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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Considerazioni in merito all’etica sessuale buddhista

Alexander Berzin
Morelia, Messico, Settembre 1998
Trascrizione leggermente riveduta
Traduzione in italiano a cura di Francesca Paoletti

I due sistemi etici occidentali: legalistico ed umanistico

L’argomento di questa sera è la posizione buddhista in materia di etica sessuale. In generale, nel Buddhismo cerchiamo sempre di seguire una via di mezzo e così, anche in materia di sessualità, cerchiamo di evitare i due estremi. Un estremo è quello di essere molto rigidi e severi. Questo atteggiamento considera la sessualità come qualcosa di sporco e, fondamentalmente, negativo. D’altronde, vogliamo evitare anche l’altro estremo, ovvero l’atteggiamento nei confronti del sesso secondo cui va bene tutto: “L’importante è esprimere se stessi.”

La via di mezzo buddhista che indica un approccio etico nei confronti della sessualità evita questi due estremi. Tuttavia, per poterla comprendere, abbiamo bisogno di capire la nozione buddhista dell’etica. Poiché esistono molti differenti sistemi etici, dobbiamo fare attenzione a non proiettare il nostro sistema etico su quello buddhista. Per esempio, l’etica della Bibbia insegna un insieme di leggi assegnate da un’autorità superiore, da Dio. Dunque il comportamento etico è una questione di obbedienza a queste leggi. Se obbediamo alle leggi di Dio, siamo “brave persone” e verremo ricompensati. Se disobbediamo, siamo “cattivi” e verremo puniti.

Un altro importante sistema etico che abbiamo ereditato in Occidente viene dall’antica Grecia. È piuttosto simile a quello biblico, ma le leggi, anziché essere assegnate da Dio, sono date da una legislatura di persone elette a governare. E, di nuovo, l’etica è una questione di obbedienza. Se obbediamo alle leggi civili, siamo “bravi cittadini,” se disobbediamo, siamo “cattivi cittadini.” Siamo criminali e veniamo messi in prigione.

Si può vedere che entrambi questi sistemi etici legalistici implicano e causano un senso di colpa. In altre parole, sono entrambi basati sul giudizio. Ci sono certe azioni che sono giudicate moralmente “cattive” e altre che sono giudicate moralmente “buone.” Se facciamo qualcosa di “male,” siamo in colpa. Se trasponiamo questo approccio etico censorio nell’ambito della sessualità, allora spesso la nostra condotta sessuale è accompagnata da sensi di colpa, anche se nessuno ci scopre mentre facciamo qualche “marachella.” Questo è perché noi stessi diventiamo i giudici e quindi ci autogiudichiamo anche quando nessun altro ci sta giudicando.

Un terzo sistema etico occidentale è il sistema umanistico moderno. Esso si basa sul principio di non nuocere ad altri. Qualsiasi cosa facciamo va bene, fintanto che non rechi danno ad altri. Se nuociamo ad altri, allora non è etico. Generalmente, mescoliamo insieme l’etica umanistica e quella legalistica, cosicché se feriamo qualcuno ci sentiamo molto male e in colpa per questo.

L’etica non giudiziale buddhista

L’etica buddhista è del tutto diversa da queste tre. Non è basata sull’obbedienza a delle leggi. Né è basata sul solo evitare di nuocere ad altri, anche se ovviamente facciamo del nostro meglio per evitare di creare danno ad altri. Ma va più in là di questo. Secondo il Buddhismo, la base per essere una persona etica è l’evitare azioni motivate dal desiderio bramoso, dalla collera o dall’ingenuità, e l’avere una corretta consapevolezza discriminante. Con quest’ultima si intende la capacità di discriminare quali motivazioni ed azioni siano costruttive e quali invece siano distruttive. Motivazioni e comportamenti costruttivi o distruttivi, in questo caso, sono ciò che crea nel nostro continuum mentale tendenze ed abitudini che, ad un certo momento in futuro, ci faranno sperimentare felicità o sofferenza come loro conseguenza.

Nessuno ha definito delle regole che dicono cosa sia costruttivo e cosa distruttivo. È semplicemente nella natura dell’universo il fatto che alcune azioni causano la nostra sofferenza ed altre no. Per esempio, se mettiamo la mano sul fuoco, ci bruciamo e ci farà male. Questa è un’azione distruttiva, giusto? Nessuno ha fatto questa regola: è semplicemente la natura delle cose. Quindi, se qualcuno mette una mano sul fuoco, questo non lo rende una persona cattiva. Forse lo rende una persona sciocca o una persona che non capisce la relazione tra causa ed effetto, ma certamente non lo rende una persona “cattiva.”

Il senso fondamentale dell’etica buddhista, dunque, è cercare di capire quali tipi di motivazione e di comportamento sono distruttivi e quali invece sono costruttivi. In altre parole, dobbiamo imparare a distinguere tra ciò che ci causerà infelicità e ciò che ci causerà felicità. Dopodiché sta a noi: siamo responsabili di quanto ci accadrà in futuro. Per esempio, è come quando comprendiamo il danno che deriva dal fumare e poi sta a noi decidere se fumare oppure no. Se qualcuno agisce distruttivamente e causa del danno a sé stesso, allora è appropriato vederlo come un oggetto di compassione. Viceversa, è inappropriato guardarlo dall’alto al basso in maniera moralistica oppure avere pietà di loro. Questo non è un atteggiamento buddhista. È triste che questa persona non capisca la realtà delle cose.

Il Buddhismo ha lo stesso approccio anche nei confronti dell’etica sessuale. È non-giudiziale. Certi tipi di motivazione e di condotta sessuale sono distruttivi e causano la nostra infelicità, mentre altri sono costruttivi e creano la nostra felicità. E di nuovo, sta a noi. Se vogliamo avere molti problemi a causa della nostra condotta sessuale, possiamo continuare ad indulgere. Ma se non vogliamo avere problemi, allora ci sono certe cose che bisogna evitare.

Possiamo facilmente capire la differenza con un esempio. Se vogliamo avere un rapporto sessuale non protetto con una prostituta, beh, questo è ingenuo e molto sciocco, visto che corriamo il rischio di contagiarci con l’AIDS. Ma questo non ci rende una cattiva persona. È la nostra scelta. Vedete, è un atteggiamento molto differente nei riguardi del sesso. Questo è la chiave per comprendere l’intero approccio buddhista.

Distinguere tra comportamento costruttivo e comportamento distruttivo

Per analizzare in dettaglio l’etica sessuale buddhista, dobbiamo comprendere la differenza tra ciò che è costruttivo e ciò che è distruttivo dal punto di vista buddhista. In generale, il Buddhismo distingue tra azioni che sono intrise di confusione e quelle che ne sono prive. Questi termini vengono anche tradotti come azioni “contaminate” o “incontaminate” – contaminate dalla confusione riguardo alla natura di noi stessi, degli altri, e della realtà in generale. Questa confusione che contamina le nostre azioni porta al desiderio bramoso, alla rabbia o semplicemente all’ingenuità, che a loro volta motivano le nostre azioni.

Azioni prive di confusione necessitano della cognizione non-concettuale della vacuità – la comprensione del fatto che le fantasie che noi proiettiamo riguardo alla realtà non si riferiscono a nulla di reale. Questo tipo di comprensione è molto difficile da raggiungere, anche solo a livello concettuale. Così, per la maggior parte di noi, tutte le nostre azioni sono intrise di confusione. Nascono dalla confusione e sono accompagnate dalla confusione. Queste sono il tipo di azioni connesse a quello che chiamiamo “karma.” Sono la causa per cui continuiamo a sperimentare rinascite che si ripetono incontrollabilmente – samsara – e che sono piene di problemi.

Le azioni confuse possono essere distruttive, costruttive oppure non sono state specificate negli insegnamenti di Buddha come appartenenti all’uno o all’altro tipo. Le azioni distruttive sono sempre intrise di confusione e sono quelle che matureranno in forma di infelicità o sofferenza. Le azioni costruttive che sono intrise di confusione maturano in forma di una felicità che non dura e non dà mai soddisfazione. Azioni non specificate possono anch’essere intrise di confusione. Esse matureranno in forma di sensazioni neutre, né felicità né infelicità.

Abbiamo già visto un esempio di un’azione distruttiva, ovvero avere un rapporto sessuale non protetto con una prostituta. Un tale comportamento è chiaramente intriso di confusione in merito alla realtà, di ingenuità e generalmente anche di desiderio bramoso.

Come esempio di un’azione costruttiva intrisa di confusione, considerate il caso di una madre che abbia un figlio di 24 anni e che cerchi sempre di fare cose gentili per lui, come ad esempio cucinargli dei pasti deliziosi. Allevare il proprio figlio è un atto d’amore e un’azione costruttiva. Il suo risultato sarà che la madre sperimenterà felicità e benessere. D’altra parte, lei cucina per il figlio anche perché la fa sentire utile e necessaria. Questo è dove entra in gioco la confusione. Forse il figlio ventiquattrenne non vuole essere trattato come un bambino che, quando non torna a casa per cena, viene salutato con “Perché non sei venuto a cena? Ho preparato qualcosa di così buono per te. Non hai alcun rispetto per me.” Il preparare la cena, da parte della madre, è intriso della confusione dell’aggrapparsi a: “Io, io, io. Voglio sentirmi utile, voglio sentirmi necessaria.” Alla base della sua azione costruttiva e della sua motivazione gentile c’era un interesse egocentrico. Qualsiasi felicità che lei sperimenterà come risultato delle sue azioni gentili sarà dunque precaria e instabile. Non sarà di lunga durata e non le darà mai soddisfazione. Inoltre, la sua motivazione egocentrica inevitabilmente le porterà frustrazione, infelicità e sofferenza.

