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L'impermanenza come risorsa per costruire relazioni sane

Alexander Berzin
Friburgo, Germania, 15 Marzo 2002
Traduzione in italiano a cura di Benedetta Lanza

Introduzione

Il titolo di questa lezione suggerisce che la conoscenza o la comprensione dell'impermanenza può essere di aiuto come risorsa per affrontare la vita, in particolare per le difficoltà derivanti dal costruire relazioni sane con gli altri. Il Buddhismo ha molto da offrire su questo argomento. Per affrontarlo, abbiamo bisogno di esaminare il modo in cui il Buddhismo analizza i fenomeni. Naturalmente questo può essere fatto in maniera estremamente teorica, il che potrebbe risultare noioso, oppure ne possiamo discutere in un modo che sia rilevante per le nostre vite, per i problemi che possiamo avere e in che modo possa essere applicato nelle nostre vite.

L'analisi buddhista dei fenomeni: cosa esiste?

Cosa esiste? Il Buddhismo definisce i fenomeni esistenti come tutto ciò che può essere conosciuto in maniera valida. Questo è in realtà un punto molto importante perché significa che se qualcosa esiste, esso può essere conosciuto correttamente; possiamo farne esperienza in maniera diretta o indiretta o possiamo inferirlo tramite logica corretta. E qualsiasi cosa che non può essere conosciuta in maniera valida, non esiste. Come si applica ciò alla nostra esperienza?

Facciamo l'esempio delle relazioni personali, come il rapporto con il partner, dal momento che esso è spesso problematico per la maggior parte di noi. Un esempio di qualcosa non-esistente è “Il Principe Azzurro (o Principessa) su un cavallo bianco.” Ora, si possono mettere insieme le parole in modo da formare quella frase; vi può essere un cartone animato che rappresenti il Principe Azzurro sul cavallo bianco e possono esserci favole su di lui. Ma non esiste alcun Principe Azzurro (o Principessa) perché non potremo mai incontrarne uno, non potremo mai conoscerne uno in maniera valida. Al contrario, nessuno ha mai incontrato tale Principe (o Principessa) e nessuno potrà mai incontrarlo perché non esiste.

Perché è così? Ciò accade perché il Principe Azzurro (o Principessa) rappresenta un insieme di impossibili proiezioni ed aspettative che noi sovrapponiamo ad un'altra persona. Quando proiettiamo sul nostro partner le qualità del Principe Azzurro (o Principessa), non abbiamo speranza. Proiettiamo il nostro desiderio che siano il Principe Azzurro (o Principessa), ma restiamo frustrati quando essi non sono all'altezza delle nostre aspettative. Quindi andiamo in cerca di un'altra persona che sia questo Principe o Principessa.

Alcune cose semplicemente non esistono. Non ne potremo mai avere una conoscenza valida, e questa è una di esse. Se nessuno ha mai incontrato il Principe Azzurro (o Principessa), ed è illogico che uno possa mai esistere, allora possiamo concludere che non ne incontreremo mai uno. Questo è un punto su cui riflettere, ma che abbiamo bisogno di accettare.

Affermazioni e negazioni

Ciò che esiste può essere conosciuto in maniera valida. Può essere conosciuto in maniera valida in quanto affermazione o negazione. Per esempio, noi sappiamo che sul tavolo c'è un registratore. C'è qualcosa lì. Questa è un'affermazione. Possiamo anche sapere che non vi è un cane in questa stanza. Notiamo l'assenza di qualcosa e sappiamo che quella cosa non è qui. Questa è una negazione. L'assenza di un cane nella stanza è conoscibile in maniera valida. L'assenza esiste.

Similmente, possiamo sapere di avere una relazione con una persona, un partner. Questa è un'affermazione. Possiamo anche sapere che non sono il Principe Azzurro o la Principessa. La loro mancanza dell'essere il Principe Azzurro o Principessa esiste. Questa è una negazione. Questo ci dà del lavoro da fare nel nostro relazionarci con loro. Sappiamo ciò che essi sono e non sono – ed entrambe le cose sono vere. Entrambe esistono. Entrambe possono essere validamente conosciute.

Affinché una relazione sia sana, dobbiamo capire sia cosa essa è, sia cosa non è. Un cane potrebbe essere qui, perché i cani esistono. Ma il nostro partner in quanto Principe Azzurro o Principessa non potrebbe mai essere qui, perché tale cosa non esiste. Se riconosciamo che lui o lei non potranno mai essere il perfetto Principe Azzurro o Principessa che esaudirà tutti i nostri desideri e porterà la felicità eterna nella nostra vita, se ci rendiamo conto che si tratta di un essere umano che russa o ha altri difetti, allora avremo le basi per una relazione sana e realistica.

La distinzione tra fenomeni statici e non statici

Nell'ambito delle cose che esistono, queste possono essere divise in cose statiche e cose non statiche. Questi termini sono in genere tradotti come “permanente” e “impermanente” ma queste parole, nel nostro uso corrente, si riferiscono generalmente a quanto tempo qualcosa esiste. La distinzione qui non è quanto tempo qualcosa esista ma, piuttosto, se qualcosa cambi o non cambi mentre esiste, per quanto questa possa durare. In questo senso i fenomeni statici sono “ permanenti” ed i fenomeni non statici sono “impermanenti.”

