra preziosa vita umana e sapere che essa non durerà per sempre. Nella nostra vita ci sono dei problemi e questi problemi nascono fondamentalmente dalla confusione e dal karma. Anche se abbiamo esperienza di felicità nelle nostre vite, non è realmente soddisfacente perché non dura e non abbiamo la garanzia che resteremo di buon umore. Non basta essere semplicemente felici per una parte del tempo.

Possiamo essere consapevoli del fatto che ci imbarchiamo in relazioni disfunzionali, ma siccome sono divertenti ed eccitanti all’inizio, ci imbarchiamo di nuovo sapendo che o noi o l’altra persona rovineranno tutto. E poi ci imbarchiamo in un’altra relazione, e poi in un’altra ancora. Alla fine, ci stanchiamo di tutto questo e diciamo: “Voglio veramente smetterla!” Ci convinciamo che è possibile smettere. Forti di questa convinzione, possiamo lavorare realisticamente per farlo.

Mentre siamo lungo il cammino, dobbiamo cercare di ottenere della felicità temporanea, perché renderà più facile andare avanti lungo il sentiero. Ma comunque la nostra esperienza andrà su e giù. Invece di andare continuamente alla ricerca del Principe Azzurro o della Principessa, possiamo imbarcarci in qualche relazione che non sarà perfetta – non sarà mai perfetta a questo livello- e possiamo usare questa relazione come una base per progredire. Con i soldi è la stessa cosa. Se passiamo tutta la nostra vita a cercare di avere sempre più soldi, non finiremo mai.

Abbiamo bisogno di un certo livello di benessere materiale per vivere e allo stesso modo abbiamo bisogno di un certo livello di affetto, amore e compagnia per poter avere circostanze favorevoli per lavorare su noi stessi. La relazione con un partner non sarà mai perfetta. La quantità di soldi nel conto in banca non sarà mai perfetta. Il livello di comodità che abbiamo a casa nostra non sarà mai perfetto. Questo è il problema del cambiamento. Cercare di rendere queste cose perfette è come sbattere la testa contro un muro. Quando abbiamo una quantità sufficiente di queste cose per poter andare avanti con la nostra vita spirituale, allora dobbiamo andare avanti con la nostra vita spirituale! Il punto è di usare il livello imperfetto che abbiamo per poter avanzare verso qualcosa che realisticamente possiamo ottenere: lo stato ultimo. Possiamo rimuovere la confusione dalle nostre menti, e questo significa che possiamo eliminare la sofferenza. È tutto qui. In questo modo, saremo felici e saremo capaci di rendere felici gli altri. Saremo più capaci di aiutare gli altri cercando sempre di trovare un partner perfetto oppure lavorando per eliminare la nostra rabbia?

Dedica

Concludiamo con una dedica. Possa qualsiasi comprensione che possiamo aver raggiunto divenire sempre più profonda, così che pian piano essa lasci un segno su di noi e si aggiunga alle nostre potenzialità positive in maniera tale che incominciamo a vedere le cose in termini di questi quattro pensieri. Possa la stabilità della nostra direzione sicura aumentare gradualmente così che alla fine possiamo raggiungere la liberazione e l’illuminazione per poter essere di beneficio a tutti.