Un’azione non specifica, neutra, come il lavarci i denti, può essere intrisa della confusione che ci fa pensare che se ci laviamo i denti, renderemo il nostro alito veramente fresco e saremo veramente attraenti. Ma in realtà non possiamo mai rendere il nostro alito definitivamente fresco, poiché molto presto i nostri denti saranno di nuovo sporchi e il nostro alito maleodorante. Qui troviamo confusione riguardo alla realtà, un certo livello di ingenuità, e un forte interesse egocentrico riguardo al nostro aspetto. Anche se lavarci i denti non porterà come risultato né felicità né infelicità – stiamo semplicemente facendo quello che va fatto – allo stesso tempo stiamo prolungando la nostra situazione samsarica. Dovremo continuare a lavarci i denti per tutto il resto della nostra vita. Cercate di non fraintendere questo punto. Non significa che la cosa migliore da fare sia smettere di lavarci i denti. Significa semplicemente che un’azione neutra compiuta ripetutamente, come il prendersi cura del nostro corpo samsarico, se è intrisa dell’afferrarsi ad un “io” solido, perpetua la ripetizione della nostra esistenza samsarica, con tutti i suoi problemi.

La maturazione del karma e la legge della certezza

Dobbiamo capire più chiaramente cosa si intende nel Buddhismo con l’affermazione che azioni intrise di confusione “maturano” in forma di infelicità, di felicità samsarica o di un sentimento neutro che non è nessuna delle due cose. Questo principio si riferisce a ogni nostro ordinario comportamento, dunque anche alla nostra condotta sessuale.

Nel Buddhismo si parla della legge della certezza del karma. È certo che azioni distruttive matureranno in forma di sofferenza, a meno che le tendenze karmiche che abbiamo sviluppato non vengano purificate. O viceversa, se in questo momento sperimentiamo sofferenza, questa esperienza è maturata dalle tendenze karmiche sviluppate tramite il nostro comportamento distruttivo nel passato. La stessa legge vale in merito alla nostra felicità ordinaria e alle azioni costruttive intrise di confusione.

Il termine importante da capire nel contesto della legge della certezza è la parola “maturare.” “Maturare” in forma di sofferenza non significa soltanto “risultare” come sofferenza. Questo è perché le nostre azioni hanno molti risultati, e la maggior parte di loro sono incerti. Per esempio, è incerto se, mentre compiamo un’azione, sperimenteremo felicità o infelicità. Considerate lo schiacciare uno scarafaggio con il piede. Possiamo schiacciarlo e provare grande piacere nell’uccidere quello che consideriamo una cosa orribile. Oppure, mentre lo schiacciamo, possiamo provare orrore e disgusto. Mentre aiutiamo qualcuno con un compito difficile, possiamo essere felici oppure essere risentiti per questo lavoro difficile.

Anche quello che proveremo immediatamente in seguito alla nostra azione è incerto. Dopo aver avuto un rapporto sessuale non protetto con una prostituta, potremmo sentirci felici per aver avuto un rapporto sessuale oppure spaventati dal rischio di venire contagiati dall’AIDS. Dopo aver fatto un dono in denaro a qualcuno, possiamo gioirne sentendoci pieni di gioia oppure pentircene e sentirci infelici. E anche i risultati a breve termine delle nostre azioni sono incerti. Se rapiniamo una banca, forse verremo catturati dalla polizia o forse non verremo presi mai. Se siamo onesti nel nostro lavoro, forse avremo una promozione e saremo felici, oppure, nonostante il nostro buon lavoro, potremmo venire licenziati ed essere molto depressi. Tutti questi tipi di risultati sono incerti. Non è di questo che parla la legge della certezza del karma.

E non è neanche certo se la nostra azione causerà felicità o infelicità per la persona nei cui confronti abbiamo agito – sia durante l’azione o immediatamente dopo, nel breve o nel lungo termine. Potremmo mentire a qualcuno riguardo alle loro capacità, dicendo loro che sono più competenti di quanto siano in realtà. Questo può renderli felici, sia mentre parlano con noi che immediatamente in seguito. Nel breve termine, e forse anche nel lungo termine, può dare la fiducia in loro stessi necessaria al loro successo. Ma potrebbe anche farli stare male, poiché capiscono che stiamo soltanto cercando di lusingarli e che quel che diciamo non è vero. Anche se ci credono, potrebbero impegnarsi troppo come conseguenza, e quindi fallire completamente nel loro futuro lavoro. D’altronde, se diciamo loro la verità, potrebbero sentirsi depressi e, non avendo alcuna fiducia in sé stessi, fallire in qualsiasi cosa tentino di fare. Oppure potrebbero essere felici del fatto che siamo stati sinceri con loro e, applicandosi in compiti meno impegnativi nella loro vita, avere un buon successo ed essere felici.

Dunque questo tipo di risultato delle nostre azioni è completamente incerto. È per questo che diciamo che l’etica buddhista non è semplicemente basata sul non nuocere ad altri. È perché non abbiamo mai alcuna garanzia su quali saranno gli effetti delle nostre azioni su di loro. Ovviamente cerchiamo di non causare danno ad altri. Ma, a meno che non siamo dei Buddha, non sapremo mai quali saranno questi effetti.

Dunque, quando parliamo di azioni distruttive che “maturano” in forma di sofferenza, stiamo parlando di un processo complesso attraverso cui i nostri modi di agire, di parlare e di pensare sviluppano nel nostro continuum mentale certe tendenze e certe abitudini che influenzeranno le nostre esperienze future. Per esempio, se abbiamo relazioni extraconiugali, sviluppiamo o rafforziamo l’abitudine a essere insoddisfatti con i nostri partner sessuali e a passare sempre dall’uno all’altro.

Essere insoddisfatti ed irrequieti nella nostra vita sessuale è un’esperienza di infelicità, non trovate? E infatti, se non saremo mai soddisfatti dei nostri partner coniugali e saremo infelici in queste relazioni, allora non saremo mai soddisfatti neppure delle nostre amanti. Anche queste relazioni non dureranno e continueremo a cercare qualcos’altro. Inoltre, anche i nostri partner ci saranno infedeli. Perché dovrebbero esserci fedeli, se noi non lo siamo? Così ci sono molte ripercussioni di lungo termine e molti problemi che possono sorgere. Questo è quello che certamente deriva dall’agire in maniera distruttiva.

Le motivazioni per un comportamento distruttivo

Andiamo a vedere un po' più da vicino cosa è distruttivo – cosa creerà abitudini negative che daranno origine ai nostri problemi nel lungo termine. Il fattore principale che determina se un’azione sia distruttiva oppure no è lo stato mentale che la motiva. Azioni distruttive possono essere motivate da desiderio bramoso – per esempio, l’ossessione del sesso, che fa sì che qualcuno passi da un’avventura sessuale ad un’altra. Possono essere anche motivate da collera o ostilità, come nel caso in cui qualcuno violenta molte donne perché è arrabbiato con le donne e vuole ferirle. Oppure un comportamento distruttivo può essere motivato da ingenuità – sia ingenuità riguardo a causa ed effetto oppure ingenuità riguardo alla realtà, come l’esempio che abbiamo citato prima dell’avere un rapporto sessuale non protetto con una prostituta. L’ingenuità è spesso mescolata al desiderio bramoso o all’ostilità.

Ci sono anche altri atteggiamenti fondamentali che accompagnano sempre le azioni distruttive. Questi sono l’essere privi di una dignità etica – cioè non avere alcun interesse per il modo in cui il nostro comportamento si riflette su di noi – e l’essere privi di interesse per il modo in cui il nostro comportamento si riflette sugli altri, per esempio sulle nostre famiglie, sui nostri maestri spirituali, sui nostri concittadini e così via. Possiamo capire questo fatto se pensiamo all’esempio del Presidente Clinton e alla sua relazione extraconiugale che ha causato tanto scandalo.

Altre emozioni disturbanti, come la gelosia, che si accompagnano a queste motivazioni distruttive, sono anch’esse distruttive, così come lo sono le azioni che vengono motivate da esse. E poi in generale possiamo anche dire che il samsara – l’incontrollabile ricorrenza delle nascite – è esso stesso distruttivo.

Motivazione causale e motivazione contemporanea

La presentazione buddhista dell’etica distingue inoltre tra motivazione causale e motivazione contemporanea. La motivazione causale è quella che inizialmente ci spinge a compiere una certa azione. La motivazione contemporanea invece è presente nel momento esatto dell’azione. Nel caso di azioni che sono per loro natura neutre – Buddha non ha specificato nei suoi insegnamenti se sono costruttive o distruttive – è la motivazione contemporanea che determina se un’azione è costruttiva o distruttiva, non la motivazione causale originaria. Nel caso di azioni che Buddha ha specificato come costruttive o distruttive, la motivazione contemporanea è quella che ha l’effetto più forte sulla pesantezza o leggerezza del risultato karmico.