Fatti statici

Cose statiche -i fenomeni statici- includono i fatti su qualcosa. Un fatto non cambia mai. Un fatto è sempre un fatto; non cambierà mai. Rimarrà vero per sempre. Quello più discusso nel Buddhismo e l'esempio più profondo è chiamato “vacuità.”

“Vacuità” è un termine che disorienta. Vi sono molte incomprensioni al suo riguardo. Sostanzialmente si riferisce all'assenza di un modo di esistenza impossibile. Nel nostro esempio, sarebbe l'assenza di qualcuno che esiste quale Principe Azzurro o Principessa.

Dobbiamo ora fare una distinzione in modo da evitare confusioni. Il fatto che non sia presente un cane in questa stanza oggi alle 21, è una realtà statica che non cambierà mai. Anche se un cane entrasse nella stanza domani, non cambierebbe il fatto che oggi alle 21 non ci sia un cane in questa stanza. Quindi la presenza di un cane nella stanza è qualcosa che potrebbe essere vero, ma è un fatto statico che non è vero adesso. Questo fatto non potrà mai cambiare.

Quando parliamo dell'assenza di un qualcosa di impossibile, non ne parliamo solo in riferimento al fatto che la sua assenza sia un fatto adesso: la sua presenza non è mai stata vera e non potrà mai esserlo. Quindi sia l'assenza di un cane nella stanza adesso che l'assenza del Principe Azzurro o Principessa nella stanza adesso sono fatti statici che non potranno mai cambiare, ma sono tipi di fatti statici piuttosto differenti. Uno è l'assenza di un qualcosa che è possibile, mentre l'altro è l'assenza di un qualcosa di impossibile.

Inoltre, è necessario fare un'altra distinzione. Il fatto che questo cane non è un gatto è un qualcosa che è vero non solo adesso; non è mai stato e non potrebbe mai essere vero. È anche impossibile che questo cane possa essere un gatto quando è insieme a qualcun altro, anche se con noi non è un gatto. Ciò è assurdo. Ora, un altro animale potrebbe essere un gatto, perché i gatti esistono. Ma non è la stessa cosa per quanto riguarda il Principe Azzurro o la Principessa. Poiché tale Principe Azzurro o Principessa non esiste, nessuno potrebbe mai esserlo, né adesso, né nel passato o nel futuro, né insieme a noi né insieme a chiunque altro.

Quindi non è che qualcuno è stato Principe Azzurro o Principessa con il partner precedente ma non lo è con noi. O che vi sia qualcun altro che diventerà un Principe Azzurro o Principessa. Non è che vi sia qualcosa di sbagliato in noi, e se cambiamo allora qualcun altro diventerà il Principe Azzurro o Principessa per noi. Ciò non accadrà mai, ma noi pensiamo in questo modo, vero? In nessun modo nel passato, presente o futuro qualcuno è esistito come Principe Azzurro o Principessa. Questa è un fatto statico che si riferisce a qualcosa di impossibile, che non esiste affatto.

Quando comprendiamo questi punti allora possiamo evitare ciò che io chiamo “vivere nel mondo del congiuntivo,” se possiamo prendere in prestito un'idea dalla grammatica: “Cosa sarebbe avvenuto se avessero fatto questo o quest'altro? O se fossero vissuti più a lungo? O se non si fossero ammalati? E se ci fossimo sposati?” Questi “se” costituiscono il “mondo del congiuntivo.”

Una fantasia comune, quindi, è che se il nostro partner fosse stato con noi più a lungo, allora avrebbe potuto funzionare. Se ci fossimo sposati, se le cose fossero state solo un pochino differenti, forse avrebbe funzionato. E allora lui o lei sarebbe stato il nostro principe o principessa. Ma dal momento che è completamente impossibile che qualcuno sia il Principe Azzurro o la Principessa, e ciò non può essere influenzato da alcunché, non vi è nulla che noi o l'altra persona possa fare o potrebbe aver fatto per renderlo differente. Tutta la favola è impossibile; questa è la realtà.

I fatti sono anche neutri, né buoni né cattivi. Il fatto che qualcuno non possa esistere come Principe Azzurro o Principessa è solo un fatto neutro. Dal momento che è neutro, non vi è nulla per cui alterarsi. Che poi ci piaccia o meno, questa è un'altra cosa. Ma è un qualcosa che dobbiamo accettare. È quello che è. È come accettare che uno più uno fa due. È semplicemente così. Non vi è nulla di buono o di cattivo in questo.

Inoltre i fatti in sé non possono fare nulla, non possono produrre effetti. Ma il conoscere ed accettare un fatto può fare qualcosa. Può aiutarci ad evitare frustrazione e problemi in una relazione, per esempio. La confusione ed il rifiuto dei fatti, d'altra parte, può anche produrre l'effetto di causarci la creazione di problemi. A prescindere dall'accettazione o il rifiuto dei fatti, questi avranno un effetto su di noi. I fatti sono soltanto fatti. Non vi è ragione di lamentarsene.

