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Spiegazione semplice della pratica preliminare in sette rami

Alexander Berzin
Città del Messico, Messico, 21 Settembre 2001
Traduzione in italiano a cura di Benedetta Lanza

Calmarsi concentrandosi sul respiro

La prima cosa che dobbiamo fare prima di iniziare qualsiasi pratica meditativa o di assistere ad un insegnamento è calmarci. Lo facciamo concentrandoci sul respiro. Respiriamo normalmente dal naso, non troppo velocemente, non troppo lentamente, in modo non troppo profondo né superficiale e contiamo i cicli del respiro. Ci sono vari modi di contare. Il modo abituale consiste in un ciclo che inizia con un'espirazione quindi, senza una pausa, un'inspirazione e si inizia a contare dopo l'inspirazione ma senza trattenere il fiato. Comunque la maggior parte delle persone trova più facile iniziare il ciclo inspirando, espirando in modo naturale e poi facendo una breve pausa dopo l'espirazione, e contare durante la pausa. Che si segua l'uno o l'altro metodo, contiamo fino a undici e poi ripetiamo il ciclo di undici per due o tre volte, a seconda della nostra velocità. Per favore fate questo.

Comunque, dobbiamo contare i respiri solo se la nostra mente è agitata. Se non lo è, non c'è bisogno di contare. Basta che ci concentriamo sulla sensazione del respiro che va dentro e fuori mentre respiriamo normalmente. Possiamo sia guardare in basso al pavimento o chiudere gli occhi, ma è preferibile tenere gli occhi aperti. Se i nostri occhi sono leggermente aperti restiamo presenti invece di distanziarci dalle altre persone e volare nel paese incantato della nostra mente. Il Mahayana pone l'accento sullo stare connessi con le persone. Questa è la ragione per cui i metodi Mahayana insistono sulla meditazione ad occhi aperti, non chiusi.

Riaffermare la nostra motivazione

Il prossimo passo è esaminare e riaffermare la motivazione per la quale ci troviamo qui.

Il significato di “motivazione” nel Buddhismo non è solo quello che ha nelle nostre lingue occidentali. Queste generalmente si riferiscono solo alle ragioni emotive sottostanti a ciò che stiamo facendo. Quindi l'importanza è più psicologica o emotiva. Il nostro orientamento psicologico è importante, ma nel Buddhismo la motivazione si riferisce principalmente alla nostra intenzione. Qual è il nostro fine? Cosa vogliamo ottenere dall'essere venuti qui? Quando ci sediamo a meditare o studiamo o quando andiamo a una lezione, dobbiamo riaffermare ciò che vogliamo realizzare. Inoltre, in sostegno al nostro fine, riaffermiamo le ragioni per cui vogliamo realizzarlo, sia quelle razionali che emotive.

Ciò che cerchiamo di fare quando ascoltiamo un insegnamento o quando meditiamo su ciò che impariamo da esso, è parte di un intero processo che io chiamo “prendere una direzione sicura e positiva nella nostra vita.” Normalmente è chiamato “rifugio.” La maggior parte di noi ha questo indirizzo nella vita, lo abbiamo scelto in modo molto consapevole. Questa direzione è indicata dal Dharma. Il Dharma si riferisce allo stato completamente realizzato di un Buddha, nel quale tutti i difetti ed i limiti della mente sono stati rimossi e tutte le qualità ed i potenziali positivi sono stati pienamente realizzati. Questo è ciò che vogliamo ottenere. Gli insegnamenti ci indicano solo come attuare questo obiettivo.

I Buddha mostrano questa direzione dal momento che hanno completamente ottenuto questo stato totalmente purificato e realizzato. Il Sangha si riferisce agli esseri altamente realizzati, gli arya, coloro che hanno ottenuto la cognizione diretta non concettuale della vacuità. Essi hanno effettivamente ottenuto delle purificazioni. Si sono liberati per sempre da alcuni limiti e realizzato alcuni dei potenziali positivi della mente. Sono effettivamente arrivati da qualche parte.

