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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Trovare pace interiore e soddisfazione

Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama
Nottingham, Inghilterra, 25 maggio 2008

Trascritto e tradotto dal tibetano all'inglese e leggermente redatto
da Alexander Berzin
Con chiarimenti indicati in viola fra parentesi quadre
Tradotto dall'inglese all'italiano da Ida Buraczewska

L'importanza d’indagare la realtà di una situazione

La pace interiore è connessa alla calma mentale. L'esperienza fisica non determina necessariamente la nostra pace mentale. Se abbiamo pace mentale, allora lo stato fisico non è così importante.

Ora, sviluppiamo la pace interiore tramite la preghiera? No, niente affatto. Attraverso l'allenamento fisico? No. Solo tramite la conoscenza? No. Calmando i nostri sentimenti? No. Ma quando affrontiamo una situazione difficile, se affrontiamo questa situazione sulla base della piena consapevolezza dei benefici e dei danni di ogni possibile azione e delle sue conseguenze, allora la nostra mente non è turbata e questa è la vera pace interiore.

La compassione prima, e l'avere un approccio realistico poi, sono estremamente importanti. Le conseguenze che si presentano inaspettatamente e che provocano molta paura, sono causa del nostro essere non realistici. Non abbiamo badato veramente alle conseguenze e quindi ci è stata una mancanza di consapevolezza e di comprensione [da parte nostra]. La nostra paura proviene dalla mancanza di un’indagine appropriata, quindi abbiamo bisogno di guardare in tutte e quattro le direzioni e su e giù, per avere un quadro completo. C'è sempre una divergenza tra la realtà e l'apparenza, perciò dobbiamo indagare in tutte le direzioni.

Soltanto guardando qualcosa, non è possibile capire se essa sia una cosa positiva o negativa. Ma se [indaghiamo veramente e] realizziamo la verità su qualcosa, allora possiamo valutare se ciò sia una cosa positiva o negativa. Quindi abbiamo bisogno di una valutazione razionale della nostra situazione. Se iniziamo a indagare con il desiderio: “Voglio questo effetto, voglio quell'effetto,” allora la nostra indagine è parziale. La tradizione di Nalanda proveniente dall'India, dice che dobbiamo sempre essere scettici e indagare oggettivamente in tutti i campi, inclusa la religione.

L'importanza di aprire le nostre menti agli altri

Ora, per quanto riguarda la mancanza di pace interiore e l'insoddisfazione, esse provengono dall'avere una motivazione estremamente egocentrica. Ogni individuo ha il diritto di superare la sofferenza e di guadagnarsi la felicità. Ma se pensiamo solo a noi stessi, la mente diventa molto negativa. Allora anche un problema piccolo ci appare grande e diventiamo squilibrati. Quando pensiamo agli altri come a esseri tanto cari quanto noi stessi, allora la mente è aperta ed è più ampia. Poi come risultato, anche problemi seri non appaiono così significativi. Quindi c'è una grande differenza fra le emozioni; essa dipende dal proposito con il quale guardiamo alle cose: dalla nostra prospettiva o dalla prospettiva di tutti.

Perciò ci sono due elementi che sono importanti per la pace della mente. Il primo è la consapevolezza della realtà. Se affrontiamo le cose realisticamente, non ci saranno conseguenze inaspettate. Il secondo è la compassione che apre la nostra cosiddetta “porta interiore”. Paura e sospetto ci separano dagli altri.

Essere indifferenti al nostro aspetto esteriore

[Un'altra cosa che ci fa perdere la pace della mente è il preoccuparsi del nostro aspetto esteriore.] Quando visitai Pechino per la prima volta, per esempio, non avevo esperienza. Ero un po' nervoso e avevo un po' di ansia. Ma dopo osservai che alcune persone, se sono molto preoccupate del loro aspetto, le loro facce diventano molto rosse quando qualcosa va storto. Ma se sono aperte e non gli interessa se qualcosa va storto, allora non c'è problema.

Per esempio nel 1954, quand’ero a Pechino, l'ambasciatore dell’India venne a trovarmi nella mia stanza. I cinesi fecero grandi preparativi con fiori, frutta e così via e insistettero che avessimo un interprete cinese. Quindi andò dal tibetano al cinese all’inglese, nonostante alcuni dei miei funzionari sapessero l'inglese. A un certo punto la pila di frutta si rovesciò e i funzionari cinesi che prima erano stati molto antiquati e formali, si misero sulle ginocchia e sulle mani e strisciarono sul pavimento. Se non gli fosse importato prima del loro aspetto, non ci sarebbero stati problemi. Ma fu per loro molto imbarazzante.

Una volta a Città del Messico, a un incontro interreligioso, c'era un prete giapponese. Aveva un rosario in mano e il filo si ruppe. Lui continuò a muovere il rosario con il dito anche se le perline erano su tutto il pavimento. Era troppo imbarazzato per raccoglierle. Si sentiva a disagio perché era così preoccupato del proprio aspetto.

A ogni modo: compassione, altruismo, sincerità, onestà – esse sono molto importanti per portare alla calma interiore, non interesse per il vostro aspetto esteriore. Non dico mai che sono qualcosa di speciale, ma dalla mia esperienza io non mi preoccupo di come comportarmi davanti a migliaia di persone. Parlo a migliaia di persone dando lezioni come questa e per me è come parlare soltanto a poche persone. Se commetto degli errori, poi me ne dimentico, non ci sono problemi. Se anche gli altri commettono degli errori, io rido solamente.