Queste categorie metafisiche e filosofiche e le loro descrizioni possono sembrare ostiche quando le studiamo in maniera astratta. Ma se riusciamo ad applicarle alla nostra vita, diventa semplice capire ciò di cui si sta parlando. Quindi diventano molto utili per comprendere ciò che ci accade nella vita e come affrontarla. Questo argomento non deve essere noiosa teoria che non ha alcuna rilevanza nelle nostre vite – in realtà è proprio il contrario.

Fenomeni non statici

I fenomeni non statici sono cose che sorgono o che sono supportate da cause e condizioni. Cambiano di momento in momento e producono effetti. Vi sono quattro tipi differenti di fenomeni non statici. Il riconoscerli e capirli può essere molto utile:

  • quelli che hanno un inizio e una fine
  • quelli che non hanno né inizio né fine
  • quelli che non hanno inizio ma hanno una fine
  • quelli che hanno un inizio ma non hanno una fine.

Di cosa si sta parlando? Vediamo degli esempi di ognuno. Queste distinzioni sono molto utili per destreggiarsi nelle relazioni, quindi guardiamo ad esse in termini di relazioni.

Un esempio di qualcosa che ha un inizio ed una fine è la relazione con qualcuno. La giovanile bellezza di qualcuno o un episodio di rabbia, anch'essi hanno un inizio e una fine.

Un esempio di qualcosa che non ha né inizio né fine e che cambia di momento in momento, è il continuum mentale di un individuo. Da un punto di vista grossolano, parliamo di rinascita senza inizio e senza fine quando essa è basata sulla confusione.

Un esempio di qualcosa che non ha inizio ma ha una fine è l'inconsapevolezza o confusione che accompagna il nostro continuum mentale. Il nostro continuum mentale senza inizio è sempre stato accompagnato da inconsapevolezza e confusione. Ma questa confusione cesserà quando saremo liberati ed illuminati.

Un esempio di qualcosa che ha un inizio ma non ha una fine è il funzionamento del nostro continuum mentale come mente onnisciente di un Buddha. Un esempio più semplice è la morte di qualcuno. Ha un inizio, durerà per sempre e produce effetti.

Guardiamo prima le cose che hanno un inizio ed una fine, come le relazioni. E qui, non ci riferiamo soltanto alle relazioni di amanti, al matrimonio o alla famiglia, ma ad una gamma più ampia di relazioni come a quelle con amici, compagni di scuola e colleghi di lavoro. Tutti questi tipi di relazione sono soggetti ad impermanenza grossolana e sottile, che sono due cose differenti. Nel Buddhismo, quando si tratta l'impermanenza, normalmente si lavora con questi due aspetti, ma questi sono solo una piccola parte dell'analisi dell'impermanenza. Voglio dare un quadro molto più ampio.

Impermanenza grossolana

L'impermanenza grossolana è la distruzione definitiva di qualcosa. Per esempio, una relazione con qualcuno certamente avrà una fine. Uno di noi potrebbe trasferirsi o perdere il lavoro; ci possiamo laureare; i nostri interessi potrebbero cambiare. Alla fine, sia che muoia l'altro o che moriamo noi, a causa di circostanze della vita, ci dovremo separare. Questo è un fatto.

Per tornare alla definizione di fenomeno impermanente, una relazione è un qualcosa che sorge ed è sostenuta da cause e condizioni. Ciò significa che durerà solo per il tempo in cui le cause e condizioni che la sostengono si riuniscono e persistono. Le cause e condizioni si riuniscono insieme, ma non sono sempre state insieme, e quindi non lo saranno per sempre.

Vi sono talmente tante cause e condizioni che sostengono una relazione – due persone che hanno interessi simili, che si trovano nella stessa città, che lavorano nello stesso ufficio e così via. Se vi sono sufficienti cause e condizioni che continuano a persistere, la relazione durerà.

Dal momento che queste condizioni e circostanze cambiano continuamente e sono molto fragili, alla fine non vi sarà più nulla che sostiene la relazione e questa finirà. Questo è molto profondo se ci pensiamo. Per esempio, se una relazione tra due persone è basata unicamente su un'attrazione fisica o sessuale, se questa circostanza cambia quando i due invecchiano, la relazione potrebbe finire, vero?

Che cosa implica ciò? Implica che siccome le condizioni che sostengono una relazione cambiano con il tempo, se vogliamo che una relazione continui non possiamo soltanto fare affidamento alle condizioni che ne hanno determinato l'inizio, come quando eravamo più attraenti, giovani, energici o quando andavamo alla stessa scuola o lavoravamo insieme. Questo ci dà un suggerimento su come far crescere una relazione. Dobbiamo continuare a cercare più e più condizioni che ci tengano insieme e che sostengano la relazione, perché inevitabilmente i nostri interessi ed i nostri sentieri si separeranno.