La comunità monastica rappresenta simbolicamente il Sangha. L'uso del termine Sangha per riferirsi a persone che frequentano un centro di Dharma è una consuetudine puramente occidentale. Vuol dire tradurre “congregazione di una chiesa” in termini buddhisti. Non ha assolutamente nulla a che vedere con il Buddhismo tradizionale. Anche se la comunità di un centro di Dharma è importante, certamente non è un oggetto di rifugio. Le persone che vengono ad un centro di Dharma possono essere molto disturbate. Un centro è semplicemente un gruppo di persone che possono o meno essere indirizzate verso la liberazione e lo stato di Buddha. Il gioiello Sangha sono coloro che hanno realmente fatto determinati passi in quella direzione. È importante comprendere questo punto.

È molto interessante ciò che viene specificatamente detto riguardo al fatto che quando prendiamo la direzione sicura, non lo facciamo nella personalità del Buddha o degli arya. La personalità è molto variabile. Ciò che offre la direzione sicura sono le loro realizzazioni e gli stati di eliminazione dei loro difetti che hanno ottenuto.

Inoltre, nella formulazione del rifugio in tibetano nella quale includiamo il guru, non prendiamo mai rifugio nella personalità di un guru. Piuttosto, il guru rappresenta la natura di Buddha e la possibilità di lavorare, purificare ed ottenere la piena realizzazione della natura di Buddha. Questo è ciò che rappresenta il Buddha. Questo è molto importante perché se risulta chiaro che la nostra direzione nella vita non ha nulla a che fare con le personalità, con le politiche di un centro di Dharma, con tutta questa spazzatura samsarica, allora il nostro rifugio sarà molto stabile. È il Buddha, il Dharma e gli esseri altamente realizzati. Come ripeto sempre: cosa vi aspettate dal samsara? Il samsara può solo darci spazzatura e sofferenza. La nostra direzione nella vita non è indicata dal samsara. Questo dev'essere molto chiaro.

Quindi, venire a questo insegnamento è un passo nella nostra direzione positiva; riaffermiamo il nostro rifugio. Vogliamo ottenere la purificazione da tutta la spazzatura delle nostre menti e realizzare tutti i nostri potenziali nel modo in cui lo hanno pienamente fatto i Buddha e nel modo in cui gli esseri altamente realizzati hanno iniziato a fare. Il supporto emotivo a ciò è il timore ed il disgusto verso il samsara che si ripete in maniera incontrollabile, e la fiducia che l'intraprendere questa direzione sicura ci consentirà di uscirne fuori.

Riaffermiamo anche la nostra bodhicitta. Partecipando ad una lezione sul karma ed apprendendo cose su di esso, il nostro scopo è quello di essere in grado di aiutare gli altri il più possibile. Cos'è che ci impedisce di aiutare gli altri il più possibile? Tutta la robaccia karmica che sperimentiamo. Quindi, desideriamo imparare come capire e superare questo, in modo da essere più in grado di aiutare gli altri. Questo è il nostro scopo. Questo è ciò che riaffermiamo. Secondariamente, dobbiamo anche riaffermare e rafforzare il nostro amore e la nostra compassione, che sono il supporto emotivo per il nostro obiettivo di ottenere l'illuminazione per aiutare gli altri nel miglior modo.

Se facciamo tutto ciò prima della meditazione, questo la renderà molto più significativa. Sappiamo ciò che vogliamo ottenere. È per questo che siamo seduti qui. Non stiamo parlando di altri fattori come il sentirsi obbligati o farlo in maniera meccanica, che sono importanti da osservare. Il nostro obiettivo è essenziale. La domanda è: cosa faccio qui e perché? Dobbiamo rendere consapevoli le nostre ragioni. Se ci sono chiare, le riaffermiamo. È un passo molto significativo. Non è di poco conto. Non è solo il recitare un verso. Facciamolo per un momento.

La pratica in sette rami

Quindi facciamo la pratica in sette rami. Può essere fatta in un modo molto rituale, e questo certamente ha i suoi benefìci, ma dobbiamo aver chiaro ciò che stiamo facendo. Quindi permettetemi di spiegarlo. E invece di dare spiegazioni tradizionali, vorrei dare una spiegazione più semplice e pratica.