Immaginate di avere un rapporto sessuale con il vostro o la vostra partner, un’azione che in sé e per sé è eticamente neutra. La nostra motivazione causale ad avere un rapporto sessuale potrebbe essere un motivo costruttivo. Forse vogliamo fare felice il nostro partner o vogliamo concepire un bambino. Ma, nel momento in cui effettivamente incominciamo il rapporto sessuale, se l’ossessione del piacere e del desiderio prende il sopravvento come motivazione contemporanea, l’azione diviene distruttiva, nonostante la motivazione originaria fosse positiva. Fare l’amore con un’ossessione per il sesso sviluppa un’abitudine mentale negativa che, nel lungo termine, ci renderà infelici.

La motivazione causale può anche essere essa stessa distruttiva. L’ossessione per il sesso ci può spingere ad avere un rapporto sessuale ed essere allo stesso tempo anche la nostra motivazione contemporanea. Tuttavia, la motivazione causale può anche essere neutra. Potremmo volere avere un rapporto sessuale per poterci addormentare più facilmente. Ma poi, quando iniziamo a fare l’amore, siamo sopraffatti dal desiderio e dalla nostra ossessione per esso. Di nuovo, l’atto sessuale diviene distruttivo.

Desiderio bramoso ossessivo e considerazione scorretta

Poiché per la maggior parte delle persone l’emozione disturbante che rende un atto sessuale un’azione distruttiva è il desiderio bramoso ossessivo, diamo un’occhiata più in dettaglio a quello che questo stato mentale significa. Il desiderio bramoso è un’emozione disturbante che mira a qualcosa che non possediamo ed è il forte desiderio di possederla, basato sull’esagerazione delle qualità positive dell’oggetto. Questo può capitare o perché non possediamo affatto questo oggetto, oppure né abbiamo già un po’ e siamo avidi di averne di più. L’attaccamento è simile. È un’emozione disturbante che mira a qualcosa che già abbiamo e, esagerando le qualità positive dell’oggetto, non lo vuole lasciare andare.

In aggiunta all’ingigantire le qualità positive di qualcosa, con atteggiamenti del tipo: “Sei la persona più bella e più perfetta al mondo,” il desiderio bramoso proietta sull’oggetto qualità che esso non possiede. Nella terminologia buddhista, il desiderio bramoso è accompagnato dalla “considerazione scorretta.”

Un esempio di considerazione scorretta relativa ad un partner sessuale è il considerare qualcosa di sporco come una cosa pulita. A un livello molto innocuo, un esempio è l’atteggiamento che dice: “Se è la tazza del mio amante, allora è pulita. Ne berrò con gioia. Se invece è la tazza di un operaio, allora è sporca; sarebbe disgustoso anche solo portarla alle mie labbra.” Se ci pensiamo, non c’è differenza tra le due tazze in questione. Entrambe sono la tazza di qualcun altro da cui l’altra persona ha già bevuto.

O, se mi consentite un esempio un po’ più drastico, potremmo pensare che è una cosa meravigliosa se il nostro o la nostra amante mette la sua lingua nella nostra bocca mentre ci bacia, ma se quella stessa persona ci sputasse in bocca, cosa che in fondo è la stessa cosa, lo troveremmo una cosa disgustosa. Se il nostro amante ci mette la sua lingua in bocca mentre ci bacia, questo è un esempio sia di come possiamo esagerare le caratteristiche di qualcosa, e renderlo un gesto meravigliosamente sexy, e allo stesso tempo scorrettamente considerarlo come qualcosa di pulito, o perlomeno di non sporco.

Un altro tipo di considerazione scorretta è il considerare la sofferenza come felicità. Per esempio, se la nostra amata strofina la nostra mano, pensiamo che sia una cosa meravigliosa. Ma se continua a strofinare esattamente lo stesso punto per cinque minuti, si arrosserà. Tuttavia, potremmo ancora considerarlo come felicità e non dire alla nostra amata di smettere. Oppure sono sicuro che abbiamo tutti fatto l’esperienza di stare sdraiati abbracciando qualcuno e il nostro braccio si addormenta sotto l’altra persona. Diviene una cosa molto scomoda, ma comunque continuiamo a stare sdraiati lì. Oppure abbracciamo qualcuno mentre cerchiamo di addormentarci a fianco dell’altra persona, ma siamo del tutto scomodi e non riusciamo ad addormentarci, eppure non vogliamo smettere di abbracciare l’altra persona. Questo è “considerare la sofferenza come felicità” – un esempio di considerazione scorretta che accompagna l’ossessione del contatto fisico e dell’unione sessuale.

Desiderio biologico contro desiderio ossessivo

È importante distinguere tra desiderio bramoso ossessivo e desiderio biologico. Sono due cose parecchio diverse. È come con il cibo. Quando abbiamo un appetito biologico, soddisfare il nostro desiderio di cibo non è un’azione distruttiva. Possiamo farlo senza esagerare le caratteristiche positive del cibo o avere una considerazione scorretta di esso. Ma se abbiamo un desiderio bramoso per un certo tipo di cibo, come la cioccolata, e lo ingigantiamo fino a renderlo la cosa più deliziosa del mondo e poi ce ne rimpinziamo, allora questa è un’azione distruttiva. Ci causerà molti problemi: diventeremo sovrappeso e potremmo pure ammalarci di obesità.

Con il sesso è la stessa cosa: un normale desiderio biologico per il sesso, basato sui nostri ormoni, è una cosa diversa dal desiderio ossessivo. Il Buddhismo non dice che soddisfare la nostra pulsione biologica sia un’azione distruttiva. Ma, come con il cibo, è parte del samsara: è quello che capita quando abbiamo un corpo samsarico e inevitabilmente causerà dei problemi a un qualche livello. Anche se restiamo celibi, la pulsione verso il sesso continua. E se non siamo celibi, non avremo mai sesso a sufficienza. Fare del sesso una volta sola non sarà mai sufficiente, esattamente come se mangiassimo una sola volta. Vogliamo averne ancora e poi ancora. Così questa è una situazione samsarica – una situazione che si ripete incontrollabilmente e che non ci soddisferà mai. Questa ovviamente è una forma di sofferenza.

In effetti, se guardiamo i voti tantrici che riguardano la condotta sessuale, il più importante è di non considerare il sesso come un sentiero verso la liberazione o l’illuminazione. È semplicemente un atto samsarico! Avere un rapporto sessuale con l’idea moderna che se solo riuscissimo ad avere un orgasmo perfetto, questo risolverebbe tutti i nostri problemi è un buon esempio di come possiamo infrangere i nostri voti tantrici. Comportarci in questo modo mostra una confusione completa riguardo alla realtà e riguardo alle cause e agli effetti comportamentali. Anche se non abbiamo preso i voti tantrici, evitare questa esagerazione del sesso dovrà essere una priorità per la maggior parte di noi come praticanti buddhisti. Non ce ne andiamo in giro a violentare tutti gli abitanti di una città che abbiamo conquistato in guerra.

L’evoluzione storica di ciò che è considerata una condotta sessuale non appropriata

Quando andiamo a vedere i dettagli dell’enumerazione buddhista di quali siano i vari tipi di condotta sessuale inappropriata, scopriamo che avere cinque rapporti sessuali consecutivi è considerato un comportamento distruttivo, perché ossessivo. Ciò implica che avere quattro rapporti consecutivi non è ossessivo. In effetti, non viene neppure specificato se questa affermazione si riferisca a quattro o cinque rapporti nell’arco di uno stesso incontro sessuale, oppure se si intendano nell’arco di quattro o cinque giorni consecutivi. Nel primo caso, cosa che viene accettata da alcuni, implica un’idea molto strana di ciò che sia ossessivo. Allo stesso modo, masturbarsi o fare sesso orale è distruttivo, perché anche questo sarebbe ossessivo. Chiaramente, l’ossessione per il sesso è una questione complessa che coinvolge criteri culturali nella sua definizione.

Per capire questo punto, può essere utile dare un’occhiata, all’interno della letteratura buddhista, all’evoluzione storica riguardo a cosa sia un atto sessuale distruttivo o non appropriato. Una tale indagine può darci un segnale su come interpretare l’etica sessuale buddhista nella nostra società moderna. Molti buddhisti occidentali ridefinirebbero volentieri vari aspetti dell’etica buddhista per adattarli alla nostra mentalità odierna. Ma dobbiamo fare attenzione nel cercare di fare una cosa del genere. Nel caso in cui decidiamo di farlo, dobbiamo farlo basandoci sulla conoscenza di tutto lo spettro degli insegnamenti buddhisti sull’etica e sul modo in cui si sono evoluti storicamente e sono stati applicati nelle varie società asiatiche in cui il Buddhismo si è diffuso.

Nelle antiche letterature delle lingue Pali e Sanscrito in Sri Lanka e in India, l’unica cosa che viene specificata come non appropriata in merito alla condotta sessuale è avere un rapporto sessuale con un partner non appropriato. L’enfasi principale è sulle donne non appropriate. Queste includono donne sposate oppure fidanzate, o quelle che sono sotto tutela di qualcun altro, come una figlia nubile sotto tutela dei suoi genitori oppure monache sotto tutela dei loro voti. Se un uomo avesse un rapporto sessuale con una qualsiasi di questi tipi di donne, la motivazione verrebbe considerata desiderio ossessivo. Nonostante la donna sia una persona non appropriata con cui avere un rapporto sessuale, anche secondo gli standard della società di quell’epoca e di quella cultura, il desiderio sessuale dell’uomo è talmente ossessivo che lui insiste per avere un rapporto sessuale con lei. I testi non menzionano nulla riguardo al fatto se l’uomo abbia già una relazione o a quali possano essere i desideri della donna non appropriata.