Veniamo da passati differenti, differenti educazioni e culture ecc., quindi è naturale che le condizioni si incontrino solo brevemente, permettendoci di condividere cose in comune. Ma siccome c'è tanta diversità in ognuno di noi, alla fine andremo in direzioni differenti. Non si può far durare a lungo una relazione basandola soltanto su ricordi comuni. Se ci aggrappiamo ad una relazione come se durasse per sempre, il nostro attaccamento e confusione ci causerà un dolore enorme quando essa inevitabilmente finirà. Se accettiamo la realtà dell'impermanenza grossolana, che la relazione ha avuto inizio in seguito a determinate condizioni e che inevitabilmente terminerà quando queste condizioni verranno meno, allora potremo godere della relazione per tutto il tempo in cui essa durerà, senza illuderci che durerà per sempre.

Questo non è solo pertinente alle relazioni con soci in affari, amici o amanti ma anche con marito e moglie e perfino con i nostri figli. È utile rendersi conto che un giorno i nostri figli lasceranno il nido. Essi stanno con noi per breve tempo. Possiamo gioire della bellezza di quel tempo ma è importante non aggrapparsi ad esso perché non potrà durare per sempre.

Il problema del cambiamento

Questo ci porta ad un altro argomento, il problema del cambiamento, di solito chiamato “ sofferenza del cambiamento.” La nostra abituale, comune esperienza di felicità è problematica. Qual è il problema? Il problema è che la felicità non dura mai. Ci fa sentire meglio per un po' di tempo ma non cura tutto. Il punto più insidioso è che non vi è certezza o affidabilità in essa. Possiamo sentirci molto felici sul momento, ma non vi è garanzia che tra cinque minuti non ci sentiremo malissimo. Non sappiamo mai cosa può accadere dopo. Questo è importante per i cambiamenti che avvengono di momento in momento nelle relazioni.

Quando iniziamo una relazione non soltanto abbiamo bisogno di accettare che alla fine essa terminerà; dobbiamo anche avere un atteggiamento realistico circa la felicità che sperimentiamo durante il suo svolgimento. Anche questa finirà e certamente ci sentiremo tristi al momento di separarci. Naturalmente, quando iniziamo una relazione vogliamo tutta la felicità che deriva dallo stare insieme. Ma dovremo anche provare tristezza quando essa finirà. Siamo disposti ad essere così coraggiosi da accettare e fare esperienza di ciò? Ne vale la pena? Questa non è una proiezione paranoica ma la realtà che, quando per qualsivoglia motivo la relazione finirà, sarà triste. Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi, senza essere ingenui, di accettare la realtà.

Oltre a ciò, la felicità che sperimentiamo in una relazione non durerà per tutto il tempo della relazione stessa. Sarà fluttuante. Insieme avremo momenti belli e momenti difficili. Cambierà di momento in momento. Questa è la natura della vita. Nel Buddhismo diciamo che questa è la natura del samsara: l'andare su e giù. Siamo disposti ad accettarlo?

Inoltre il trovare il “partner giusto” non potrà mai essere la chiave per la felicità che risolverà tutti i nostri problemi. Avere il “partner giusto” non farà scomparire, ad esempio, le nostre difficoltà sul lavoro, anche se temporaneamente potremmo sentirci un po' meglio quando torniamo a casa. Ma ciò non accadrà tutti i giorni, no? Spesso abbiamo l'idea romantica che se trovassimo il “partner giusto,” tutto funzionerebbe. Questo va nella direzione del Principe Azzurro o della Principessa.

Abbiamo il coraggio di accettare il fatto che anche se adesso siamo felici, non abbiamo alcuna idea di come noi ci sentiremo o il nostro partner si sentirà tra cinque minuti? Tutto sta andando per il meglio e all'improvviso l'umore di qualcuno cambia e ci si altera. Nessuno è quel principe o principessa che sono sempre di umore splendido. Noi stessi possiamo essere perfettamente felici in presenza di qualcuno che amiamo e poi diventare depressi il momento dopo. È importante rendersi conto che non è colpa dell'altra persona, ma è soltanto la natura di ciò che chiamiamo “sentimenti mondani.” Questi vanno su e giù per innumerevoli, complesse ragioni. Noi, naturalmente, i nostri partner li scegliamo ed alcuni saranno più piacevoli di altri. Il punto è che non saranno mai perfetti.

Questi sono fattori che, se ne siamo consapevoli e pronti ad accettarli, possono divenire ricche risorse. Quindi ricordatevi dell'impermanenza grossolana: una relazione dovrà finire ad un certo punto.

Impermanenza sottile

L'impermanenza sottile è di più del semplice fatto che qualcosa di non statico cambia di momento in momento. È di più del semplice fatto che in ogni istante qualcosa di non statico si avvicina alla sua fine definitiva, come una bomba a orologeria. Anche se questi sono due aspetti

dell'impermanenza sottile, questa ha anche un terzo aspetto, vale a dire che la causa della disintegrazione finale di una relazione sta nel suo venire in essere, nel suo sorgere. La causa della sua fine è il suo inizio.

Osserviamo questi tre aspetti. Primo, una relazione cambia in ogni istante. Questo è importante realizzarlo. È come un film. La scena di ieri è finita. Dai alla persona una possibilità di essere nella scena di oggi. La scena di oggi è una continuità del passato. Non affermiamo che le scene passate non abbiano effetto sulle scene di oggi; ma è importante adattarsi, fluire con le circostanze e le situazioni in continuo cambiamento di una relazione. Per esempio molte persone hanno bisogno dei propri spazi di tanto in tanto; hanno bisogno di avere dello spazio per sé. Non vorremo sempre stare insieme. Ci sono momenti in cui desideriamo trovarci ad una certa distanza l'uno dall'altro, quando ciascuno di noi vuole stare con i propri amici e così via. Abbiamo bisogno di adattarci a ciò o sarà un disastro.