Viene sempre detto che la prima pratica giornaliera per un principiante è la pratica in sette rami. Questo fine settimana parliamo del karma. In quale modo produciamo karma facendo questo tipo di pratica? Se essa viene fatta con una motivazione di bodhicitta, il che vuol dire dedicare qualsiasi forza positiva possa derivare da questa pratica all'illuminazione, allora agirà come causa per l'illuminazione. Se non la dedichiamo, se non abbiamo questo obiettivo all'inizio e alla fine, allora sarà soltanto qualcosa di positivo. Cosa risulterà da esso? Solo il passarsela bene nel samsara. Questo non è il nostro obiettivo, vero?

Prostrazioni

Prima di tutto facciamo le prostrazioni. Dopo aver riaffermato la direzione che vogliamo intraprendere, cioè ottenere l'illuminazione per poter aiutare gli altri nel miglior modo e non solo per spassarcela, le prostrazioni ci proiettano completamente in questa direzione. Ci volgiamo in questa direzione mostrando rispetto per coloro che hanno intrapreso questa direzione e l'hanno ottenuta, rispetto per le nostre future illuminazioni che aspiriamo ad ottenere con bodhicitta, e rispetto verso la nostra natura di Buddha che ci consentirà di raggiungere questo obiettivo. In questo modo mostriamo rispetto verso il livello risultante, del sentiero e della base.

Guardiamo una rappresentazione che ci aiuti a ricordare la sorgente del rifugio, un dipinto o una statua, normalmente del Buddha, e cerchiamo di portare alla mente ciò che essa rappresenta: le qualità di corpo, parola e mente di un Buddha. Questo è quanto vogliamo ottenere per essere in grado di aiutare gli altri il più pienamente possibile. Con questo atteggiamento facciamo le prostrazioni. Ciò ha un grande significato. Ci impegniamo totalmente in questo. Non ci prostriamo senza pensare a cosa stiamo facendo.

Quando facciamo la preghiera in sette rami, immaginiamo di prostrarci. In altri momenti ci prostriamo fisicamente, recitiamo i versi -la lingua non importa- e pensiamo alle qualità dei Tre Gioielli come a qualcosa che vogliamo ottenere, che abbiamo fiducia di potere ottenere, con bodhicitta, sulla base della nostra natura di Buddha. In questo modo indirizziamo la nostra parola e mente, così come il nostro corpo, in quella direzione. Immaginiamo di farlo.

Fare offerte con le offerte del samadhi

Quando facciamo offerte, il tema principale è anche qui il rifugio e bodhicitta. Che cosa desideriamo offrire per poterci indirizzare verso quella direzione sicura, per ottenere l'illuminazione e per beneficiare gli altri? Una ciotola d'acqua non ha molto significato. L'acqua serve solo a rappresentare qualcos'altro. Ciò che desideriamo offrire è noi stessi. Desideriamo offrire il nostro tempo, la nostra energia, tutto il nostro sforzo, i nostri cuori per intraprendere questa direzione del lavorare su noi stessi per essere in grado di aiutare gli altri sempre più.

Questo può essere fatto in maniera elaborata o semplicemente. Spesso offriamo sette ciotole d'acqua. Queste possono rappresentare le sette parti della pratica in sette rami. Su un altro livello, abbiamo ciò che vengono chiamate offerte esteriori che sono offerte di acqua, fiori, incenso e così via. Vi è un delizioso insegnamento di un grande maestro sakya, Chogyel Pagpa (Chos-rgyal 'Phags-pa). Era l'insegnante di Kublai Khan. Portò il Buddhismo ai mongoli nella metà del tredicesimo secolo. Egli insegnò che questi sette oggetti di offerta hanno una più profonda rappresentazione che egli chiamava “offerte del samadhi, assorbimento concentrativo.” In altre parole, quando facciamo l'offerta, ci concentriamo su ciò che questi oggetti rappresentano. Trovo che ciò sia di grande aiuto quando si fa la pratica in sette rami. La rende più significativa.

La prima offerta è quella dell'acqua. L'acqua rappresenta la nostra lettura, il nostro studio. Useremo tutto ciò che leggiamo o studiamo per poter essere di beneficio agli altri. Non sto parlando del leggere fumetti per divertimento ma di cose che hanno maggiore significato, che possono insegnarci come aiutare gli altri, capire noi stessi, come lavorare su noi stessi. Questo è ciò che offriamo. E non lo offriamo solo ai Buddha, lo offriamo a tutti gli esseri, a coloro che vogliamo aiutare. Offriamo tutto ciò che abbiamo imparato a tutti gli esseri. Questo è ciò che useremo per aiutare tutti gli esseri.