Alla fine del primo secolo dell’era moderna, un quarto Concilio buddhista si svolse nel Kashmir. All’epoca, l’area che si estende dall’India nordoccidentale all’Iran orientale era controllata da una dinastia centroasiatica. I rappresentanti delle regioni buddhiste in quello che oggi è l’Afghanistan vennero al concilio riportando pratiche culturali persiane nella loro patria che a loro avviso erano contrarie allo spirito dell’etica buddhista. Sentivano l’esigenza che venissero esplicitamente menzionate nei testi buddhisti sull’etica che all’epoca erano in fase di compilazione. A partire da quel momento, varie pratiche considerate socialmente accettabili in certe culture non-Indiane vennero man mano aggiunte alla lista dei tipi di condotta distruttiva, per esempio l’eutanasia e l’incesto. Nonostante molte di queste azioni avessero presumibilmente luogo anche in India già a quell’epoca, tuttavia non venivano mai discusse apertamente. Sentirle menzionate in altre culture dunque, ha fornito la circostanza per menzionarle apertamente in testi buddhisti senza che venisse persa la “faccia sociale.”

Di conseguenza, in termini di condotta sessuale sconsiderata, la già estesa lista di partner non appropriati fu allargata ad includere la propria madre e la propria figlia. Gradualmente, altre forme di condotta sessuale sono state aggiunte come inappropriate. Certi orifizi del corpo vennero elencati come non appropriati per l’atto sessuale, come ad esempio la bocca e l’ano, anche se con la propria moglie. La logica dietro ciò era senza dubbio il fatto che avere un rapporto sessuale in un orifizio non appropriato, sarebbe motivato da desiderio ossessivo. Insoddisfatto dal coito vaginale con la propria moglie, l’uomo diventerebbe un avventuroso esploratore, desideroso di sperimentare ogni posizione e ogni orifizio per avere maggiore piacere.

Furono aggiunti anche momenti inappropriati per i rapporti sessuali, per esempio quando una donna è incinta o quando sta allattando. Le madri usavano dormire sempre con i propri bambini e così sarebbe stato inappropriato distoglierle dai loro bambini per avere un rapporto sessuale con loro. E poi c’erano i luoghi inappropriati per il sesso, come per esempio un tempio, e ore del giorno inappropriate, per esempio in pieno giorno quando qualcuno sarebbe potuto entrare nella stanza e si sarebbe creato grande imbarazzo per tutti. Ancora oggi, tra i Tibetani è molto raro che qualcuno chiuda la porta quando è in una stanza e i Tibetani non bussano mai prima di entrare. Omosessualità e masturbazione sono state anch’esse presto aggiunte alla lista dei tipi di condotta sessuale non appropriata.

Quando i testi buddhisti furono tradotti in cinese, le concubine altrui furono aggiunte alla lista delle consorti non appropriate. Questo è un chiaro esempio di come i traduttori e i maestri hanno modificato i testi sull’etica in modo che fossero consoni alla nuova società in cui il Buddhismo si stava diffondendo. La società cinese tradizionale ammetteva per gli uomini la possibilità di avere svariate mogli e concubine. Questo non era inappropriato. Solo avere un rapporto sessuale con la concubina altrui era inappropriato. Anche in Tibet, poligamia e poliandria erano comunemente praticate. Avere diverse mogli o diversi mariti non è stato mai considerato come un rapporto sessuale con un partner inappropriato.

In tutto questo processo, quello che è accaduto è che man mano sempre più cose sono state aggiunte alla lista di ciò che era considerato inappropriato. Oggi, molti di noi vorrebbero eliminare alcune cose dalla lista, ma di fatto storicamente sono sempre state aggiunte cose nuove. La questione difficile in tutto ciò sta nel capire se queste aggiunte avevano una matrice culturale e in precedenza gli atti menzionati non erano considerati inappropriati, oppure se erano considerati inappropriati fin dall’inizio, e semplicemente non menzionati espressamente. Oppure, è possibile che certe aggiunte siano state fatte in circostanze ad hoc, solo nel momento in cui nella comunità buddhista si sono create difficoltà riguardo a certi temi. In fondo, questo è il modo in cui Buddha ha gradualmente esteso i voti monastici.

Condotta sessuale inappropriata per le donne

Se ci chiediamo quali ulteriori emendamenti potrebbero essere necessari alla lista dei tipi di condotta sessuale inappropriata in accordo con l’Occidente moderno, c’è un’altra lezione da imparare dalla storia testuale buddhista. Secondo i testi vinaya sulla disciplina monastica, i monaci e le monache non possono agire da intermediari per organizzare matrimoni con certi tipi di donne. Le lista di queste donne corrisponde alla lista dei partner sessuali inappropriati per i laici. Tra i testi vinaya di cinque delle 18 scuole Hinayana che ho esaminato, due di queste liste sono compilate esclusivamente dal punto di vista di un uomo e indicano solo donne inappropriate. Queste sono le vinaya di due delle tre tradizioni Hinayana a oggi esistenti – Theravada (seguita in Sri Lanka e nel Sudest asiatico) e Sarvastivada (il cui ramo Mulasarvastivada è seguito dai Tibetani e dai Mongoli).

Ora, questa omissione non significa che secondo queste due tradizioni ci sono soltanto partner femminili inappropriati e che non esista alcun uomo che sia un partner sessuale inappropriato per una donna. È solo che i codici etici sono stati scritti in queste due tradizioni solo dal punto di vista maschile. Le altre tre tradizioni vinaya, tuttavia, specificano liste di partner maschili non appropriati corrispondenti alle liste di partner femminili inappropriate. Questo implica che l’etica sessuale è relativa alle persone coinvolte – uomini, donne e così via – e deve venire specificata in termini di ogni tipo di persona. Sulla base di questa evidenza testuale, dunque, penso che sarebbe del tutto ragionevole aggiungere a qualsiasi lista di partner sessuali inappropriati anche quelli che sarebbero inappropriati dal punto di vista delle donne.

Omosessualità

Inoltre, seguendo lo stesso ragionamento, i testi in tutte queste tradizioni sono stati scritti dal punto di vista di un maschio eterosessuale. E quindi, se un maschio eterosessuale ha già una partner ma poi, spinto dal desiderio ossessivo e dall’insoddisfazione, va in giro ad esplorare ed ha rapporti sessuali non solo con ogni sorta di donne che sono sotto custodia oppure sono le consorti di qualcun altro, ma anche con uomini e mucche e quant’altro, allora ovviamente questo è un comportamento distruttivo. Ma in aggiunta a questo, io penso che potremmo anche rivedere tutto il sistema per parlare di quello che sarebbe una condotta sessuale distruttiva o costruttiva anche per uomini e donne omosessuali, oppure bisessuali. Questo perché avere un rapporto sessuale con il partner altrui e così via sarebbe distruttivo anche per questo tipo di persone. Mi pare completamente nello spirito degli insegnamenti buddhisti sull’origine dipendente affermare che qualsiasi linea guida etica debba venire formulata relativamente a ciascuno dei gruppi ai quali si riferisce.

È molto interessante che Sua Santità il Dalai Lama, durante i suoi viaggi, a volte incontra gruppi omosessuali, particolarmente a San Francisco e a New York. Questi gruppi erano molto agitati a proposito della tradizionale presentazione buddhista dell’omosessualità come un comportamento sessuale non appropriato. Sua Santità ha risposto dicendo che non può riscrivere i testi per conto proprio, ma che pensa che questa è una di quelle questioni che va discussa all’interno di un concilio di anziani buddhisti. Soltanto un concilio di questo genere può emendare questioni relative alla vinaya e all’etica. Sua Santità raccomanda la stessa procedura riguardo alla questione dell’uguaglianza delle donne, particolarmente nei rituali e nelle cerimonie monastiche. Anche questo va riconsiderato e rivisto. Dunque sembra che anche Sua Santità pensi che ci sia qualcosa di problematico e discutibile all’interno della presentazione tradizionale dell’etica sessuale buddhista.

Orifizi non appropriati per un rapporto sessuale

L’inclusione della bocca e dell’ano come orifizi non appropriati per un rapporto sessuale è stata senza dubbio anche’essa fatta avendo in mente uomini eterosessuali che avessero già una partner. Da un punto di vista buddhista, queste persone sarebbero propense a indulgere nel sesso orale o anale a causa della noia o insoddisfazione riguardo al sesso vaginale. Potrebbero pensare che il sesso vaginale sia o un mezzo insufficiente per provare o dare piacere oppure un mezzo insufficiente per mostrare amore ed affetto. In entrambi i casi, la condotta sarebbe motivata dall’insoddisfazione, un atteggiamento che inevitabilmente crea problemi.