Secondo, in ogni istante la relazione si avvicina alla sua fine. Questo vuol dire che non diamo la relazione per scontata. Dobbiamo rendere significativa la maggior parte del tempo che stiamo insieme, perché questo tempo è molto prezioso e limitato. La bomba a orologeria batte il tempo. Ciò non vuol dire che dobbiamo sentirci condannati e depressi ma, parlando realisticamente, il tempo che abbiamo per stare insieme è breve. Terminerà ad un certo punto. Cerchiamo davvero di rendere importante la maggior parte di esso, ma senza essere eccessivamente emotivi. Se sentiamo di dover rendere ogni singolo momento intenso e pieno di significato, ciò rovinerà la relazione. C'è uno squisito koan zen: “La morte può giungere ad ogni istante, rilassati.”

Il terzo e ultimo aspetto dell'impermanenza sottile è uno dei suoi punti più profondi: la causa del cessare di qualcosa sta nel suo inizio. La causa che ci fa smettere di stare con qualcuno sta nel fatto che abbiamo iniziato a starci insieme. Se non avessimo iniziato a vivere con qualcuno, non potremmo smettere di vivere con lui o lei.

Cosa implica ciò? Un litigio con qualcuno o perfino la morte della persona è solo la circostanza per la quale la relazione con quella persona finisce, non la sua causa più profonda. La causa effettiva della fine della relazione sta nel fatto che l'abbiamo iniziata. Qualcosa agirà da catalizzatore per la sua fine, ma questa è solo la circostanza.

Quando realizziamo ed accettiamo questo fatto, possiamo godere del crescere della relazione e non dare la colpa della sua fine ad una mera circostanza. Se non fosse stata questa circostanza, ve ne sarebbe stata un'altra. E neppure abbiamo bisogno di chiederci cosa accadrà quando entriamo in una relazione. Se iniziamo una relazione, essa andrà su e giù mentre si avvicina sempre di più alla sua fine, e poi terminerà. Se abbiamo una comprensione realistica di questi fatti, potremo vivere appieno la relazione senza aspettarci qualcosa che non potrà mai essere.

Avvicinarsi all'incognita in una relazione

Come ci avviciniamo ad un'incognita? Ecco una persona. Iniziamo una relazione con questa persona o no? Questa è una grande incognita.

In generale, ci sentiamo a disagio con ciò che non conosciamo. Vogliamo avere tutto sotto controllo, tutto in ordine. Ma è impossibile avere tutto sotto il nostro controllo in una relazione. Potremmo consultare una cartomante per sapere cosa accadrà. Questo è un estremo: cercare di tenere la situazione sotto controllo sperando di scoprire in precedenza cosa capiterà, in modo da essere preparati. Un altro estremo è comportarsi istintivamente, buttarsi a capofitto. Una via di mezzo sarebbe il prendere qualche informazione e poi incominciare. Una relazione sarà un'avventura. È qualcosa che dobbiamo esplorare.

I dettagli specifici di ciò che accadrà in una relazione non è dato conoscerli in anticipo, anche se le informazioni sull'altra persona e su noi stessi sono utili sia che provengano da una cartomante, dall'osservazione diretta, dall'introspezione o qualsiasi altra cosa. Ma le informazioni sui fatti basilari della vita: cos'è reale, cos'è totalmente inesistente e così via, ci consentono di avvicinarci all'incognita, all'avventura, in maniera realistica. Ci consentono di relazionarci con qualsiasi cosa accadrà, in maniera più appropriata. Osserviamo adesso alcuni punti specifici che possono aiutarci.

Se ricordate, ho detto che un esempio di fenomeno non statico senza inizio e senza fine è il continuum mentale, la continuità della nostra esperienza di momento in momento. Dal punto di vista buddhista, si parla delle vite passate e future ma limitiamo la nostra analisi alla vita presente. Una relazione avrà un inizio in un certo momento ed una fine in un altro momento, ma la generale continuità del nostro continuum mentale, in altre parole la continuità generale della nostra esperienza di vita, continua senza interruzioni dal momento in cui nasciamo fino al momento in cui moriamo. La vita va avanti. Non è la fine del mondo quando una relazione finisce, e non è che noi non esistevamo prima di incontrare quella persona.

Perché è così? Qual è la differenza tra una relazione e la nostra continuità attraverso la vita? Entrambe cambiano di momento in momento, ed entrambe sono influenzate da molti fattori. Ma c'è una grande differenza. Analizziamola.

Lo stare insieme a qualcuno ha un inizio. Perché? Perché le cause e le condizioni per il suo sorgere non stanno insieme per loro natura. Esse si incontrano in un momento specifico. Quando si incontrano tutte, questo è l'inizio del nostro stare insieme. Dal momento che le condizioni che sostengono la nostra relazione non stanno insieme per loro natura, inevitabilmente si separeranno, come foglie soffiate via dal vento. Questi sono aspetti molto profondi sui quali riflettere in relazione ai nostri rapporti.

