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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Azioni per la pratica derivanti dal prendere una direzione sicura (Rifugio)

Estratto modificato in Marzo 2002 da:
Berzin, Alexander: L'Iniziazione di Kalachakra
Roma: Ubaldini Editore, 2002.
Traduzione in italiano a cura di Francesca Paoletti

Introduzione

Prendere rifugio (skyabs-'gro) significa imprimere alla nostra vita, in maniera formale, la direzione sicura e positiva indicata dal Triplice Gioiello – i Buddha, il Dharma e il Sangha – e promettere di mantenere risolutamente questa direzione stabile, finché non ci porti alla liberazione o all’illuminazione.

Prendere rifugio in maniera formale durante una cerimonia per il conferimento dei voti del bodhisattva o durante un’iniziazione tantrica, che sia un pieno potenziamento (dbang, “wang”) oppure un permesso successivo (rjes-snang, “jenang”), è equivalente al farlo durante un rituale apposito con un maestro spirituale. Il taglio di una ciocca di capelli e il ricevere un nome di Dharma non sono componenti essenziali della procedura. Vengono omessi quando si prende rifugio ad una cerimonia per i voti del bodhisattva o ad un’iniziazione, anche se è la prima volta.

Quando orientiamo in maniera formale le nostre vite verso la direzione sicura e positiva del rifugio, ci prendiamo l’impegno di due gruppi di azioni per la pratica (skyabs-'gro bslabs-bya), che sono utili per mantenere questa direzione:

  1. la pratica specificata nel Testo Onnicomprensivo (bsdu-ba-las 'byung-ba'i bslabs-bya),
  2. la pratica specificata in insegnamenti della quintessenza (man-ngag-las 'byung-ba'i bslabs-bya).

Il primo dei due gruppi deriva dal Testo onnicomprensivo per gli accertamenti (gTan-la dbab-pa bsdu-ba, Sct. Vinishcaya-samgraha), uno dei cinque testi dei Livelli della mente per un comportamento integrato (rNal-'byor spyod-pa'i sa, Scr.: Yogacaryabhumi) composti dal maestro indiano Asanga, vissuto nel quarto o nel quinto secolo.

Il secondo gruppo a sua volta contiene due sottogruppi:

  1. pratiche individuali per ognuno dei Tre Gioielli (so-so'i bslab-bya),
  2. pratiche comuni per tutti i Tre Gioielli (thun-mong-ba'i bslab-bya).

 

Questi tre gruppi di azioni da praticare non sono voti. Se ne trasgrediamo una, semplicemente rendiamo più debole la direzione sicura nella nostra vita. Non perdiamo la sicura direzione a meno che non la abbandoniamo formalmente.

 

Pratica specificata nel Testo Onnicomprensivo

Le azioni da praticare che derivano dal testo di Asanga includono due gruppi di quattro azioni ciascuno. Il primo gruppo include un’azione che è parallela al prendere la direzione sicura dai Buddha, due azioni che derivano dal Dharma e un’azione che deriva dal Sangha. Il secondo gruppo di quattro azioni si riferisce al Triplice Gioiello nel suo insieme.

Parallelamente al prendere la direzione sicura dai Buddha, (1) impegnarci dal profondo del cuore nei confronti di un maestro spirituale. Se non abbiamo ancora trovato un insegnante personale che indirizzi la nostra pratica, l’impegno è di trovarne uno.

Prendere formalmente rifugio in presenza di un maestro non implica necessariamente l’impegno a seguire questo maestro come nostra guida spirituale personale. È importante, ovviamente, mantenere sempre rispetto e gratitudine verso questa persona che ci ha aperto la porta per prendere la direzione sicura nella nostra vita. Tuttavia, il nostro rifugio è nel Triplice Gioiello – rappresentato durante la cerimonia da una statua o da un dipinto di Buddha – e non nella persona specifica che sta guidando il rituale. Soltanto nel contesto di un’iniziazione tantrica il maestro è la personificazione dei Tre Gioielli del Rifugio e prendere una direzione sicura crea un legame formale tra maestro e discepolo.

Inoltre, a prescindere dal contesto, la nostra direzione sicura è quella del Triplice Gioiello in generale, non quella di uno specifico lignaggio o di una specifica tradizione del Buddhismo. Se un insegnante che guida una cerimonia di rifugio o un’iniziazione appartiene ad un particolare lignaggio, ricevere la direzione sicura oppure un potenziamento tantrico da lui o da lei non ci rende necessariamente seguaci dello stesso lignaggio.

