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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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Domande fondamentali sul karma e sulla rinascita

Singapore, 10 Agosto 1988
Estratto rivisto di:
Berzin, Alexander e Chodron, Thubten.
Glimpse of Reality.
Singapore, Centro buddhista Amitabha, 1999.

Domanda: La teoria del karma è empirica e scientifica, oppure è accettata per fede?

Risposta: Per vari motivi, l’idea del karma è ragionevole, ma a volte il significato del “karma” viene frainteso. Alcune persone credono che “karma” significhi destino o predestinazione. Se qualcuno viene investito da una macchina o perde molti soldi nel commercio, queste persone diranno: “Poveretto, è il suo karma.” Tuttavia, non è questa l’idea del karma nel Buddhismo. Piuttosto, quell’esempio sembra corrispondere all´idea di una volontà divina, di una forza che non comprendiamo e che non possiamo controllare.

Nel Buddhismo, il termine karma si riferisce ad un impulso. In base ad azioni precedenti che abbiamo compiuto, si generano impulsi ad agire in un certo modo nel presente. Il termine “karma” indica l´impulso in base al quale una persona investe in una certa azione in borsa il giorno prima che il suo valore crolla o sale. O l´impulso in base al quale una persona attraversa la strada proprio quando verrà investita da una macchina, non cinque minuti prima o cinque minuti dopo. Il fatto che l´impulso nasca proprio in quel momento è dovuto a un’azione o a delle azioni precedenti della persona stessa. In una vita precedente, per esempio, la persona potrebbe aver torturato o ucciso qualcuno. Un comportamento distruttivo di questo tipo ha per risultato che chi l’ha commesso avrà una vita più breve, di solito in un’altra esistenza. Così, l´impulso ad attraversare la strada si genera proprio nel momento in cui la persona verrà investita da una macchina.

Una persona potrebbe avere l´impulso di sgridare o di fare del male a qualcuno. Quest’impulso nasce dalle abitudini che si sono accumulate in base a comportamenti simili nel passato. Sgridare gli altri o far loro del male crea una potenzialità, una tendenza e un’abitudine a comportarsi in questo modo. Per via di questo, in futuro ripeteremo con facilità questi comportamenti. Il fatto di sgridare qualcuno in uno stato di collera, accumula una potenzialità, una tendenza e un´abitudine ancora più forti di ripetere la stessa scena di nuovo in futuro.

Un altro esempio: fumare una sigaretta. Fumandone una, si crea la potenzialità di fumare la prossima. S’accumula anche la tendenza e l´abitudine di fumare. Così, una volta che le circostanze giuste si manifestano, l´impulso a fumare appare nella nostra mente e quindi fumiamo. Questo può succedere sia in questa vita, quando qualcuno ci offre una sigaretta o in una vita futura, quando, da bambini, vediamo altre persone che fumano e quindi ci proviamo pure noi. Il karma spiega da dove proviene quest’impulso a fumare. Fumare non crea soltanto l´impulso mentale di ripetere la stessa azione. Influenza anche gli impulsi fisici nel corpo che fanno sì, per esempio, che ci ammaliamo di cancro per via del fumo. Il concetto del karma ha molto senso, perché ci spiega da dove provengono i nostri impulsi.

Domanda: Il fatto che qualcuno sia ricettivo al Buddhismo e abbia una certa facilità a comprenderlo può essere predeterminato dal karma?

Risposta: C´è una grande differenza tra qualcosa che è predeterminata e qualcosa che è spiegabile. La nostra ricettività e la nostra comprensione del Buddhismo possono essere spiegate tramite il karma. In base al nostro studio e alla nostra pratica in vite passate, siamo più ricettivi verso gli insegnamenti nel presente. Se nel passato abbiamo compreso bene gli insegnamenti, istintivamente li capiremo bene anche in questa vita. Se invece siamo stati molto confusi nelle vite passate, questa confusione si manifesterà anche in questa vita.

Tuttavia, secondo il Buddhismo, le cose non sono predeterminate. Non esiste il destino o la fatalità. Quando il karma viene spiegato sotto forma d’impulsi, questo implica che abbiamo la scelta di agire in base a questi impulsi oppure no. In base a quello che abbiamo fatto in questa vita e in quelle precedenti, possiamo spiegare o predire quello che accadrà in futuro. Sappiamo che le azioni costruttive generano risultati felici, mentre le azioni distruttive generano conseguenze indesiderate. Tuttavia, la maturazione di un’azione karmica specifica dipenderà da molti fattori e, pertanto, molte cose possono influenzarla. Un´analogia sarebbe quella di una palla che lanciamo in aria: possiamo prevedere che scenderà e che cadrà in terra. In modo simile, in base alle nostre azioni passate, possiamo prevedere cosa avverrà nel futuro. Ma se acchiappiamo la palla, non cadrà in terra! Allo stesso modo, sebbene possiamo prevedere in base alle azioni passate cosa accadrà in futuro, questo non è ineluttabilmente stabilito, non è scritto nella roccia, che solo quella determinata conseguenza avverrà. Ci sono altre tendenze, azioni, circostanze e così via, che possono influenzare la maturazione del karma.