Questo diviene una questione molto più complicata, comunque, se consideriamo queste forme di condotta sessuale nel contesto di coppie omosessuali. La questione è se questi orifizi siano inappropriati per natura o siano specificati come inappropriati soltanto per certe persone in certe situazioni? Se diciamo che il problema della bocca e dell’ano come orifizi sessuali nasce dal fatto che sono sporchi, allora questa stessa obiezione deve ugualmente valere anche per la vagina. Non è una faccenda semplice.

E cosa dire a riguardo del sesso per una persona che sia paralizzata dal collo in giù? L’unica forma di condotta sessuale che potrebbe avere è orale. Così, di nuovo, penso che dobbiamo fare la distinzione di ciò che sia o non sia appropriato in relazione a gruppi specifici di persone. Non penso che si potrebbe affermare che sia ossessivo per qualcuno che è paralizzato dal collo in giù avere un rapporto sessuale orale.

Masturbazione

Penso che un’argomentazione simile possa venire fatta riguardo alla masturbazione. Bisogna considerare la posizione tradizionale buddhista a questo proposito nel suo contesto sociale originario. Nell’antica India, al tempo in cui questi punti riguardanti l’etica sono stati formulati, le persone si sposavano durante la pubertà, o anche prima. Quindi, se siamo sposati e siamo talmente ossessionati dal sesso che non ci basta avere sesso con nostra moglie, bensì abbiamo anche bisogno di masturbarci, allora questa sarebbe considerata come un’ossessione per il sesso.

Al giorno d’oggi, d’altronde, le persone non si sposano all’inizio della pubertà e alcune persone restano single fino a tardi nella vita o anche per tutta la vita. Dobbiamo guardare alla questione della masturbazione dalla prospettiva di quelle persone che non hanno alcun partner o che non sono in una relazione sessuale impegnata con nessuno. Se le alternative sono essere promiscui, frequentare prostitute o essere completamente celibi, allora la masturbazione è una questione del tutto differente per queste persone rispetto al caso di una persona sposata. La stessa cosa vale in merito ad una persona sposata il cui partner è molto malato e si trova in ospedale per mesi. Cosa dovrebbero fare, andare con una prostituta? No.

Dunque io credo sia coerente con gli insegnamenti buddhisti il fatto che tutto debba venire considerato relativamente al contesto. Questo perché, ricordatevi, quello che rende distruttivo un atto samsarico eticamente neutro, come l’avere un rapporto sessuale, è il suo essere motivato da un’emozione disturbante – insoddisfazione, ossessione con il sesso e così via. Queste creeranno problemi. Una condotta sessuale che non sia intrisa di emozioni disturbanti ossessive non creerà lo stesso tipo di problemi. Causerà soltanto il problema generico che non saremo mai completamente soddisfatti da essa e senza dubbio vorremo farlo ancora – e poi ancora e ancora di nuovo. E non possiamo mai garantire come ci sentiremo dopo un atto sessuale.

Prostituzione

Uno dei punti più interessanti riguardo alla presentazione tradizionale buddhista di una condotta sessuale inappropriata, se andiamo a considerare come questa può essere adattata all’Occidente moderno, riguarda quello che non vi è incluso – e come ciò può essere influenzato culturalmente. Considerate, per esempio, la discussione riguardo all’avere un rapporto sessuale con una prostituta. Sia nei testi Indiani che in quelli Tibetani, avere un rapporto sessuale con una prostituta è del tutto legittimo, anche per un uomo sposato, fintanto che l’uomo la paghi per le sue prestazioni. Una prostituta diviene una partner sessuale inadeguata solo se è di qualcun altro e chi usufruisce delle sue prestazioni non è la persona che la paga. Ancora più strano è il fatto che se i genitori non danno il permesso alla loro figlia di avere un rapporto sessuale con qualcuno, allora la figlia è una persona con cui è inappropriato avere un rapporto sessuale. Ma se i parenti danno l’autorizzazione – come a volte accade in Asia quando i genitori poveri vendono le loro figlie come prostitute – allora non viene menzionato nulla.

Come menzionato in precedenza, le traduzioni cinesi hanno aggiunto come partner inappropriato la concubina di qualcun altro. Questo implica che è del tutto legittimo che un uomo sposato abbia relazioni sessuali con le proprie concubine. E tra i Tibetani, è del tutto legittimo avere più di una moglie o più di un marito. In effetti non pare che ci sia alcun problema se un uomo sposato ha una relazione con qualsiasi donna che non ricada nella categorie dei partner inappropriati, per esempio una donna indipendente e non sposata che non sia né sotto un formale contratto di matrimonio con qualcuno né una monaca.

È difficile per noi comprendere la mentalità a monte di questo. O tutto questo era del tutto accettabile nelle società dell’epoca e le donne non avevano alcun problema con il fatto che i loro mariti avessero rapporti sessuali con altre donne, oppure le donne sposate non si sentivano a loro agio con questa situazione, ma dovevano starsene zitte. Ma certamente questa non è la situazione al giorno d’oggi nel mondo moderno. E dunque sembrerebbe che, di nuovo, l’elenco delle condotte sessuali inappropriate vada esteso anziché accorciato, per includere tutte queste diverse forme di relazioni sessuali che creano problemi, sono distruttive e sono basate sul desiderio ossessivo.

Insoddisfazione sessuale e il desiderio di varietà

Le questioni in merito alla condotta sessuale inappropriata non sono quindi soltanto basate sulla considerazione scorretta e sulla confusione, per esempio come consideriamo certi orifizi del corpo, ma riguardano piuttosto l’insoddisfazione e l’avere un eccessivo desiderio. Vogliamo esplorare e sperimentare sempre di più. La maggior parte delle persone sa che l’ano non è un orifizio pulito e che avere un rapporto sessuale anale può essere pericoloso dal punto di vista della salute. Dunque è una questione di ossessione: insoddisfazione ed ossessione. Per questo, penso che ci sia bisogno di espandere l’elenco dei comportamenti sessuali inadeguati per includere cose come l’indulgere in attività sessuale ad alto rischio, dedicarsi ad attività sessuali tramite cui possiamo contrarre o trasmettere una malattia a trasmissione sessuale e così via.

Inoltre, quando parliamo della questione dell’insoddisfazione sessuale, dobbiamo tenere a mente il contesto culturale. Se consideriamo l’Indiano medio tradizionale o il Tibetano medio tradizionale, per esempio, la maggior parte di loro sono del tutto contenti di mangiare esattamente la stessa cosa ogni giorno della loro vita – per esempio riso e dhal (lenticchie) o minestra con la pasta. Gli occidentali moderni non hanno questa stessa inclinazione. Le persone occidentali amano essere individuali ed amano la varietà. Fa parte della loro cultura. Quindi la stessa cosa vale anche per la sessualità, come per il cibo. Se nella nostra società è una cosa normale mangiare la stessa cosa tutti i giorni, allora se desiderassimo mangiare qualcosa di diverso, questo verrebbe considerato come un caso di eccessivo desiderio e ossessione per il cibo. È comprensibile, quindi, che una tale società avrebbe lo stesso atteggiamento anche nei confronti della sessualità.

Quello che voglio dire è questo: immaginate che abbiamo un certo comportamento sessuale che sia stato stabilito di comune accordo con il nostro partner. Ovviamente, potremmo espandere questo ragionamento per includere la relatività di cui abbiamo discusso precedentemente. Abbiamo un modo di avere una relazione sessuale con il nostro partner, sia che il partner sia del sesso opposto o dello stesso sesso, sia che noi o il nostro partner siano paralizzati o persino nel caso in cui non abbiamo un partner e la nostra forma di condotta sessuale sia la masturbazione. Se abbiamo una maniera preferenziale standardizzata per avere un rapporto sessuale, allora, dal punto di vista della cultura asiatica tradizionale, desiderare qualcosa di diverso sarebbe solo a causa di desiderio eccessivo e ossessione per il sesso.

Ovviamente, se questa maniera preferenziale di avere un rapporto sessuale produce molto dolore e danno all’altra persona o a noi stessi, qualche sorta di pratica sado-masochistica – nei testi si parla di avere un rapporto sessuale sul suolo freddo e bagnato con rocce sotto di noi, mentre in Occidente siamo ben più fantasiosi in materia di sado-masochismo – allora ovviamente questo non è un modo molto salutare di avere un rapporto sessuale. È distruttivo. Ma, anche considerato che abbiamo una maniera preferenziale per avere un atto sessuale con un’altra persona che non sia dannosa come abbiamo appena descritto, comunque per noi occidentali sarebbe importante avere una certa varietà nella nostra vita sessuale. Questo non implica necessariamente una varietà di partner, ma una varietà di modi di esprimere il nostro amore e il nostro affetto e di provare piacere insieme all’altra persona. Quindi, mi sembra che questo andrebbe tenuto in considerazione quando parliamo di ciò che è distruttivo da un punto di vista occidentale. Penso che dobbiamo fare una distinzione tra il nostro desiderio di varietà culturalmente sano, da un lato, e l’essere ossessivi e provare di tutto solo a causa dell’insoddisfazione e della noia, dall’altro.

Nonostante un repertorio sessuale debba venire concordato di comune accordo all’interno di una relazione di coppia, la questione è “Dove sono i limiti?” Questo repertorio potrebbe includere anche avere relazioni sessuali nei cosiddetti “orifizi inappropriati”? Ma in ogni caso, qualsiasi siano questi limiti, se diventiamo completamente scontenti e ossessivi e li trasgrediamo, allora ci addentriamo in questioni problematiche e nella condotta sessuale inappropriata. Questo è il mio punto di vista personale.