Per mantenere la direzione del Dharma nella nostra vita, (2) studiare gli insegnamenti buddhisti e (3) concentrare la nostra attenzione su quegli aspetti degli insegnamenti specificamente rivolti al superamento delle nostre emozioni ed atteggiamenti disturbanti. Lo studio accademico non è abbastanza, dobbiamo applicare il Dharma nella nostra vita personale.

Per prendere la direzione dalla comunità del Sangha dei praticanti altamente realizzati (arya), (4) seguire il loro esempio. Fare ciò non significa necessariamente prendere l’ordinazione monastica, ma piuttosto fare uno sforzo sincero per realizzare direttamente e non concettualmente i quattro veri fatti della vita (le quattro nobili verità). Questi sono il fatto che la vita è difficile; che le nostre difficoltà nascono da una causa, cioè la confusione riguardo alla realtà; che possiamo porre fine ai nostri problemi; e che per fare questo dobbiamo raggiungere la comprensione della vacuità come mente-sentiero.

Parallelamente al prendere la direzione sicura nel Triplice Gioiello nel suo insieme, (5) allontanare la nostra mente dalla ricerca dei piaceri dei sensi, quando essa li rincorre distrattamente e, invece, lavorare su noi stessi come compito primario nella nostra vita. Questo significa impiegare il nostro tempo e le nostre energie nel superamento delle nostre limitazioni e nella realizzazione dei nostri talenti e del nostro potenziale, piuttosto che nel rincorrere sempre più divertimento, cibo, esperienze sessuali e nell’accumulare sempre più denaro e possedimenti materiali.

(6) Adottare le linee guida etiche che sono state definite dai Buddha. Questo sistema etico è basato sulla chiara discriminazione tra ciò che è utile e ciò che è dannoso per una direzione positiva nella nostra vita, piuttosto che sull’obbedienza ad un insieme di leggi di emanazione divina. Quindi, osservare l’etica buddhista significa astenersi da certi comportamenti perché sono distruttivi ed ostacolano la nostra capacità di beneficiare noi stessi e gli altri, ed adottare altri comportamenti perché sono costruttivi e ci aiutano a crescere.

(7) Cercare di essere quanto più possibile solidali e compassionevoli con gli altri. Anche se i nostri obiettivi spirituali si limitano al raggiungimento della liberazione dai nostri problemi personali, questo non è mai a spese degli altri.

Infine, per mantenere la nostra connessione con il Triplice Gioiello, (8) fare speciali offerte di frutta, fiori e così via nei giorni sacri buddhisti, come l’anniversario dell’illuminazione di Buddha. Osservare le festività religiose con rituali tradizionali ci aiuta a sentirci parte di una comunità più vasta.

Pratiche individuali per ognuno dei Tre Gioielli

Il primo gruppo di azioni che deriva dagli insegnamenti della quintessenza include la pratica delle tre azioni da evitare (dgag-pa'i bslabs-bya) e delle tre azioni da praticare (sgrub-pa'i bslab-bya), in connessione con ciascuno dei Tre Preziosi Gioielli individualmente. Le azioni che vanno evitate portano ad una direzione opposta nella vita, mentre quelle da adottare alimentano la consapevolezza dell’obiettivo.

Le tre azioni da evitare sono: invece di prendere la sicura direzione dai Buddha (1) prendere una direzione suprema da qualche altra parte. La cosa più importante nella vita è smettere di accumulare quanti più oggetti materiali ed esperienze divertenti possibili, bensì accumulare quante più qualità positive possibili – come l’amore, la pazienza, la concentrazione e la saggezza – per poter essere di maggiore beneficio agli altri. Questo non è un voto di povertà e di astinenza, ma piuttosto l’affermazione dell’avere una più profonda direzione nella vita.

Più specificamente, questo impegno significa non prendere un rifugio ultimo in divinità o spiriti. Il Buddhismo, in particolare nella sua forma tibetana, contiene spesso cerimonie rituali (puja) rivolte verso diverse forme di Buddha (yidam, divinità tantriche) o verso feroci protettori, in modo che aiutino a rimuovere ostacoli e a realizzare finalità costruttive. Il condurre queste cerimonie crea circostanze favorevoli affinché il potenziale negativo maturi in maniera banale piuttosto che in forma di grandi ostacoli e affinché il potenziale positivo maturi prima piuttosto che dopo. Ma comunque, se abbiamo accumulato una stragrande maggioranza di potenziali negativi, queste cerimonie non saranno efficaci per allontanare le difficoltà. Quindi, propiziare le divinità, gli spiriti, i protettori o persino i Buddha non è mai un sostituto del prendersi cura del nostro karma – evitare una condotta distruttiva ed agire in maniera costruttiva. Il Buddhismo non è un sentiero spirituale di venerazione dei protettori e nemmeno di venerazione di Buddha. La direzione sicura del sentiero buddhista è il lavorare in prima persona per poter raggiungere la liberazione o l’illuminazione.