La prossima sono i fiori. I fiori crescono dall'acqua. Ciò che cresce dalla nostra lettura e dallo studio è la nostra conoscenza. La offriamo sotto forma di fiori.

L'incenso rappresenta la disciplina etica che useremo per aiutare gli altri. Non ci comporteremo come al solito. Ci comporteremo in modo disciplinato per essere di beneficio, di aiuto e in modo da non danneggiare nessuno. Offriamo questo impegno ai Buddha, ai nostri insegnanti, a tutti. I Buddha non hanno bisogno della nostra disciplina. Diciamo ai Buddha ed ai nostri insegnanti: “Questo è ciò che farò.” Offriamo loro la nostra disciplina ed il nostro servizio. L'incenso, tra l'altro, ha un ottimo profumo. Quando qualcuno ha una pura disciplina etica, emana un meraviglioso profumo, conosciuto come “il profumo della disciplina etica.” Per questo l'incenso rappresenta un'offerta di pura disciplina etica.

La successiva offerta è la luce rappresentata da lampade al burro, candele e simili. Rappresenta i discernimentiche abbiamo ottenuto, che vogliamo usare per illuminare gli altri.

La prossima è il profumo o la colonia, acqua profumata da spruzzare sul corpo per rinfrescarlo. Questa rappresenta una ferma convinzione. Abbiamo letto e studiato (acqua), abbiamo ottenuto conoscenza (fiori), usiamo la disciplina (incenso) per meditare su ciò ed aiutare gli altri e con questa disciplina abbiamo ottenuto un po' di discernimento e comprensione (luce). Ora abbiamo la ferma convinzione negli insegnamenti (acqua di colonia). Ci rinfresca dal dubbio e dall'indecisione vacillante. Questo è un grande dono. Se siamo fermamente convinti e ci basiamo su una reale comprensione e sull'esperienza, non sul fanatismo, ciò aiuterà altri ad ottenere fiducia, sicurezza e anche stabilità.

Il cibo rappresenta l'assorbimento concentrativo. Quando raggiungiamo stati meditativi molto alti siamo sostenuti dal nostro assorbimento concentrativo e non abbiamo bisogno di cibo. Soltanto se abbiamo una ferma convinzione negli insegnamenti possiamo porre il nostro stato concentrativo in maniera univoca su di essi. Se abbiamo dubbi, non riusciamo veramente ad ottenere un assorbimento concentrativo. Quando aiutiamo gli altri dobbiamo essere concentrati, e non pensare a qualcos'altro o addormentarci. Dobbiamo essere presenti. È un grande dono da offrire agli altri.

L'ultima offerta è la musica che rappresenta l'insegnare e lo spiegare agli altri. Non deve necessariamente essere un insegnamento formale o profondo e serio. Può essere semplicemente il parlare in modo significativo, con il cuore, senza esagerazione o timidezza. Questa è la più grande musica che possiamo offrire agli altri.

Questa offerta può essere davvero di vasta portata. Non è di poco conto. Naturalmente possiamo anche offrire fiori, acqua e incenso per creare una bella atmosfera. Vi è quel livello di significato ma dobbiamo anche capire che qualunque cosa nel Dharma ha molti livelli di significato. È utile iniziare a sondare i livelli più profondi.

Come ho spiegato, in generale affermiamo che siamo disposti a dare tutto: il nostro tempo, energia, o qualsiasi cosa possa servire ad aiutare gli altri. Shantideva, il grande maestro indiano, definisce l'atteggiamento della generosità come “propensione al dare,” a prescindere che abbiamo o meno qualcosa da dare. Altrimenti le persone povere non potrebbero svilupparla. Possiamo certamente donare la nostra energia, tempo e cuore a questa direzione sicura di lavorare su noi stessi per poter essere di maggiore beneficio agli altri.