Le linee guida di Thich Nhat Hanh riguardo la condotta sessuale inappropriata

Thich Nhat Hanh, un maestro buddhista vietnamita contemporaneo, ha dato delle linee guida molto interessanti, e a mio avviso utili, riguardo all’etica sessuale buddhista nei nostri tempi moderni. Considerando che i nostri matrimoni non vengono combinati per noi dai nostri genitori, come invece accade ancora per la maggior parte delle persone nelle culture asiatiche tradizionali, e che dunque abbiamo la scelta dei nostri coniugi e considerando che la maggior parte di noi ha rapporti sessuali prima del matrimonio, allora secondo lui un partner inappropriato sarebbe qualcuno con cui non saremmo disposti a passare il resto della nostra vita, se questo fosse necessario. In altre parole, se abbiamo un rapporto sessuale con qualcuno, dovrebbe essere con qualcuno con cui, se dovesse essere necessario, saremmo disposti a passare il resto della nostra vita, per esempio nel caso in cui la donna restasse incinta e così via. E inoltre saremmo felici di farlo, non lo faremmo solo per senso del dovere. Non significa che dobbiamo passare il resto della nostra vita con questa persona. Inoltre, l’esempio della gravidanza è solo un esempio, perché ci sono ovviamente persone non sposate anziane, che non possono più avere figli, ma che hanno un’attività sessuale con dei partner. La stessa linea guida si applicherebbe ugualmente.

Nonostante non conosco alcun riferimento scritturale su cui questo si basa, penso che sia una linea guida molto utile nei nostri tempi moderni. Significa che dobbiamo evitare di avere rapporti sessuali casuali con chiunque incontriamo in giro, a causa della nostra ossessione per il sesso, e senza avere un reale interesse per l’altra persona o senza desiderare di avere una relazione più profonda con lei o con lui. Nella maggior parte dei casi, questa linea guida includerebbe anche il caso dell’avere un rapporto sessuale con una prostituta. Anche se, ovviamente, potrebbe esserci il caso in cui nasca una relazione d’amore seria ed impegnata con una prostituta.

Non sopravvalutare il sesso

È importante non sopravvalutare il sesso. Per esempio, supponiamo che la nostra motivazione sia di dare all’altra persona della felicità temporanea e piacere fisico come un’espressione d’amore, e non soltanto darla all’altra persona, ma anche a noi stessi. Allora fintanto che non neghiamo ingenuamente gli inconvenienti che inevitabilmente sorgono e la realtà di quello che c’è dentro il corpo dell’altra persona – in altre parole, se abbiamo una visione realistica delle limitazioni del sesso – e, di nuovo, fintanto che ci manteniamo all’interno di certi limiti concordati di comune accordo con l’altra persona – allora personalmente non penso che si tratti di un atto fortemente distruttivo, fatto salvo il fatto che si perpetua il nostro samsara. E addirittura avere questo tipo di relazione sessuale salutare può essere un livello di sviluppo positivo per noi, nel senso di sviluppare un atteggiamento di generosità ed attenzione e di mostrare affetto e cura.

Anche per quanto riguarda la masturbazione, molti psicologi occidentali sostengono che sia parte di un salutare sviluppo giovanile. Se un adolescente entra in contatto con la propria sessualità, e può mostrare affetto a sé stesso o sé stessa ed essere rilassato e goderne, questo aiuta la persona a stare bene e ad essere in grado di relazionarsi sessualmente con altri in maniera più salutare. Questo ovviamente è decisamente un punto di vista occidentale, ma penso che abbia una certa validità, specialmente se prendiamo in considerazione il nostro modo di allevare i bambini. I bambini occidentali non sperimentano il contatto fisico quasi costante che invece ha un bambino asiatico tradizionale. La maggior parte delle madri asiatiche tradizionali portano tutto il giorno i bambini legati alla loro schiena e la notte li fanno dormire con loro. D’altronde, come bambini occidentali, siamo tipicamente lasciati da soli in una culla o in un passeggino e molti di noi si sentono alienati dal proprio corpo. La masturbazione dunque è un possibile passo per superare questa alienazione. Ma di nuovo, quello che è importante è non sopravvalutare l’intera area della sessualità.

Paura del sesso

Ora si può sollevare la questione relativa all’essere ossessivamente contrari al sesso. In altre parole, come affrontare il caso di qualcuno che ha paura del sesso o è frigido? Io penso che anche questo atteggiamento non sia salutare. Anche esso causa problemi.

Ma dobbiamo fare una distinzione. Avere paura di uccidere o avere paura del sesso non sono la stessa cosa. Per esempio, se qualcuno ha paura di uccidere, questo non implica che sarebbe più salutare se quella persona uccidesse qualcuno. Quindi penso che dobbiamo differenziare tra una paura ossessiva del desiderio biologico di sesso e la paura di essere ossessionati dal sesso. Quello che non è salutare, a mio avviso, è la paura della spinta biologica al sesso.

Questo è un punto importante in termini di quelle persone che scelgono di prendere il voto di celibato totale come monaco o come monaca. Se abbandoniamo il sesso sulla base di una sensazione che qualsiasi forma di sessualità sia distruttiva e ne siamo completamente terrorizzati, allora questo atteggiamento senza dubbio produce molti problemi. Penso che lo possiamo vedere. Molto spesso questo atteggiamento nei monaci e nelle monache, non solo nella tradizione buddhista, ma anche nelle nostre tradizioni cristiane, li rende molto molto rigidi, pieni di sensi di colpa e questo genere di cose. Si sentono in colpa per i loro desideri sessuali biologici.

Ma da un punto di vista biologico, quello che sarebbe più appropriato sarebbe avere paura della propria ossessione per il sesso. “Paura” in questo caso non è il termine giusto. La paura non è la più salutare tra le motivazioni, perché a partire da un’ossessione essa crea una questione grande e solida. “Timore” è un concetto migliore, perché implica solamente un forte desiderio di non avere questa ossessione. Se qualcuno vuole superare la propria ossessione per il sesso e dunque decide di diventare un monaco o una monaca, è qualcosa di completamente differente. Questo è un atteggiamento più salutare. Queste persone diventano un monaco o una monaca perché non vogliono essere distratti da obblighi familiari e così via e vogliono vivere in una situazione in cui il loro desiderio sessuale possa venire minimizzato. Non vogliono avere intorno a sé circostanze che li stimolerebbero sessualmente.

Aborto

Come ultime due cose di cui vorrei parlare a proposito della sessualità ci sono le questioni del controllo delle nascite e dell’aborto. Quando parliamo di aborto, da un punto di vista buddhista, esso ricade nella categoria dell’azione distruttiva del togliere la vita. È innegabile; è il mettere fine alla vita di un altro essere. Tuttavia, possono esserci vari tipi di motivazione coinvolti in questo togliere la vita. Se la motivazione è una preoccupazione egoistica, del tipo non voler avere l’obbligo di doversi prendere cura del bambino o rovinarsi la linea o qualcosa del genere, questo rende quest’atto un atto molto distruttivo di uccisione. Questo perché sia la motivazione che l’atto in sé sono distruttivi.

Quindi dobbiamo veramente andare a vedere qual è la motivazione causale in questo caso. Qual è la ragione che ci spingerebbe ad abortire? La nostra motivazione può essere ingenuità, il pensare che non siamo in grado di dare una buona casa al bambino o che non ci possiamo permettere un altro figlio. Ma forse uno dei nostri genitori o un altro parente potrebbe dare una buona casa al bambino oppure potremmo dare il bambino in adozione.

D’altro canto, la nostra motivazione può essere una motivazione positiva di compassione. Se il bambino sarebbe gravemente malformato o mentalmente gravemente ritardato, allora il voler evitare che il bambino abbia tutti i problemi e le sofferenze che ne deriverebbero, ci porterebbe a voler avere un aborto. In fondo, il voto secondario del Bodhisattva prescrive l’evitare di non commettere un’azione distruttiva qualora la motivazione sia amore e compassione. In questi casi, comunque, dobbiamo essere completamente disposti ad accettare su di noi qualsiasi conseguenza che sperimenteremo in termini di sofferenza nelle nostre vite future in cambio del risparmiare la sofferenza al bambino non nato. Con questo atteggiamento, le sofferenze risultanti dall’azione distruttiva di togliere una vita saranno meno intense.

Ma d’altronde questa è una questione complicata, perché in realtà non abbiamo idea se il bambino sarebbe felice o no, oppure quanto il bambino sarebbe in grado di superare i propri handicap. Inoltre, è molto difficile avere amore e compassione come unica motivazione. Può essere facilmente intrisa del desiderio egoistico di evitare tutti i problemi e le sofferenze che noi avremmo come genitori di un bambino handicappato.

Un’altra situazione molto difficile è quando dobbiamo scegliere tra il salvare la nostra vita come donna incinta oppure quella del feto. Se portare avanti la gravidanza o anche il parto stesso implicherebbero, basati su un accurato giudizio medico, il rischio della nostra morte come madre, allora la nostra motivazione causale per avere un aborto potrebbe essere il salvare la nostra vita. Anche se, per definizione, una tale motivazione sarebbe di preoccupazione egoistica anziché preoccupazione per il bambino non nato, ogni situazione sarebbe leggermente diversa. Così tanti fattori e circostanze influenzerebbero questa decisione e la gravità delle conseguenze karmiche che ne risulterebbero.