Trasformazione interiore

Ora per quanto riguarda la trasformazione interiore, parlare di una trasformazione interiore è parlare a un livello emotivo. C'è una categoria di trasformazione interiore che avviene naturalmente con l'età e un'altra che può avvenire attraverso circostanze esterne. Questi tipi di trasformazione avvengono automaticamente. Altre avvengono con il nostro sforzo e questa è la trasformazione principale che vogliamo apportare: una trasformazione interiore in accordo con i nostri desideri. Questo è il significato principale.

Ora qui, non stiamo parlando della nostra prossima vita, della liberazione o del paradiso, ma di come mantenere questa vita in un modo più felice e calmo nonostante ci siano difficoltà e problemi. Per questo, i fattori maggiori dei quali dobbiamo occuparci includono: collera, odio, paura, gelosia, sospetto, solitudine, stress e così via. Essi sono tutti correlati al nostro fondamentale atteggiamento mentale. Essi provengono dal nostro essere troppo egocentrici. Quando proviamo queste cose, l'ego è per noi di suprema importanza e ciò porta alla gelosia. A causa del prendersi cura solo di noi stessi, la più sottile irritazione porta poi alla collera, e la collera porta alla paura. Non ci importa degli altri, ci importa solo di noi stessi. E pensiamo che anche agli altri importi solo di loro stessi e che certamente non gli importi di noi. Per questo ci sentiamo soli. Pensiamo: “non posso contare sugli altri,” e così diventiamo sospettosi di quelli che ci stanno davanti, di lato e, ancor più, di quelli dietro di noi.

Fondamentalmente, quando ci pensiamo su, la natura umana è tale che ognuno apprezza l'amichevolezza. Se estendiamo l'amicizia, la maggior parte delle persone si metterà in relazione con noi positivamente. Per quanto riguarda queste emozioni negative che portano ansia e così via, abbiamo bisogno di alcune contromisure per opporci a esse. Per esempio, se sentiamo troppo caldo, riduciamo la temperatura; se vogliamo eliminare il buio, non c'è altro modo che portare luce. Questo è vero a un livello fisico. Un cambiamento può avvenire grazie all’applicazione di una forza contraria, questo è dovuto alla natura. Ma ciò è vero non solo a un livello fisico, ma anche a un livello mentale. Quindi dobbiamo contrastare il nostro punto di vista o prospettiva con una prospettiva opposta [ad esempio contrapponendo egocentrismo e sospetto con l’interesse per gli altri e amichevolezza.]

Prendiamo l'esempio di un fiore giallo. Se per qualche motivo dico: “E' bianco” e poi lo considero giallo, queste sono due prospettive opposte. Non possono essere tenute simultaneamente. Appena c'è la percezione del giallo, la percezione del bianco scompare immediatamente. Esse sono direttamente opposte l'una all’altra. Quindi un metodo per apportare cambiamenti interiori è quello di produrre uno stato mentale opposto.

Un'altra causa di difficoltà può essere la mera ignoranza. La controforza per essa è lo studio, l'analisi e l'indagine. Questo è perché l'ignoranza è basata sul non vedere la realtà. Perciò la forza contrastante l'ignoranza è l'analisi. Allo stesso modo, la forza contrastante del prendersi cura solo di se stessi è l'interesse verso gli altri e ciò costituisce l’addestramento della mente [o la purificazione dei nostri atteggiamenti.]

Etica laica

Per quanto riguarda il come addestrare la nostra mente [o purificare i nostri atteggiamenti,] la questione è se ciò deve essere collegato alla religione o alla spiritualità ed io penso che fondamentalmente ciò non abbia niente a che fare con la religione.

Per quanto riguarda la spiritualità, dunque ce ne sono due tipi: una con religione e fede e una senza. Quella senza è quel che io chiamo “etica laica”. “Laico” non significa un rifiuto della religione; ma più che altro un atteggiamento uguale verso tutte le religioni e il rispetto per tutte. Per esempio la costituzione indiana ha rispetto per tutte le religioni; è una costituzione laica. Perciò, nonostante la comunità dei Parsi o Zoroastriani sia molto piccola in India (ci sono solo un centinaio di migliaia di membri in confronto a più di un miliardo di persone in India), comunque ha una posizione paritaria nella sfera militare e in quella politica.

Quando parliamo di etica laica, ciò si applica anche all’etica dei non credenti. Sulla base dell’etica laica, possiamo estendere la nostra etica e il nostro rispetto anche agli animali. Inoltre un'altra parte della spiritualità o etica laica è prendersi cura dell’ambiente. Quindi, laicamente parlando, abbiamo bisogno di coltivare la nostra mente; abbiamo bisogno di coltivare l'etica laica. Sei miliardi di persone su questo pianeta devono farlo. I sistemi religiosi possono aiutare la coltivazione universale dell’etica laica a crescere in forza, infatti essi sono un metodo supplementare per aiutare questa crescita. Certamente non sono intenzionati a ridurla.

E così, quando parliamo di etica laica, abbiamo un approccio non settario. Se una qualsiasi persona religiosa, che segue un qualsiasi tipo di religione, si dà da fare per promuovere l'etica laica, allora è veramente una persona religiosa praticante. Se non è così, anche se va in chiesa o in moschea o alla sinagoga, dubito che sia realmente un sincero praticante religioso.