Quando un impulso ad agire in un determinato modo sorge in noi, abbiamo una scelta. Non siamo come bambini piccoli che fanno immediatamente tutto quello che viene loro in mente. Dopotutto, non abbiamo più bisogno dei pannolini, abbiamo imparato a controllarci e a non seguire tutti i nostri impulsi immediatamente. Questo vale anche per l’impulso di dire qualcosa che potrebbe ferire qualcuno, o fare qualcosa di crudele. Quando tale impulso ci viene in mente, possiamo scegliere: “ Seguo quest’impulso ad agire in questo modo o mi trattengo dal metterlo in pratica?” Questa capacità di riflettere e di distinguere tra azioni costruttive e distruttive è la differenza tra gli esseri umani e gli animali. È questo il grande vantaggio di essere un essere umano.

In questo modo, possiamo scegliere cosa faremo se abbiamo spazio sufficiente nella nostra mente per essere attenti agli impulsi che sorgono in noi. Una grande parte dell’addestramento buddhista consiste nello sviluppare l´attenzione. Rallentando il nostro ritmo, diventiamo più consapevoli di quello che pensiamo e di quello che stiamo per dire o fare. La meditazione sul respiro, in cui osserviamo le nostre inspirazioni ed espirazioni, ci danno lo spazio per riconoscere gli impulsi quando questi sorgono. Iniziamo ad osservare: “Ho questo impulso di dire qualcosa che farà male a qualcuno. Se lo dico, creerà delle difficoltà. Perciò, non lo dirò.” Possiamo scegliere. Se non stiamo attenti, la forza del flusso d’impulsi e pensieri nella nostra mente non ci darà l’o pportunità di scegliere saggiamente. Seguiremo semplicemente i nostri impulsi, e questo crea spesso problemi nella nostra vita.

Così, non possiamo dire che tutto, come la nostra comprensione o la nostra ricettività del Dharma, sia predeterminato. Possiamo prevedere cosa avverrà, ma esiste anche uno spazio aperto, grazie al quale siamo in grado di cambiare.

Domanda: Anche le persone che appartengono ad altre religioni sperimentano il karma?

Risposta: Sì. Una persona non deve credere nel karma per sperimentarlo. Se ci pestiamo il piede, questo ci farà male, anche se non crediamo alla legge di causa ed effetto. Possiamo essere pienamente persuasi che un veleno sia una bevanda squisita, ma se lo beviamo, ci sentiremo male. Allo stesso modo, se attuiamo un certo comportamento, il risultato di quell’azione avverrà per forza, a prescindere se crediamo o meno alla legge di causa ed effetto.

Domanda: Sono la continuazione di qualcuno che ha vissuto prima? La teoria buddhista della rinascita è metafisica oppure scientifica? Lei ha detto che il Buddhismo è razionale e scientifico. Questo si applica anche alla rinascita?

Risposta: Questa domanda contiene vari punti. Uno di questi punti è come proviamo qualcosa in modo scientifico? E questo ci rinvia alla domanda di come veniamo a conoscere le cose in un modo che sia valido. Secondo gli insegnamenti buddhisti, ci sono due modi validi per conoscere qualcosa: la percezione diretta e l’inferenza. Facendo un esperimento in un laboratorio, possiamo provare l´esistenza di qualcosa con la percezione diretta: veniamo a conoscere questa cosa semplicemente con i nostri sensi. Tuttavia, ci sono delle cose che non possiamo conoscere con la percezione diretta. In questi casi, dobbiamo applicare la logica, il ragionamento e l’inferenza. La rinascita è molto difficile da provare con la percezione diretta dei sensi, sebbene esista la storia di un maestro buddhista che visse molto tempo fa in India. Quando morì, prese una rinascita e disse immediatamente “rieccomi!” per provare al re che la rinascita esisteva. Ci sono tanti esempi di persone che si ricordano le loro vite passate e che possono riconoscere oggetti che gli appartenevano o persone che frequentavano allora.