Anche se ci possono essere molte motivazioni causali coinvolte, gli insegnamenti buddhisti dicono che quello che veramente influenza la gravità delle conseguenze karmiche è la nostra motivazione contemporanea. Quindi, per qualsiasi ragione noi decidiamo di avere un aborto, dobbiamo veramente fare attenzione a quello che avviene nella nostra mente e nel nostro cuore nel momento esatto dell’operazione. Questo è più cruciale del motivo che ci ha portato ad andare alla clinica.

Prendiamo per esempio il caso di una ragazzina di 13 anni che resta incinta in conseguenza di un abuso sessuale da parte del proprio padre. La ragazza e la sua famiglia possono decidere, per una serie complessa di motivi, di interrompere la gravidanza. Quello che sto cercando di mettere in evidenza qui è l’atteggiamento della famiglia, e specialmente della ragazza, al momento dell’aborto. È molto importante che non sia un atteggiamento di odio e di ostilità, soprattutto non nei confronti del bambino che viene abortito. Il bambino non ha colpa.

E dunque quello che è molto importante nel momento dell’aborto è di avere pensieri amorevoli nei confronti del bambino che viene abortito. È necessario augurargli ogni bene in una vita futura e, in un certo senso, chiedergli scusa per la situazione che si è creata. Questo non rende l’aborto un’azione costruttiva. Uccidere resta uccidere. Ma certamente vengono minimizzate le conseguenze di sofferenza che ne risulteranno. Come minimo, penso che sia quasi impossibile per una donna non avere, più in là nella propria vita, la sofferenza del chiedersi “Come sarebbe stato questo bambino? Se il bambino fosse vivo, avrebbe questa o quell’età.” Certamente, penso che quasi ogni donna che ha avuto un aborto conosce questo tipo di sofferenza. Quindi già in questa stessa vita, possiamo vedere come l’aborto sia un atto distruttivo, poiché ci causa sofferenza. Dopotutto, la definizione di un’azione distruttiva è un’azione che matura in termini di sofferenza per la persona che l’ha commessa.

Alcune tradizioni buddhiste fanno delle particolari cerimonie per il feto abortito, una specie di funerale. Questo è estremamente utile per la madre, per il resto della famiglia e certamente anche per il bambino abortito. È basato sul rispetto per questo essere come essere senziente. Gli si dà un nome e lo si saluta con preghiere di felicità nelle sue vite future. Donne che hanno fatto quest’esperienza la trovano molto terapeutica, molto utile.

Controllo delle nascite

La questione dell’aborto è connessa con la questione del controllo delle nascite. La domanda di fondo è: “Quando inizia la vita?” Da un punto di vista scientifico occidentale, solo quando un embrione ha circa ventuno giorni la sostanza fisica dell’embrione è sufficientemente sviluppata da supportare la trasmissione neuronale dell’informazione. Si potrebbe quindi supporre che questo sia l’inizio della vita, visto che, in un certo senso, questo è l’inizio dell’attività mentale. D’altronde, dal punto di vista buddhista, una volta che la continuità della mente più sottile di qualcuno che è morto ha attraversato un periodo intermedio (un bardo), la sua prossima vita inizia nel momento in cui si connette con la sostanza fisica del suo prossimo corpo.

Quindi la domanda è: “Nella spiegazione buddhista, quando avviene questa connessione?” La spiegazione buddhista tradizionale è che la coscienza dell’essere del bardo che sta per rinascere entra dalla bocca del padre, scende attraverso il suo corpo, entra nello sperma e tramite esso entra nel corpo della futura madre. Ovviamente questo è qualcosa che richiede un certo esame. Questa spiegazione deriva dal tantra di Guhyasamaja e viene data in modo che il processo per generare il mandala delle divinità nell’utero della consorte che viene visualizzata sia analogo al processo della rinascita. Ma questa descrizione può esser presa in senso letterale per descrivere come la vita ha inizio?

Come Sua Santità il Dalai Lama ha affermato molte volte, se gli scienziati possono smentire certe spiegazioni date nel Buddhismo, lui non ha problemi ad abbandonarle per adottare la spiegazione scientifica. Quindi dobbiamo esaminare con rigore logico la presentazione buddhista tradizionale di come e quando una vita ha inizio. La maniera in cui rispondiamo a queste domande ha delle implicazioni etiche di vasta portata. Ovviamente, se la coscienza di un futuro bambino è già nello sperma del padre ancora prima del concepimento, allora ogni forma di controllo delle nascite è un aborto. Ma allora cosa succede se l’ovulo non viene fertilizzato? Oppure anche se l’ovulo viene fertilizzato, può accadere che non si impianti nella parete uterina. La coscienza conosce in qualche modo quello che succederà prima di entrare dalla bocca del padre? Oppure c’è una specie di meccanismo karmico per cui non entra dalla bocca del padre a meno che non ci sia la certezza karmica che il concepimento vada a buon fine? E che dire dell’inseminazione artificiale, i bambini in provetta e la clonazione? Queste cose diventano difficili da spiegare con la teoria buddhista, a meno che non li classifichiamo nella categoria della nascita dal calore e dall’acqua.

Più cerchiamo di indagare dove inizi la vita, più la faccenda diviene complicata. Secondo la spiegazione buddhista dei dodici anelli dell’origine dipendente, quando la coscienza del futuro essere entra nella base fisica per il suo futuro corpo, questa coscienza possiede solamente il potenziale per l’attività mentale. Quest’attività ancora non funziona. Solo con il prossimo anello, quello delle facoltà nominabili con o senza forma, i potenziali della coscienza vengono attivati, un po' alla volta, e iniziano a funzionare. Questo significa che tutti gli ovuli fertilizzati hanno il potenziale per svilupparsi in un bambino o solo alcuni di essi? E se sono solo alcuni, allora, dal punto di vista scientifico, quali condizioni devono essere presenti per differenziare quelli che hanno il potenziale per svilupparsi da quelli che non lo hanno – per esempio quegli ovuli che non si impiantano nella parete uterina?

Quindi possiamo vedere che è molto difficile rispondere alla domanda “Quand’è che la coscienza effettivamente penetra nella sostanza fisica della prossima rinascita in maniera tale che se il processo di rinascita venisse interrotto in quel momento, si tratterebbe di togliere la vita?” Inoltre, dal punto di vista buddhista, se la contraccezione avviene in modo tale che si previene che la coscienza penetri la sostanza fisica della prossima rinascita, allora in questo caso non viene tolta la vita. Non ha quindi nulla a che vedere con la questione etica dell’uccidere. Semplicemente bisogna fare attenzione a non adottare una condotta sessuale inappropriata.

Ma in termini di condotta sessuale inappropriata, bisogna anche evitare la possibilità di contrarre o trasmettere una malattia a trasmissione sessuale. Questo significa che tutte le persone con questo tipo di malattia devono restare celibi per tutto il resto della vita, persino le persone con l’herpes? Se usare un preservativo fosse contrario ai principi etici anche per questo tipo di persone, allora l’unica alternativa per loro sarebbe di rimanere celibi.

Come ha detto Sua Santità il Dalai Lama, le questioni dell’aborto e della contraccezione necessitano ancora di molte indagini prima che si possa realmente decidere qualcosa. Quindi, sia che adottiamo un metodo contraccettivo o che non lo adottiamo, torniamo di nuovo alla questione di prima. Qual è la motivazione? Stiamo adottando un metodo contraccettivo per poter indulgere completamente nella nostra ossessione per il sesso? Allora certamente la nostra condotta sessuale è distruttiva. Ma, in questo caso, è distruttiva a causa dell’ossessione, non a causa del metodo contraccettivo.

Riepilogo

In breve, tutta la faccenda della sessualità nel Buddhismo ruota intorno alla questione del tipo di atteggiamento e di motivazione che abbiamo in proposito e quali di esse siano distruttive, ovvero creeranno problemi. Se vogliamo evitare problemi, dobbiamo evitare queste attitudini distruttive.

Come ho detto prima, penso che una delle cose che aiutano di più è avere un atteggiamento realistico nei confronti del sesso e di non farne una cosa tanto speciale. Avere un rapporto sessuale non è proprio come mangiare. C’è qualcosa in più che semplicemente il soddisfare una necessità biologica. È un modo per mostrare affetto, amore, interesse, conforto e così via. Ma di nuovo, se pensiamo che avere del buon sesso sia la soluzione di tutti i problemi, questo è ingenuo. D’altro canto, pensare che sia qualcosa di intrinsecamente “cattivo” è anch’esso ingenuo. Siate semplicemente realistici. Avete delle domande?

L’illegalità dell’aborto

Domanda: Qui in Messico, l’aborto è proibito dalla legge. Eppure migliaia e migliaia di aborti vengono praticati ogni giorno e molte decine di migliaia di donne muoiono ogni anno a causa dell’imperizia durante l’aborto. Quindi qui l’aborto non è solo una questione etica, è anche una questione legale. Come possiamo affrontare questo?

