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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Sviluppo sostenibile delle tradizioni occidentali buddhiste

Alexander Berzin
Discorso alla Conferenza degli Insegnanti Europei buddhisti
Zurigo, Svizzera, 13 Agosto 2005
Traduzione in italiano a cura di Benedetta Lanza

Oggi vorrei rivolgere la mia attenzione all'argomento della tutela dell'eredità culturale buddhista tibetana, che è in pericolo di estinzione. L'aspetto più importante di questo patrimonio è il Dharma. Per proteggere l'eredità del Dharma in occidente, dobbiamo guardare al precedente storico di come il Dharma proveniente dall'India venne preservato in Tibet.

Molti grandi maestri e traduttori, sia indiani che tibetani, furono impegnati nell'introdurre il Dharma in Tibet. Essi tradussero e trasmisero i lignaggi dei testi di sutra e tantra, così come i lignaggi di iniziazione di molte divinità tantriche. Inoltre molti di questi maestri fondarono monasteri in Tibet.

Anche se vi era un grande numero di lignaggi distinti e di singoli monasteri, infine alcuni grandi eruditi praticanti tibetani li riunirono insieme ponendovi un controllo. Attraverso i loro insegnamenti ed ispirazione, i seguaci provenienti da diversi monasteri si riunirono e, da ciò, nacquero le varie scuole tibetane – Nyingma, Kadam, Sakya, Kagyu ed infine Ghelug. Anche se molte di queste scuole tibetane avevano suddivisioni, come all'interno della Kagyu, il numero di scuole rimase comunque limitato.

Molti dei lignaggi dei testi e delle iniziazioni vennero condivisi da varie scuole tibetane, come il lignaggio Guhyasamaja di Marpa. Altri lignaggi vennero trasmessi esclusivamente all'interno di singole tradizioni, come il lignaggio Lamdray di Virupa. Aspetti della cultura tibetana furono mischiati alla tradizione indiana, come l'uso delle bandiere di preghiera e delle torme. Molti maestri tibetani scrissero estesi commentari ai testi, chiarendone i significati. Anche se non vi erano scuole Nyingma, Sakya, Kagyu o Ghelug in India, fu questo il modo in cui quelle scuole tibetane preservarono il patrimonio culturale del Buddhismo indiano. Una delle ragioni principali che determinarono la sopravvivenza del Dharma, quindi, fu che i numerosi lignaggi di trasmissione indiani ed i numerosi monasteri fondati in Tibet vennero fusi in un numero limitato di tradizioni.

Con la trasmissione del Dharma dal Tibet all'occidente, ci troviamo oggi di fronte ad una situazione simile. Molti maestri e traduttori, sia tibetani che occidentali, stanno traducendo e trasmettendo insegnamenti e lignaggi. Molti hanno fondato organizzazioni di Dharma che includono centri di Dharma, centri di ritiro e monasteri in varie città e paesi. Alcuni uniscono stili tradizionali tibetani con elementi culturali propri dell'occidente. Al momento vi sono talmente tante organizzazioni di Dharma, di così tanti lama, gheshe ed insegnanti occidentali, da provocare molta confusione negli studenti occidentali. Quale centro dovrebbero frequentare? Quale lama seguire? Il Buddhismo tibetano è diventato eccessivamente frammentato. Se vi sono, grosso modo, trecento o più differenti tipi di Buddhismo tibetano in occidente, sarà molto difficile sostenerli tutti nei prossimi secoli.

Se guardiamo dal punto di vista della storia, queste organizzazioni di Dharma e lignaggi dovranno, per poter sopravvivere, riunirsi e fondersi in un numero ragionevolmente ridotto di scuole occidentali di Buddhismo. È venuto il tempo di cercare dei modi per ridurre ed evitare il problema della frammentazione, piuttosto che continuare ad assistere all'apertura di nuove organizzazioni di Dharma da parte di ciascun nuovo insegnante tibetano ed occidentale.

Sembrano esserci almeno due ragioni principali per il continuo aumentare del numero delle organizzazioni di Dharma. Una di esse è che, da parte degli insegnanti tibetani, vi è la pressione di raccogliere fondi per ricostruire i monasteri e per dare sostentamento ai monaci. L'altra ragione, da parte degli studenti occidentali, è l'errata comprensione della devozione al guru. Dal momento che essi pensano di dover considerare il loro insegnante letteralmente come un Buddha, quando muore pensano di dover ricercare il tulku anche se l'insegnante era solo un gheshe. Se non lo fanno, pensano che ciò possa significare che essi non credono veramente che il loro insegnante fosse un Buddha. Avendo un nuovo tulku, essi sentono di dover continuare l'organizzazione di Dharma del predecessore del tulku, in modo che il nuovo tulku possa poi guidarla.

Per risolvere questi problemi, dobbiamo trovare differenti modi di finanziare i monasteri in India, Nepal e Tibet, e dobbiamo chiarire gli insegnamenti sulla devozione al guru. Dobbiamo poi pensare a come fondere stili e lignaggi dei vari maestri che sono venuti in occidente. È necessario dare origine ad un numero ridotto di scuole occidentali di Buddhismo. In maniera simile a ciò che accadde in Tibet, questo richiederà, naturalmente, insegnanti occidentali qualificati che conoscano a fondo molti lignaggi e insegnamenti. Può darsi che al momento attuale non vi siano ancora maestri con queste caratteristiche tra gli insegnanti occidentali, ma certamente ve ne saranno in futuro.

In breve, è necessario assumersi la responsabilità per il futuro del Buddhismo e riflettere attentamente. Dobbiamo assicurarci che il patrimonio culturale buddhista tibetano non scompaia a causa dell'eccessiva frammentazione, ma sopravviva nei secoli per continuare a beneficiare tutti gli esseri.