Se vogliamo lasciare da parte queste storie, c´è anche l´aspetto puramente logico della rinascita. Sua Santità il Dalai Lama s’è dichiarato pronto a eliminare dal Buddhismo tutto quello che non corrisponde alla realtà, e questo vale anche per la rinascita. Fu proprio rispetto a questo tema che Sua Santità fece questa dichiarazione per la prima volta. Se la scienza può provare che la rinascita non esiste, dobbiamo smettere di crederci. Tuttavia, se gli scienziati non possono provare che la rinascita non esiste, devono allora indagare se esiste o meno. Questo per via del fatto che gli scienziati applicano la logica e il metodo scientifico, che è aperto a nuove scoperte, alla comprensione di cose nuove. Per provare il fatto che la rinascita non esiste, dovrebbero trovare la sua non-esistenza. Pretendere che “la rinascita non esiste perché non la vedo con i miei occhi” non è sufficiente, non corrisponde a trovare la non-esistenza della rinascita. Esistono tante cose che non possiamo vedere con i nostri occhi.

Se gli scienziati non riescono a provare la non-esistenza della rinascita, devono affrontare il compito d’indagare se la rinascita esiste. Il metodo scientifico consiste nel postulare una teoria in conformità a certi dati e poi, di vedere se questa teoria può essere validata. Dobbiamo quindi prendere in considerazione i dati. Un esempio: constatiamo che i bambini non nascono come cassette vuote. Fin da un’età molto giovane, possiamo osservare che hanno certe abitudini e caratteristiche personali. Da dove provengono?

Non ha senso dire che provengono dalla continuità delle sostanze fisiche trasmesse dai genitori, dal liquido seminale e dall´ovulo. Non tutti gli ovuli fecondati dal liquido seminale nell’utero crescono in un feto. Qual è la differenza tra quando diventano dei bambini e quando no? Qual è la causa effettiva delle varie abitudini e dei vari istinti del bambino? Possiamo dire che la risposta sta nel DNA e nei geni. Questo è l´aspetto fisico. Nessuno nega che questo è l´aspetto fisico di come un bimbo nasce e cresce. Ma cosa dire dell´aspetto esperienziale? Come possiamo spiegare la mente?

La parola mente non ha lo stesso significato dei termini sanscriti e tibetani che dovrebbe tradurre. Nelle lingue originali, “mente” si riferisce all´attività mentale o agli eventi mentali, e non a qualcosa che compie queste attività. L´attività o l´evento è la manifestazione cognitiva di certe cose, come pensieri, oggetti visivi, suoni, emozioni, sensazioni, e così via, unita al coinvolgimento cognitivo con queste cose, come vederle, sentirle, capirle o anche non capirle. Queste due caratteristiche della mente sono normalmente tradotte con le parole “chiarezza” e “ cognizione,” ma anche queste parole sono fuorvianti.

Da dove proviene quest’attività mentale della manifestazione e coinvolgimento di un individuo con oggetti cognitivi? A questo punto, non stiamo parlando dell´origine del corpo, che proviene ovviamente dai genitori. Non stiamo nemmeno parlando dell´intelligenza e di queste cose, perché è possibile argomentare che anch´esse hanno una base genetica. Tuttavia, pretendere che una persona preferisce il gelato al cioccolato per via dei suoi geni sarebbe esagerato.

Si può dire che alcuni dei nostri interessi sono influenzati dalle nostre famiglie o dalle nostre situazioni economiche e sociali. Questi fattori hanno sicuramente un´influenza, ma sarebbe molto difficile spiegare tutto in questo modo. Un esempio personale: perché ho iniziato a interessarmi alla pratica dello yoga da bambino? Non c’era nessuno nella mia famiglia o nella società in cui vivevo che s’interessava a queste cose. Esistevano alcuni libri nell´area in cui vivevo, e così si può dire che vi era un certo grado d’influenza sociale, ma perché mi interessai proprio a quel libro specifico sull´hatha yoga? Perché l’ho preso in mano? Questa è un’altra domanda.

Lasciamo da parte queste domande per tornare a quella principale: da dove proviene l´attività della manifestazione di oggetti cognitivi e il coinvolgimento cognitivo in questi oggetti? Da dove proviene questa capacità di percepire? Da dove proviene la scintilla della vita? Come quest’unione di uno spermatozoide e di un ovulo produce in effetti la vita? Cosa fa sì che diventi un essere umano? Che cosa permette la manifestazione di cose come pensieri e la vista e causa un coinvolgimento cognitivo con questi, che riguarda il lato esperienziale dell’attività chimica ed elettrica del cervello?