Berzin: Come ho cercato di spiegare, da un punto di vista buddhista, se qualcuno decide di avere un aborto, per qualsiasi motivo, la cosa principale da fare è minimizzare il livello di distruttività dell’azione nel suo complesso, lavorando sulla motivazione. Per esempio, cercate di assicurarvi che la motivazione contemporanea al momento dell’aborto non sia di ostilità nei confronti del feto e, successivamente, dategli un nome e fate un funerale adeguato. Questo servirà a minimizzare la quantità di sofferenza causata dall’aver tolto questa vita.

Lo stesso principio vale riguardo al modo in cui pratichiamo l’aborto, se decidiamo di farlo. Ovviamente, dobbiamo cercare di farlo in maniera da minimizzare il pericolo per la madre, sia dal punto di vista medico che dal punto di vista legale. Dobbiamo analizzare con molta attenzione quale sia dal punto di vista medico il metodo più sicuro per abortire, restando nei limiti delle nostre possibilità economiche. Ovviamente, in caso di estrema povertà, potrebbero non essere disponibili condizioni igieniche adeguate, ma sicuramente ci sono alcuni metodi più sicuri di altri.

La questione legale è un’altra faccenda, e piuttosto complessa. Dobbiamo distinguere tra la distruttività dell’aborto stesso dalla distruttività dell’infrangere la legge di un paese. Ci sono due situazioni da considerare: il caso in cui l’azione illegale è distruttiva da un punto di vista buddhista e il caso in cui l’azione illegale è costruttiva oppure eticamente neutra. L’aborto è sia illegale che eticamente distruttivo, mentre insegnare il Buddhismo in una dittatura comunista oppure parcheggiare la nostra macchina in sosta vietata potrebbero essere azioni illegali, ma certamente non sono eticamente distruttive. In entrambi i casi, la questione è: infrangendo una legge civile, accumuliamo nel nostro continuum mentale tendenze ed abitudini negative che matureranno in termini di sofferenza nelle nostre vite future?

Infrangere una legge civile può crearci sofferenza in questa vita, se veniamo scoperti, arrestati e puniti. Questo si chiama il “risultato per opera dell’uomo.” Ma potremmo anche non venire scoperti e dunque non c’è certezza che sperimenteremo alcun problema o punizione a carattere legale. Inoltre, come qualsiasi altra azione, essa può sviluppare un’abitudine che farà sì che continuiamo ad infrangere quella particolare legge, anche se non vi è certezza di questo. Potremmo infrangere una certa legge anche solo una volta. Tuttavia, infrangere una legge civile non sviluppa il tipo di tendenze ed abitudini che matureranno in vite future in termini di infelicità.

Nel caso di un atto illegale che sia eticamente costruttivo, non è così difficile scegliere tra una possibile punizione in questa vita e l’esperienza di felicità in vite future. Nel caso di azioni eticamente neutre, possiamo pensare al voto secondario del Bodhisattva di evitare di non assecondare le preferenze altrui, fintanto che esse non siano distruttive. Se una società fa le cose in un certo modo, non c’è bisogno di creare scompiglio insistendo a fare le cose a modo nostro, specialmente se il nostro modo di fare le cose è motivato da interesse personale e da mancanza di considerazione per gli altri.

Nel caso dell’aborto, che non solo è un’azione distruttiva del togliere una vita, ma è anche illegale in questo paese, ancora una volta penso che la linea guida sia, prima di tutto, di evitare di essere ingenui e quindi di cercare di minimizzare la quantità di sofferenza che ne conseguirebbe. La decisione di abortire oppure no spetta fondamentalmente alla donna, anche se il padre del feto e la famiglia possono avere un ruolo in questa decisione. Se la decisione è di abortire, allora, senza essere ingenui riguardo alle possibili conseguenze legali, cercate di farlo in maniera tale che i rischi di infelicità e sofferenza vengano minimizzati da tutti i punti di vista – medico, legale ed etico.

Poi ovviamente, se lo desideriamo, possiamo impegnarci per cambiare le leggi, se ci paiono ingiustificate. Ma comunque, quando una legge è basata sull’influenza di un altro sistema religioso, la faccenda diventa molto delicata.

Castità

Domanda: Qual è la tua opinione personale riguardo al voto monastico di castità? La castità non va contro la natura? Non dovremmo, come società, aver superato da un pezzo questa questione?

Berzin: Mantenere la castità va certamente contro il samsara. Quanto all’andare contro la natura, dobbiamo andare a vedere qual è il punto di vista buddhista riguardo a cosa sia “naturale.” Le pulsioni biologiche, anche se fanno parte di quello che noi in Occidente chiameremmo “naturale”, sono, dal punto di vista buddhista, parte del meccanismo del samsara. Quello che vogliamo ottenere, nel Buddhismo, è il superamento dell’essere sotto il controllo di queste pulsioni istintive che prolungano la sofferenza e i problemi nella nostra esistenza samsarica che si ripetono incontrollabilmente. Sulla strada per ottenere la liberazione da queste pulsioni, vogliamo diventare man mano sempre meno dipendenti e non governati da essi. Nonostante le nostre pulsioni biologiche, possiamo tuttavia essere di aiuto agli altri, fintanto che non siamo dominati da esse.

Molte persone in Occidente non ritengono che Dio sia sacro, ma che invece lo sia la Natura. Questo significa considerare la biologia come una cosa sacra. Pensano che qualsiasi cosa sia naturale sia anche automaticamente buona. Il Buddhismo, d’altro canto, considera con sospetto quello che avviene naturalmente, poiché molte emozioni ed atteggiamenti disturbanti sorgono automaticamente, come accade con l’istinto di agire in maniera distruttiva. Dobbiamo distinguere con attenzione.

Normalmente coloro che diventano monaci o monache sono persone con una pulsione sessuale molto bassa, e dunque il celibato non è un grande problema per loro, oppure sono persone che sono ossessionate dal sesso e che vogliono superare la sofferenza che questa loro ossessione genera. Ma anche in quest’ultimo caso, non si tratta semplicemente di sopprimere una pulsione biologica come il sesso. Cercando di fare ciò, resta il rischio che ad un certo punto la persona esploderà e si comporterà in modo selvaggio. Questi monaci o monache devono lavorare sul desiderio bramoso e sull’attaccamento che rendono le loro pulsioni sessuali compulsive ed ossessive. Inoltre, con i metodi tantrici per la trasformazione delle energie sottili, si può convertire l’energia sessuale e canalizzarla verso un utilizzo più costruttivo per avanzare lungo il proprio cammino spirituale. Ma comunque questa non è una cosa facile.

Inoltre, penso che dobbiamo tenere in mente che i Tibetani e gli Indiani, per esempio, mostrano affetto fisico alle persone dello stesso sesso, senza che questo abbia alcuna connotazione sessuale. Poiché le monache e i monaci frequentemente si abbracciano tra loro o si tengono per mano quando camminano, questo tipo di contatto fisico li aiuta a soddisfare il loro bisogno di contatto fisico e di affetto. Il celibato totale non implica l’astenersi da qualsiasi contatto fisico con altri oppure dalle manifestazioni di affetto.

Domanda: Quando decidiamo di avere un contatto sessuale con qualcuno, questa azione in sé genera karma. Quindi, dal punto di vista buddhista, quali conseguenze seguono nella catena degli eventi karmici dopo l’aver preso questa decisione? Quali sono i vantaggi del celibato?

Berzin: Se prima decidiamo di avere un rapporto sessuale con qualcuno e poi effettivamente abbiamo un contatto sessuale con questa persona, certamente stabiliamo con lui o lei una forte connessione che continuerà nelle vite future. Ma il tipo di connessione e di relazione che ne deriverà dipende dal tipo di relazione sessuale che abbiamo con l’altra persona, dalla nostra motivazione e dal nostro atteggiamento, dalla motivazione e dall’atteggiamento del nostro partner e così via. Ci sono molti fattori in gioco.

E solo perché una persona è celibe non significa che eviti ogni sorta di conseguenze karmiche riguardo alla sessualità. Una persona celibe potrebbe impiegare una quantità incredibile del suo tempo e delle sue energie pensando al sesso con grandissimo desiderio ed attaccamento. Questo tipo di monaco o monaca potrebbe pensare di avere un rapporto sessuale con qualcuno, evitando poi di compiere l’atto. Questo non accumula le conseguenze karmiche di un’azione fisica, ma comunque accumula le conseguenze karmiche di un’azione mentale. Davvero, qualsiasi cosa dipende dallo stato mentale – sia a livello delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti che si hanno, sia a livello della libertà che si ha da essi.

Dedica

Concludiamo con una dedica. Pensiamo che qualsiasi comprensione o discernimento che abbiamo guadagnato, e qualsiasi forza positiva risulti dall’ascolto di questo insegnamento e dal riflettere su di esso – possano essi aumentare sempre più in modo che possiamo superare la nostra confusione riguardo al sesso. Possano renderci capaci di usare qualsiasi livello o tipo di sessualità a cui siamo attratti in maniera salutare. Possano renderci capaci di fare questo non rendendo il sesso la cosa più importante della nostra vita, ma semplicemente uno degli aspetti della vita. Possano renderci capaci di superare qualsiasi ossessione per il sesso che potremmo avere, in modo da usare i nostri potenziali e i nostri talenti in maniera più completa ed evitare problemi non necessari, e per poter essere di aiuto a noi stessi e ad altri nel migliore dei modi. Grazie.