Invece che prendere la sicura direzione dal Dharma, (2) causare danno o offesa a umani o animali. Una delle linee guida principali insegnate da Buddha è di aiutare gli altri il più possibile, e se non possiamo essere d’aiuto, perlomeno non creare alcun danno.

Invece che prendere la sicura direzione dal Sangha, (3) avere rapporti stretti con persone negative. Rifuggire da questi contatti ci aiuta ad evitare di essere facilmente smossi dai nostri obiettivi positivi nel momento in cui siamo ancora deboli riguardo alla nostra direzione nella vita. Non significa dover vivere in una comunità buddhista, ma piuttosto fare attenzione alle compagnie che frequentiamo e prendere qualsiasi misura che sia appropriata e necessaria per evitare influenze nocive.

Le tre azioni da adottare in segno di rispetto sono il rendere onore a: (4) tutte le statue, i dipinti e altre rappresentazioni artistiche dei Buddha, (5) tutti i libri, specialmente quelli riguardanti il Dharma e (6) a tutte le persone che hanno voti monastici buddhisti, e anche alle loro tonache. Tradizionalmente, sono manifestazioni di irriverenza il calpestare o passare sopra uno di questi oggetti, lo starci seduti o in piedi sopra e metterli direttamente sul pavimento o sul terreno senza mettere almeno un pezzo di stoffa sotto di loro. Nonostante questi oggetti non siano la reale fonte di sicura direzione, tuttavia la rappresentano e ci aiutano a mantenere la consapevolezza degli esseri illuminati, dei loro supremi conseguimenti, e dei praticanti altamente realizzati che sono molto avanzati verso questo obiettivo.

Pratiche comuni per tutti i Tre Gioielli

L’ultimo gruppo di impegni derivanti dal prendere la sicura direzione è il praticare sei azioni che si riferiscono ai Tre Preziosi Gioielli nel loro insieme. Queste sono:

(1) riaffermare la nostra sicura direzione ricordandoci continuamente delle qualità dei Tre Gioielli di Rifugio, e delle differenze tra loro e altre possibili direzioni nella vita.

(2) In segno di gratitudine per la loro gentilezza e il loro sostegno spirituale, offrire la prima porzione delle nostre bevande calde e dei nostri pasti ogni giorno al Triplice Gioiello. Questo è fatto normalmente con la nostra immaginazione, anche se possiamo anche mettere una piccola porzione della nostra prima bevanda calda della giornata davanti ad una statua o a un dipinto di Buddha. Più tardi, immaginiamo che Buddha ci restituisca l’offerta, in modo che la possiamo bere e gustare noi stessi. Sarebbe una grave mancanza di rispetto se noi gettassimo le nostre offerte nel water o nel lavandino.

Non è necessario, quando facciamo offerte di cibo e di bevande, recitare un verso in una lingua straniera che non conosciamo, a meno che non siamo ispirati dal suo mistero. Semplicemente pensare: “Per favore, o Buddha, gustate questo” è sufficiente. Se le persone con cui mangiamo non sono buddhiste, è meglio fare questa offerta in maniera discreta, in modo che nessuno sappia cosa stiamo facendo. Mettere in mostra la nostra pratica induce soltanto il disagio o lo scherno altrui.

(3) Consapevoli della compassione del Triplice Gioiello, incoraggiare indirettamente altri ad andare nella loro direzione. Lo scopo di questo impegno non è che dobbiamo diventare missionari e cercare di convertire chiunque. Ciononostante, le persone ricettive nei nostri confronti che si sono perse nella vita, che non hanno una direzione oppure ne hanno una negativa, spesso trovano utile se gli spieghiamo l’importanza e il beneficio che derivano per noi stessi dall’avere una direzione sicura e positiva. Il punto non è se gli altri diventino buddhisti oppure no. Il nostro esempio diretto li può incoraggiare a fare qualcosa di costruttivo nella loro vita lavorando su sé stessi per crescere e migliorare.