Confessare apertamente i nostri errori e difetti

Il terzo ramo della pratica è generalmente tradotto come “confessione.” Ma questo porta ad un'inutile e fuorviante associazione con sistemi di pensiero non buddhisti. Piuttosto, ammettiamo apertamente che non siamo sempre in grado di aiutare gli altri; a volte siamo pigri, distratti, egoisti e così via. Nel contesto del karma, ammettiamo che a volte agiamo in modo molto distruttivo ma ci rammarichiamo per questo e ci auguriamo davvero di non essere così. Non è che dobbiamo sentirci in colpa. Veramente non vogliamo essere in quel modo. Questo è molto differente dal senso di colpa.

Poi ci ripromettiamo di fare del nostro meglio per non ripeterci. Ci proveremo. Non possiamo promettere di non essere mai più distruttivi. Questo sarebbe assurdo. Ma ci proveremo. Come possiamo riuscirci? Andando nella direzione sicura del rifugio e bodhicitta. Riaffermiamo che questo è proprio ciò che faremo. Questa è la nostra base. Infine applichiamo forze contrarie per contrastare i nostri errori e difetti, il che vuol dire che applicheremo tutto ciò che impariamo qui come forza contraria. La useremo per andare in questa direzione, non così, senza ragione. Questo è il terzo ramo, ammettere apertamente i nostri errori e difetti.

Gioire

Il quarto è il gioire. Ritengo che qui sia abbastanza importante per noi occidentali invertire l'ordine. Normalmente iniziamo a gioire per i Buddha e così via. Credo che dal momento che tanti di noi hanno problemi di autostima, dopo aver evidenziato i nostri difetti dobbiamo prima di tutto gioire per le nostre buone qualità. Abbiamo ammesso che a volte agiamo in maniera distruttiva ed egoista, ma a volte agiamo anche in maniera costruttiva. Dobbiamo riaffermare e gioire per tutto ciò che di positivo e costruttivo abbiamo fatto. A un livello più basilare, noi tutti abbiamo la natura di Buddha, il che vuol dire che noi tutti abbiamo la capacità di aiutare, di provare compassione, di essere comprensivi. Questo è fantastico. È meraviglioso. È questa la base sulla quale possiamo crescere e diventare Buddha attraverso tutte le cose positive e costruttive che facciamo. È importante avere un atteggiamento positivo verso noi stessi e le nostre capacità, dopo aver ammesso i nostri difetti.

Quindi gioiamo per i Buddha, coloro che hanno realizzato la loro natura di Buddha, e per altri che hanno lavorato in quella direzione. “Sono felice per te! Ce l'hai fatta! Bravo!” Ma ancora di più gioiamo per il fatto che essi hanno insegnato come farlo. Per questo gioiamo enormemente. “Non posso ringraziavi abbastanza, Buddha e grandi maestri dell'India e del Tibet, per aver insegnato tutto ciò, per averlo spiegato ed averlo messo per iscritto. Ciò è incredibilmente fantastico e gentile! Grazie! Vi sono profondamente grato.” Questo è il sentimento che vogliamo provare qui. Avrebbero potuto facilmente ottenere le loro realizzazioni ed andare a dimorare in un campo di Buddha per riposarsi, senza preoccuparsi di noi.

Richiesta degli insegnamenti

Il prossimo ramo è la richiesta degli insegnamenti. È generalmente chiamata “girare la ruota del Dharma” ma ciò suona un po' astratto. Siamo così grati che i Buddha abbiano insegnato. Adesso diciamo “Per favore insegnatemi! Desidero imparare. Sono totalmente ricettivo.” Possiamo farlo prima di una lezione, prima della meditazione o a casa prima dello studio di un testo di Dharma.

Non stiamo chiedendo a qualcuno di concederci qualcosa; piuttosto, facendo questa richiesta, stiamo cercando l'ispirazione. Vogliamo ottenere qualcosa, imparare qualcosa. Riuscite a vedere come ciò conduca ad uno stato mentale più ricettivo?

Supplicare i maestri di restare

Il sesto ramo è la supplica ai maestri di non entrare nel parinirvana, il che vuol dire non andare via. Cosa vuol dire praticamente? Significa dire ai Buddha e ai maestri “Dico sul serio. Non andatevene. Insegnatemi fino alla mia illuminazione. Voglio percorrere l'intero sentiero. Non abbandonatemi a metà.” Questa è la cosa principale: lo vogliamo fare davvero, non importa quanto tempo ci vorrà, non importa quante vite impiegheremo.