Vi è una certa differenza con la continuità della nostra esperienza delle cose individuale, soggettiva. Naturalmente il nostro avere esperienza di un qualcosa di specifico, come di uno specifico avvenimento nella relazione, sorge in modo nuovo quando il fatto accade. Ma la nostra esperienza delle cose in genere non sorge in modo nuovo in ogni specifico istante. Un aspetto naturale dell'essere vivi è che abbiamo esperienza di qualcosa continuamente. Non è che si debbano incontrare nuove circostanze perché sorga la nostra abilità di avere esperienza delle cose. Inoltre, il nostro avere esperienza non è soggetto a logorarsi gradualmente, deteriorarsi ed avvicinarsi alla sua fine in ogni istante. Il nostro avere esperienza delle cose semplicemente continua. Il contenuto di ciò che sperimentiamo ovviamente cambia, ma l'avere esperienza continua, continua sempre.

Se siamo consapevoli di avere questa base fondamentale che consiste nell'avere esperienza delle cose, allora non sopravvaluteremo l'importanza di una relazione e non avremo timore dell'incognita. Questo perché sappiamo che la vita continua quando la relazione finisce, e che continueremo ad avere esperienza di altre cose.

Inoltre, questa relazione non è la sola cosa che accade nella nostra vita nel periodo in cui la relazione si svolge. Abbiamo molte altre relazioni, e continueremo ad averle anche dopo che questo rapporto è finito. Non dobbiamo perdere di vista questa realtà fissandoci sull'importanza di determinate relazioni, e pensando che quando queste finiscono non ci rimanga nulla. Abbiamo sempre altre relazioni. Potranno essere tipi di relazioni differenti e possono giocare ruoli diversi nella nostra vita, ma comunque ciò non vuol dire che non ci resta nulla. Proprio per questo, dopo che una relazione è finita, non dobbiamo pensare di doverla sostituire con un'altra perché senza questa relazione non abbiamo nulla.

Dobbiamo anche renderci conto che anche se incominciamo una nuova relazione con qualcun altro, questa sarà differente da quella appena terminata. Se la relazione con una persona cambia ed è differente di momento in momento, ci sarà una differenza ancora più grande tra la relazione con una persona e quella con un'altra. Dobbiamo prestare molta attenzione a non proiettare aspettative riguardo al fatto che il nuovo amico o partner si comporti negli stessi modi di quello precedente.

In contrapposizione al nostro avere esperienza delle cose in generale, un esempio di fenomeno non statico senza inizio ma con una fine, è la nostra confusione – per esempio confusione riguardo a una relazione. La confusione può durare a lungo ma è soggetta all'impermanenza grossolana. Può terminare quando la sostituiamo con una corretta comprensione della realtà. Ma non terminerà da sola in modo naturale, come accade per una relazione. Se non sostituiamo la confusione con una comprensione corretta, la confusione persisterà.

La comprensione corretta, d'altra parte, è un esempio di fenomeno non statico con un inizio ma senza fine. Fondamentalmente la mente è come uno specchio che può riflettere e capire tutto. Se lo specchio è ricoperto di polvere, non riflette. Lo specchio inizia a funzionare quando la polvere viene rimossa, ma la rimozione della polvere non crea la capacità dello specchio di riflettere. Lo specchio aveva la capacità di riflettere fin dal principio. Era solo coperto, oscurato.

In maniera simile, eliminare la confusione non crea la capacità della mente di capire correttamente. La nostra mente è capace di capire perfettamente la realtà della relazione. Una volta che la nostra confusione è eliminata, con naturalezza saremo in grado di vedere la realtà. Anche se la rimozione della confusione ha un inizio, durerà per sempre. Inoltre, dal momento che la corretta comprensione è supportata dalla realtà, può anch'essa durare per sempre, al contrario della confusione che è basata sulla non realtà. La comprensione corretta non è come una relazione che si instaura ex novo e che deve finire.

Se siamo a conoscenza di tutti questi fatti e di tutte queste possibilità, allora non avremo nulla da temere dalla cosiddetta ”incognita” quando iniziamo una relazione con qualcuno.

Riassunto

In breve, è importante sapere cos'è una relazione, cosa non è, e cosa non potrà mai essere. È importante conoscere i fatti statici coinvolti, come il fatto che questa persona non sarà mai il Principe Azzurro o la Principessa. È anche importante conoscere tutti i fatti relativi alla sua impermanenza:

  • dal momento che la relazione ha un inizio, deve avere una fine
  • è destinata a cambiare di momento in momento
  • è destinata ad avere alti e bassi
  • non è destinata a portare la felicità definitiva
  • non possiamo sapere cosa accadrà dopo
  • si avvicina alla sua fine attimo dopo attimo
  • la circostanza della sua fine è solo una circostanza; la vera ragiona per cui finisce è che è incominciata
  • questa relazione non è la sola che abbiamo nella nostra vita
  • il nostro avere esperienze di vita continuerà a prescindere dalla fine di questa relazione
  • la nostra confusione riguardo alla relazione non ha inizio, ma può avere una fine. Ciò non accadrà naturalmente, siamo noi che dobbiamo farlo accadere.
  • La capacità di avere una comprensione corretta è già presente; quindi se si elimina la confusione, la corretta comprensione basata sulla realtà perdurerà per il resto della vita.