(4) Ricordarsi dei benefici dell’avere una direzione sicura, formalmente riaffermandola tre volte ogni giorno e tre volte ogni notte – in genere la mattina poco dopo esserci svegliati e la sera prima di andare a dormire. Questa affermazione è normalmente fatta ripetendo: “Prendo sicura direzione dai maestri, dai Buddha, dal Dharma e dal Sangha.” I maestri spirituali non costituiscono un quarto Prezioso Gioiello, ma consentono l’accesso ai Tre. Nel contesto del tantra, i maestri spirituali li incorporano tutti.

(5) Qualunque cosa accada, affidarci alla nostra direzione sicura. In momenti di crisi, la direzione sicura è il rifugio migliore perché affronta l’avversità cercando di eliminarne la causa. Gli amici possono darci solidarietà, ma a meno che non siano esseri illuminati, inevitabilmente ci deluderanno. Hanno problemi per conto loro e le loro capacità sono limitate. Invece, lavorare continuamente per superare le nostre limitazioni e difficoltà in maniera sobria e realistica è una cosa che non ci pianterà mai in asso nel momento del bisogno.

Questo ci porta all’ultimo impegno, (6) non abbandonare mai questa direzione nella vita, non importa cosa accada.

Prendere rifugio e praticare altre religioni o sentieri spirituali

Alcune persone si chiedono se prendere i voti del Rifugio significhi convertirsi al Buddhismo ed abbandonare per sempre le loro religioni natie. Non è così, a meno che non desideriamo farlo. Non esiste una parola tibetana che sia letteralmente equivalente a “buddhista.” La parola usata per indicare un praticante significa “qualcuno che vive dentro,” ciò all’interno dei limiti dell’aver preso una direzione sicura e positiva nella propria vita. Vivere questo tipo di vita non necessita il portare un cordino rosso di protezione intorno al collo o non mettere mai piede dentro una chiesa, sinagoga, tempio indù, o santuario confuciano. Piuttosto, significa lavorare su noi stessi per superare le nostre limitazioni e realizzare i nostri potenziali – in altre parole, per realizzare il Dharma – proprio come hanno fatto i Buddha e come stanno facendo i praticanti altamente realizzati, il Sangha. Mettiamo i nostri sforzi principali in questa direzione. Come hanno detto molti maestri buddhisti, incluso il mio defunto maestro, Tsenciab Serkong Rinpoche, se consideriamo gli insegnamenti sull’amore e sulla carità in altre religioni come il Cristianesimo, dobbiamo concludere che praticarle non è in contraddizione con la direzione insegnata nel Buddhismo. Il messaggio umanitario è lo stesso in tutte le religioni.

La nostra direzione sicura e positiva di rifugio serve in primo luogo ad astenersi dalle dieci azioni maggiormente distruttive (le dieci non-virtù). Prendere la vita di qualsiasi creatura vivente, prendere quello che non ci è stato dato, indulgere in una condotta sessuale impropria, mentire, parlare in maniera che crei divisioni, usare un linguaggio duro e crudele, chiacchierare senza alcun significato, e pensare in una maniera che sia bramosa, maligna o distorta e antagonistica. Prendere la direzione buddhista nella nostra vita implica allontanarsi soltanto da quegli insegnamenti di altri sistemi religiosi, filosofici o politici che incoraggiano azioni, parole o pensieri che siano connessi con queste azioni distruttive e che siano di danno per noi stessi e per gli altri. Inoltre, anche se non c’è alcun divieto ad andare in chiesa, mantenere una direzione stabile significa evitare di concentrare tutte le nostre energie su quegli aspetti della nostra vita e quindi trascurare il nostro studio e la nostra pratica buddhista.

Alcune persone si chiedono se prendere rifugio come parte di una cerimonia tantrica richieda l’abbandono della pratica dello zen o di sistemi di esercizio fisico come l’hatha yoga o le arti marziali. La risposta è no, perché anche questi sono dei metodi per realizzare il nostro potenziale positivo e non compromettono la nostra direzione sicura nella vita. Tutti i grandi maestri raccomandano, comunque, di non mischiare o adulterare la nostra pratica di meditazione. Se vogliamo avere per pranzo una minestra e una tazza di caffè, non versiamo il caffè nella minestra e poi beviamo tutto insieme. Impegnarsi in diversi tipi di pratica ogni giorno va bene. Tuttavia, è meglio farlo in sessioni separate, praticando ognuna di esse e rendendo onore alle usanze specifiche. Proprio come sarebbe assurdo fare tre prostrazioni davanti all’altare entrando in una chiesa, allo stesso modo è improprio recitare mantra durante una sessione di meditazione zen o vipassana.