Dedica

L'ultimo passo è la dedica. Questo è il passo più importante di tutti. Dedichiamo qualunque forza positiva e profonda consapevolezza abbiamo accumulato grazie a questa pratica, a noi e a tutti affinché possiamo raggiungere l'illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri.

Reti che portano all'illuminazione

Quando parliamo del karma, è molto importante renderci conto che queste pratiche preliminari non devono solo servire ad accumulare karma positivo. Non è questo il punto. Noi vogliamo liberarci completamente dal karma. Pertanto, quando si parla del dedicare le nostre azioni costruttive, dobbiamo distinguere tra ciò che possiamo chiamare “azioni costruttive che portano al samsara” da “ azioni costruttive che portano all'illuminazione.”

Sono stato recentemente in India per un mese ed ho imparato qualcosa di nuovo sul termine che viene normalmente tradotto con “collezione,” quando si parla “delle due collezioni” o “delle collezioni di merito e saggezza.” Questi termini non mi sono mai piaciuti. “Merito” ha la connotazione di punteggio. Ma in realtà ha a che fare con la forza positiva. “Collezione” suona come se collezionando sufficienti punti vinciamo qualcosa. Non è così. Ho deciso di tradurre questo termine con “rete” perché tutte le forze positive lavorano unite come una rete e diventano sempre più forti. Non mi piaceva neppure “saggezza,” perché da una parte è un termine vago e dall'altra parte possiamo riferire questa parola ad aspetti che sono posseduti anche da un verme. Quindi preferisco tradurre questo termine con “consapevolezza profonda.” Non si riferisce solo alla consapevolezza profonda della realtà, ma anche ai differenti aspetti del funzionamento basilare della mente. Quindi è una consapevolezza che va giù molto in profondità; fino alla realtà più profonda ed agli aspetti più profondi della mente.

In India ho avuto una discussione sul termine collezione con un grandissimo maestro di nome Ghesce Wangchen. Sua Santità il Dalai Lama lo ha incaricato come tutore della reincarnazione del principale insegnante del Dalai Lama stesso, Ling Rinpoche. Ghesce Wangchen ha sottolineato che il principale commentario sanscrito al testo chiamato L'Ornamento per le chiare realizzazioni (mNgon-rtogs rgyan, san. Abhisamayalamkara) parla di questo. L'Ornamento per le chiare realizzazioni è il testo principale studiato nell'istruzione di un ghesce. Lo studiano per sei anni ed il principale commentario in sanscrito è di un maestro chiamato Haribhadra. Haribhadra spiega il significato del termine sanscrito sambhara che è stato tradotto in tibetano con la parola tsog (tshogs) ed in inglese con collezione, e che io traduco con rete.

Basandosi sulla spiegazione di Haribhadra, Ghesce-la sottolinea che i tibetani hanno tradotto il termine in modo inesatto. Uno dei significati di sambhara è “riunire insieme.” Sam può significare “insieme” e bhara può significare “raccogliere o collezionare.” Haribhadra chiarisce che in tale contesto non è questo il significato. Piuttosto, sam è un prefisso che indica qualcosa di più alto o più perfetto e bhara ha il significato di costruire o creare. Quindi non si sta affatto parlando di collezione, ma di forza positiva e profonda consapevolezza che costruiscono l'illuminazione. Queste sono forze e profonde consapevolezze che, se dedicate con bodhicitta, agiscono per costruire o creare l'illuminazione. Se non vengono dedicate per questo scopo, allora creeranno samsara. Saranno forze positive che porteranno salute, bellezza, intelligenza, abilità e così via, nel samsara. La mia spiegazione di “rete” è sempre valida perché tutte queste forze e profonde consapevolezze si intrecciano l'una con l'altra e diventano sempre più forti, ma questo non è il significato della parola sambhara. È meglio quindi tradurre il termine con “rete che costruisce l'illuminazione."