Questi sono alcuni aspetti pratici che si possono trarre da un'elaborata analisi buddhista dei fenomeni: esistente, non esistente, statico e non statico.

Domande

Domanda: Perché ogni relazione deve necessariamente finire? Non ci sono relazioni che durano per sempre? Incontriamo qualcuno ed abbiamo la sensazione di averlo conosciuto in una vita precedente. Nel crescere insieme, nell'invecchiare insieme e così via, abbiamo la sensazione che anche se uno di noi muore prima dell'altro, la relazione continuerà nelle vite future con tutti i cambiamenti.

Risposta: Ciò che dici ha certamente del vero. La mia analisi era limitata alla vita presente. Quando apriamo la porta alle vite passate e future, la cosa è un po' diversa. Senza dubbio vi sono relazioni che continuano da una vita all'altra, anche se in forme leggermente differenti in ogni vita. Dal punto di vista buddhista, così come dalla mia esperienza personale, questo è certo. Ma ciò non vuol dire che la relazione con qualcuno sarà eterna.

Se la vita è senza inizio ed il numero degli esseri è finito, ne consegue che abbiamo interagito con tutti gli esseri. È molto improbabile, comunque, che abbiamo avuto una relazione speciale con una persona specifica per sempre e non con ogni altro. Dev'esserci stato un tempo in cui per la prima volta ci siamo incontrati ed abbiamo costruito una relazione speciale.

Quindi, questo ci riporta al punto per il quale la relazione con qualcuno durerà solo fino a quando le circostanze e le condizioni che la sostengono saranno presenti. Proprio come in questa vita non possiamo fare affidamento sul fatto che le condizioni che ci hanno portato a stare insieme durino per il resto della nostre vite, e così come abbiamo bisogno di creare ulteriori condizioni e di crescere con la relazione affinché questa continui, così accade con le relazioni che attraversano diverse vite.

Il mio insegnante, Serkong Rinpoche, è stato uno degli insegnanti di Sua Santità il Dalai Lama. Morì nel 1983 e rinacque nel 1984. Avevo una relazione molto profonda con lui nella sua vita passata, ed anche in questa vita ho una relazione molto profonda con lui. Ma sono relazioni differenti e sono basate su differenti circostanze e condizioni. Se avessi solo contato sul “Bè, nella tua vita precedente hai fatto questo e quello” lui non avrebbe avuto alcun interesse a continuare la relazione.

Questa è una cosa pessima da fare a un tulku, ad un lama reincarnato, il riferirsi a lui come se fosse esattamente la stessa persona del suo predecessore. Soltanto se ci si rapporta con loro così come essi sono in questa vita, allora la relazione può continuare. Il punto è che bisogna lavorare sul rapporto. Non possiamo solo dare per scontato che la relazione con qualcuno sarà sempre la stessa in ogni vita. Se lo facciamo, le circostanze che ci hanno fatto avvicinare verranno naturalmente meno e non vi saranno nuove circostanze a sostenerci.

Questo è un aspetto molto profondo. Per esempio, quando incontriamo qualcuno potremmo avere un'esperienza di déjà vu: scatta qualcosa e sentiamo di avere una profonda relazione con quella persona. In una vita passata la relazione potrebbe aver avuto la forma del matrimonio con quella persona o dell'essere stati amanti. In questa vita le circostanze in cui ci troviamo non portano alla stessa cosa per una qualsiasi ragione: differenze di sesso, forti differenze di età, ecc. Potremmo avvertire un residuo di quella che fu una relazione sessuale con questa persona in un'altra vita, che non è adeguata in questa vita. Se continuiamo a voler basare la nostra relazione su quei parametri precedenti, non funzionerà. Dobbiamo cambiare le circostanze della relazione in questa vita.

Domanda: Cosa si può dire riguardo all'impegno ed alla responsabilità verso altre persone?

Risposta: Impegno e responsabilità in una relazione sono sostanzialmente un forte proposito: “Voglio stare con te per il resto della vita.” Vi è un'asserzione nel Buddhismo, un'asserzione molto dura, ma credo contenga molta verità: “Non puoi fare affidamento agli esseri samsarici, su coloro che sono pieni di confusione. Inevitabilmente ti deluderanno.” Gli altri inevitabilmente ci deludono non perché siano stupidi ma perché tutti, inclusi noi stessi, sono confusi da tempo senza inizio.

Se siamo molto sinceri in una relazione, ci vorremo legare all'altra persona. È un'intenzione molto bella. La realtà però è che abbiamo molta confusione e problemi, così come l'altra persona. Non inganniamoci pensando che saremo entrambi perfetti, perché non lo siamo. Inevitabilmente ci deluderemo reciprocamente anche se cercheremo di non farlo. Siamo d'accordo che ci lavoreremo su e che cercheremo di essere comprensivi quando l'altra persona a causa della confusione si comporterà senza riguardi, dal momento che ciò accadrà certamente. Ma non possiamo garantire che funzionerà sempre e che la nostra pazienza ed il nostro impegno l'uno per l'altro durerà. Nessuno di noi è un Principe Azzurro o una Principessa.

