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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Azioni per la pratica derivanti dalla promessa di Bodhicitta dell’Aspirazione

Estratto modificato in Marzo 2002 da:
Berzin, Alexander: L'Iniziazione di Kalachakra.
Roma: Ubaldini Editore, 2002.
Traduzione in italiano a cura di Francesca Paoletti

Bodhicitta dell’Aspirazione e Bodhicitta dell’Impegno

I Bodhisattva sono coloro che hanno bodhicitta (byang-sems) – un cuore completamente dedicato agli altri e al raggiungimento dell’i lluminazione per poterli beneficiare in maniera più completa possibile. Ci sono due livelli di bodhicitta:

  1. Bodhicitta di Aspirazione (smon-sems),
  2. Bodhicitta dell’Impegno (' jug-sems).

La Bodhicitta dell’Aspirazione è il forte desiderio di superare le nostre limitazioni e di realizzare i nostri potenziali per beneficiare tutti. La Bodhicitta dell’Impegno significa impegnarsi nelle pratiche che portano a questo obiettivo e prendere i voti del Bodhisattva dell’astenersi dalle azioni che siano nocive per questa finalità. La differenza tra i due livelli è simile a quella tra il voler diventare un medico ed effettivamente iscriversi alla facoltà di medicina.

Il semplice desiderio e la promessa di Bodhicitta

Partecipando ad una speciale cerimonia, possiamo generare lo stato di Bodhicitta dell’A spirazione. Tuttavia, questo non implica il prendere i voti del Bodhisattva.

La Bodhicitta dell’Aspirazione ha due fasi:

  1. il semplice desiderio di diventare un Buddha per il beneficio degli altri (smon-sems smon-pa-tsam),
  2. la promessa di non abbandonare mai questa finalità finché non la si sia raggiunta ( smon-sems dam-bca'-can).

Con la promessa di bodhicitta, ci impegniamo a praticare cinque azioni che ci aiuteranno a non perdere mai la nostra risoluzione. Sviluppare lo stato di semplice desiderio non implica questa promessa. Le prime quattro pratiche contribuiscono a non far mai declinare la nostra risoluzione di bodhicitta in questa vita. La quinta pratica ci aiuta a non perdere questa risoluzione nelle vite future.

Quattro pratiche affinché lo sviluppo della finalità di Bodhicitta non declini in questa vita

(1) Ogni giorno e ogni notte, ricordarsi dei benefici della motivazione di bodhicitta. Così come superiamo subito la nostra stanchezza e ci carichiamo di energia quando dobbiamo accudire i nostri bambini, allo stesso modo possiamo facilmente superare tutte le nostre difficoltà e sfruttare tutto il nostro potenziale se la nostra motivazione primaria nella vita è bodhicitta.

(2) Riaffermare e rafforzare questa motivazione dedicando nuovamente i nostri cuori all’illuminazione e agli altri tre volte ogni giorno e tre volte ogni notte.

(3) Impegnarsi a rafforzare reti di forza positiva e di profonda consapevolezza (collezioni di merito e discernimento) che portino all’illuminazione. In altre parole, aiutare gli altri nel modo più efficace possibile e fare ciò con la più profonda consapevolezza della realtà possibile.

(4) Non smettere mai di cercare di aiutare gli altri o perlomeno non smettere mai di desiderare di essere in grado di farlo, non importa quanto l’altra persona sia difficile da aiutare.

Pratica per non perdere la finalità di Bodhicitta nelle vite future

Il quinto punto della pratica implica il liberarci dai quattro tipi di comportamento oscuro (nag-po'i chos-bzhi, quattro azioni “nere”) e invece adottarne quattro che siano luminosi (dkar-po'i chos-bzhi, quattro azioni “bianche”). In ognuno dei seguenti quattro gruppi, il primo tipo di comportamento è quello oscuro che stiamo cercando di abbandonare mentre il secondo è quello luminoso che stiamo cercando di adottare.

(1) Smettere del tutto di ingannare i nostri maestri spirituali, genitori o il Triplice Gioiello. Invece, essere sempre onesti con loro, specialmente riguardo alla nostra motivazione e ai nostri sforzi per aiutare gli altri.

(2) Smettere del tutto di trovare difetti o essere sprezzanti nei confronti dei Bodhisattva. Invece, poiché soltanto i Buddha sanno con certezza chi sono realmente i Bodhisattva, considerare chiunque in maniera pura come se fossero i nostri maestri. Anche se le persone agiscono in maniera rozza ed offensiva, ci insegnano a non comportarci in questo modo.

(3) Smettere del tutto di far sì che altri si pentano di aver fatto delle cose positive. Se qualcuno fa molti errori nello scrivere a macchina una lettera per noi e noi gli urliamo contro con rabbia, quella persona non si offrirà mai più di aiutarci. Invece, incoraggiare gli altri ad essere costruttivi e, se sono ricettivi, ad impegnarsi per superare le loro limitazioni e per realizzare i loro potenziali per essere di maggiore beneficio per tutti.

(4) Smettere del tutto di essere ipocriti o pretenziosi nelle nostre relazioni con gli altri, in altre parole nascondere i nostri difetti e far finta di avere qualità che non possediamo. Invece, assumersi la responsabilità di aiutare gli altri, essere sempre onesti e schietti riguardo ai nostri limiti e alle nostre capacità. È molto crudele promettere più di quello che possiamo offrire , suscitando negli altri false speranze.