L'intero processo che consiste nel lavorare nella direzione del rifugio e di bodhicitta è così più chiaro. Dobbiamo stare molto, molto attenti. Stiamo facendo molte cose positive. Andiamo in un centro di Dharma, ascoltiamo insegnamenti, costruiamo stupa e così via. Queste sono forze positive. Bisogna stare attenti di non farle diventare forze positive che costruiscono samsara. Se non siamo consapevoli di cosa stiamo facendo, lo diventeranno. In qualche vita futura le cose saranno un po' più facili per qualche tempo e poi sprofonderemo di nuovo. Questo è uno spreco. Lo sforzo che stiamo facendo sarebbe per ben poca cosa. Ma se siamo molto consapevoli prima di iniziare qualcosa di costruttivo e facciamo una dedica consapevole alla fine, chiariamo molto bene il nostro desiderio affinché questa forza positiva sia costruttrice dell'illuminazione. Vogliamo che essa agisca da causa per ottenere i vari Corpi di un Buddha.

Quello che Ghesce Wangchen continuò a spiegare fu che anche se la nostra aspirazione di bodhicitta è artificiosa o forzata e noi non la sentiamo sinceramente, ed anche se sentiamo qualcosa che è però è artificioso, non ha importanza: dobbiamo farlo crescere per arrivare a sentirlo. Non dobbiamo aspettare di avere la mente di un essere che è entrato in un sentiero, il così detto “sentiero dell'accumulazione,” il primo dei cinque sentieri nei quali si ha una bodhicitta davvero spontanea e non forzata, per iniziare ad accumulare questa forza positiva che conduce all'illuminazione. Anche al nostro livello, nel quale la bodhicitta non è la nostra motivazione principale ventiquattro ore al giorno, se dedichiamo il più sinceramente possibile, questo conta. “Possa qualunque forza positiva agire per il raggiungimento dello stato di Buddha.” Così qualsiasi cosa facciamo diviene molto più positiva e di beneficio.

Conclusione

Facciamo questa pratica preliminare in sette rami prima della lezione, prima di studiare, prima di meditare o di fare qualsiasi cosa di positivo. Anche se siamo stati la maggior parte della serata su questo argomento pur essendo questo un seminario sul karma, abbiamo iniziato mettendo subito l'enfasi sulla pratica piuttosto che sulla teoria, e questo è buono.

Il punto principale è che il nostro obiettivo non è soltanto produrre buon karma ma vogliamo compiere azioni che ci portino all'illuminazione. Quindi se facciamo questa pratica in sette rami come un'azione che ci conduce all'illuminazione, essa sarà una fantastica pratica quotidiana. Non è necessario che sia lunga. Possiamo farla in un minuto, o in mezz'ora o in un'ora. Dipende da come ci piace farla. Se vogliamo recitare dei versi, va benissimo. Possiamo recitare dei versi dopo aver generato il loro significato nei nostri cuori. Se prima generiamo il significato, allora i versi non saranno vuoti. Anche se non la facciamo seguire da una meditazione formale, è di per sé una pratica significativa.

[Per una versione in versi, vedi: I preliminari per la meditazione o lo studio: la pratica in sette rami.]

Per favore non banalizzate la pratica in sette rami. È molto facile renderla banale, proprio come è facile rendere banale il rifugio.

Domande sull'atto del compiere offerte

Partecipante: a volte si dispongono otto ciotole, le prime due con acqua, le altre con fiori e così via. Perché?

Alex: Nelle tradizioni buddhiste ci sono molti modi di fare qualsiasi cosa, quindi non c'è un solo modo “giusto.” È importante rendersi conto di ciò. La nostra tendenza in occidente è il pensiero biblico: una sola verità, un solo Dio, una sola maniera giusta e tutto il resto è sbagliato, eresia. Otto ciotole d'acqua includono due offerte dell'acqua; nove, tre offerte dell'acqua; dieci, quattro offerte dell'acqua e così via.

A livello letterale, stiamo invitando i Buddha e i bodhisattva ad entrare a casa nostra , come se stessero arrivando scalzi da una polverosa e bollente strada indiana. Prima di tutto diamo loro dell'acqua da bere. Poi dell'acqua per lavarsi i piedi. Questo nel caso in cui offriamo solo due ciotole d'acqua. La terza servirebbe a rinfrescarli con una doccia. Successivamente li invitiamo a mangiare, quindi la quarta ciotola sarebbe a loro disposizione per sciacquarsi la bocca.