Domanda: Come possiamo trovare l'appagamento in un'altra persona?

Risposta: Questo è un argomento difficile. Abbiamo bisogno di un alto livello di chiarezza su cosa sia e cosa non sia la relazione, e cosa può o non può essere.

Dovremmo anche avere un'idea realistica su cosa significhi “appagamento.”

Domanda: Quanto senso ha, dal punto di vista buddhista, il lavorare su una relazione, cercare di renderla stabile, duratura e così via?

Risposta: Ha molto senso perché le relazioni sono non solo il terreno su cui lavorare per sviluppare varie qualità positive, ma sono il terreno sul quale verificare il nostro livello di sviluppo. Possiamo anche cercare di beneficiare l'altra persona e fornire ad essa lo stesso terreno. Quindi è molto utile.

Il punto è di non gonfiare troppo la nostra relazione, o pensare che sia la risposta a tutto, abbandonando la responsabilità di darsi da fare con i propri problemi. Dobbiamo lavorare su noi stessi. Ma la relazione può essere il terreno emozionale di sostegno sul quale lavorare con noi stessi, e questo può essere di grande beneficio. Comunque un rapporto può essere anche un ostacolo se è una relazione di scontro o di forte attaccamento. A volte abbiamo bisogno di stare da soli per riuscire a lavorare su noi stessi.

Riguardo a ciò vorrei chiarire un punto. Sono sempre diffidente e non credo sia di grande aiuto quando iniziamo una relazione dicendo “Sono molto confuso ed ho molti problemi emotivi, e tu sei molto confusa ed hai molti problemi emotivi ma ci lavoreremo insieme.” Questo inevitabilmente non funziona. Se veramente abbiamo dei problemi, ci dobbiamo lavorare da soli con un aiuto professionale, anche se abbiamo il sostegno emotivo della relazione con qualcuno. Dobbiamo evitare di credere ingenuamente che noi due da soli possiamo cavarcela insieme nella relazione. Nella maggior parte dei casi si instaurano dinamiche nevrotiche.

Domanda: Riguardo alla metafora dello specchio, che viene usata nei testi classici buddhisti, c'è un tempo in cui la polvere ha inizialmente oscurato lo specchio? Com'è avvenuto? Può la polvere tornare?

Risposta: Questo ci porta ad un'analisi abbastanza complessa. Fondamentalmente il Buddhismo afferma che non vi è inizio. Non è che siamo caduti dal paradiso o qualcosa di simile. La polvere è una metafora della nostra confusione. Una delle ragioni per cui lo specchio delle nostre menti è offuscato dalla confusione da tempo senza inizio, è che in ogni vita le nostre menti sono state insieme con corpi limitati. A causa di questi corpi limitati, anche le nostre menti sono limitate.

Per esempio chiudiamo gli occhi e sembra che nulla esista all'esterno; possiamo vedere solo ciò che si trova di fronte ai nostri occhi, non possiamo vedere gli effetti delle nostre azioni, e così via. Queste limitazioni fisiche creano confusione. Le limitazioni fanno parte dell'intero apparato che implica il possedere i tipi di corpi che abbiamo, e questo non ha inizio. Ma la questione è molto differente quando si parla della natura della mente stessa.

Non è possibile allo stesso tempo sapere e non sapere il modo in cui le cose esistono – i due sono mutualmente esclusivi. In maniera simile le conoscenze corretta o non corretta sono mutualmente esclusive. Possiamo sapere qualcosa o non saperlo. Uno può sostituire l'altro. Quindi qual è il più forte? La confusione e la comprensione erronea crollano se si approfondisce l'indagine. Non reggono all'indagine. La comprensione corretta si rafforza quanto più indaghiamo da ogni punto di vista. Quando riusciamo a fare sufficientemente breccia nello stato di confusione ed a dimorare nella comprensione corretta continuativamente, la comprensione erronea non ha l'energia per ripresentarsi. Avrebbe bisogno di una condizione per poter tornare ma non vi è una condizione per il suo ripresentarsi.

Shantideva, un maestro indiano buddhista, lo diceva proprio bene: “La confusione non ha un posto in cui nascondersi.” Quando è stata eliminata non è come un nemico che si nasconde in un angolo della nostra mente e che tornerà fuori in seguito. È come accendere la luce in una stanza: non è che l'oscurità si nasconde sotto il letto ed aspetta per uscire fuori.

Domanda: Quindi abbiamo la speranza che quando vedremo la realtà allora la confusione sarà eliminata?

Risposta: Si, ma è un processo graduale. Il primo barlume non elimina completamente la confusione. Dobbiamo essere in grado di percepire la realtà non concettualmente e di mantenere questa percezione per tutto il tempo. Ciò necessita di molta pratica. Molto dipende dal tipo e dalla forza della motivazione che muove e sostiene quella percezione, il livello di mente che percepisce e così via. Qui la discussione si fa molto complessa.