Sul tavolo abbiamo disposto fiori bellissimi. Spesso gli indiani cospargono il pavimento di fiori quando un ospite d'onore si avvicina alla tavola. Oppure mettono una ghirlanda di fiori di calendula attorno al collo dell'ospite. Poi accendono l'incenso. Spesso, se si tratta di un guru, accendono dell'incenso e con questo lo accompagnano al tavolo, o mettono dell'incenso presso il tavolo in modo che vi sia un buon profumo. Poi accendono una candela sul tavolo. La colonia è come delle salviette piacevolmente profumate. Anche noi abbiamo un'usanza simile, no? Quindi offriamo un buon pasto e della buona musica. Questa è l'origine letterale di queste offerte: esse sono ciò che offriremmo se accogliessimo i Buddha e i bodhisattva a casa nostra in modo che si trovino bene e a proprio agio.

Fare questo tipo di offerte è un ottimo modo non solo per compiacere i maestri ed i Buddha, ma anche, mentre immaginiamo di farle, per cercare di goderne e trarne piacere noi stessi senza alcun turbamento. Non ci lamentiamo che i fiori non sono abbastanza belli, che l'incenso ci fa tossire, che il cibo ci fa ingrassare e così via. Non c'è nessuna di queste preoccupazioni, solo semplice godimento e piacere. È una bellissima cosa da riuscire a coltivare: nessuna lamentela.

Partecipante: Non tutte le ciotole hanno acqua. Alcune hanno del riso. Qual è il significato del riso? La ciotola con i fiori dovrebbe avere riso o acqua?

Alex: Entrambi vanno bene. I fiori usati dai tibetani sono in genere quei baccelli secchi che si trovano nel sud dell'India. Non stanno molto bene nell'acqua. Non sarebbe il caso di mettere quelli o un bastoncino di incenso in una ciotola d'acqua. È solo per una ragione pratica che si usa il riso. Non fa differenza.

Non insisterò mai abbastanza sul fatto che ci sono molti modi per fare la stessa cosa. Quando andiamo in un altro centro o in India in differenti monasteri e notiamo qualche leggera differenza, non c'è bisogno che facciamo quelli bravi scioccati dal fatto che loro lo stanno facendo nel modo “ sbagliato” mentre il modo in cui lo facciamo noi è quello “giusto.” Anche all'interno della stessa tradizione, nei differenti monasteri, le cose possono essere fatte in modo diverso. La cosa importante nel fare le offerte è lo stato mentale e l'avere una qualche forma o struttura che sia almeno rispettosa e piacevole esteticamente, perché vogliamo generare gioia nella mente.

Dedica finale

Possa qualunque cosa abbiamo imparato condurci all'illuminazione. Possa divenire causa per diventare un Buddha ed essere in grado di aiutare gli altri il più possibile. Possa entrare dentro di noi sempre più in profondità ed intrecciarsi con tutte le altre cose che abbiamo imparato e tutte le cose positive che abbiamo mai fatto. Possa creare una rete con tutte queste altre forze positive e lasciare un'impronta forte sul nostro continuum mentale, in modo da essere infine causa per l'illuminazione e possa produrre frutti lungo tutto il sentiero per l'illuminazione, in modo da essere in grado di impiegare sempre di più la nostra comprensione per il beneficio degli altri.

Promemoria finale sulla natura del samsara

Un'altra cosa. Nel fare una dedica è importante ricordarsi come funziona il samsara. Va su e giù. Continuerà ad andare su e giù fino a quando non diverremo un essere liberato, un arhat. Questo è un ottenimento molto elevato. Quindi non importa quanto siamo vicini a ciò, il nostro umore e situazioni andranno sempre su e giù. Non siatene sorpresi. Non andrà ogni giorno meglio. Non sarà sempre meraviglioso. Se stiamo praticando con sincerità, la tendenza generale sarà più verso l'alto che verso il basso, ma comunque andrà su e giù. Se sappiamo ciò, non ci scoraggeremo. Quando ragioniamo in termini di una qualche forza positiva che matura lungo il percorso per essere di beneficio agli altri, non sarà una cosa costante, ma va bene così. Possa essa essere il più possibile di beneficio lungo il sentiero.

Cosa ci aspettiamo dal samsara? Naturalmente ci saranno guerre; ci saranno morti; ci saranno tragedie. Lo sappiamo, continuiamo attraverso le difficoltà e non ci arrendiamo mai. Questo è il modo per raggiungere l'illuminazione. Grazie.