Sarebbe difficile pretendere che l´attività mentale di un bambino proviene dai suoi genitori. Se così fosse, come proverebbe dai genitori? Ci dovrebbe essere un meccanismo. Questa scintilla di vita, caratterizzata dalla cognizione delle cose, proverrebbe dai genitori nello stesso modo di uno spermatozoide e un ovulo? Verrebbe con l´orgasmo? O con l´ovulazione? Consiste nello spermatozoide? O nell´ovulo? Se non troviamo un’indicazione logica e scientifica sul momento in cui la scintilla di vita viene trasmessa dai genitori, dobbiamo allora cercare altrove.

Se consideriamo le cose da un punto di vista puramente logico, constatiamo che tutti i fenomeni che svolgono una funzione, provengono dalla loro stessa continuità, da momenti precedenti di qualcosa nella stessa categoria del fenomeno. Un fenomeno fisico, per esempio materia o energia, proviene da un momento precedente di quella materia o energia. È un continuum.

Prendiamo l´esempio della rabbia. Da un lato, possiamo parlare dell´energia fisica di quando siamo arrabbiati. Dall’altro lato, va anche considerata l´attività mentale dell´esperienza di chi è arrabbiato, l´esperienza della manifestazione dell’emozione e della cognizione consapevole o inconsapevole di quest’emozione. Quando un individuo prova rabbia, questa rabbia ha i suoi momenti precedenti di continuità in questa vita, ma da dove proviene questa rabbia prima di questa vita? Ci sono due possibilità: o proviene dai genitori, ma non sembra esserci un meccanismo che descrive come questo avviene, o proviene da un dio creatore. Tuttavia, per alcune persone, le contraddizioni logiche nella spiegazione di come un essere onnipotente crea rappresentano un problema. Per evitare questi problemi, l´alternativa è che il primo momento di rabbia nella vita di qualsiasi persona, provenga da un momento precedente di continuità della rabbia stessa. La teoria della rinascita si spiega così.

Si potrebbe cercare di spiegare la rinascita con l´analogia di un film. Un film è un continuum di fotogrammi. Allo stesso modo, i nostri continuum mentali o flussi di mente individuali sono continuità di momenti di cognizione di fenomeni in perenne mutamento, nell’ambito di una vita e da una vita alla successiva. Non esiste un´entità solida, trovabile, un “io” o “la mia mente” che rinasce. La rinascita non funziona come l´analogia di una piccola statua su un nastro trasportatore che viaggia di vita in vita. È piuttosto come un film, qualcosa che cambia di momento in momento. Ogni fotogramma è diverso, ma esiste una continuità. Un fotogramma è connesso al prossimo. In modo simile, c´è una continuità di momenti di cognizione di fenomeni che cambiano costantemente, anche se alcuni di questi momenti sono inconsapevoli. Inoltre, anche se tutti i film non sono lo stesso film, ciononostante sono tutti film. Allo stesso modo, tutti i continuum mentali o “menti,” non sono una singola mente. Ci sono un numero infinito di flussi individuali di continuità che hanno cognizione di fenomeni.

Questi sono gli argomenti che iniziamo ad esaminare da un punto di vista scientifico e razionale. Se una teoria appare sensata da un punto di vista logico, allora potremo considerare più seriamente il fatto che ci sono persone che si ricordano le loro vite precedenti. In questo modo, esaminiamo l´esistenza della rinascita con un metodo scientifico.

Domanda: Secondo il Buddhismo non esiste un’anima o un “sé”. In tal caso, cosa rinasce?

Risposta: Di nuovo, l´analogia appropriata per illustrare il funzionamento della rinascita non è quella di un´anima che esiste come una piccola statua o persona concreta che viaggia da una vita alla prossima su un nastro trasportatore. Il nastro trasportatore rappresenta il tempo e ciò implica qualcosa di solido, una personalità fissa o un´anima, che viene chiamata “io,” che persiste nel tempo. “Ora io sono giovane, ora io sono vecchio, ora io vivo in questa vita, ora io vivo in quella vita.” Questo non è il concetto buddhista della rinascita. L´analogia è piuttosto quella di un film: in un film, c´è un continuum, i fotogrammi formano una continuità.

Il Buddhismo non dice neppure che io divento tu, o che siamo tutti uno. Se fossimo tutti uno e se io fossi tu, quando abbiamo fame tutti e due basterebbe che vada al ristorante solo io, mentre tu aspetti in macchina. Ma le cose non stanno così. Ognuno di noi ha il suo flusso di continuità individuale. La sequenza nel mio film non si trasformerà nel tuo film, ma le nostre vite procedono come dei film nel senso che non sono concrete e fisse. La vita passa da un fotogramma all´altro. Segue una sequenza, secondo il karma, e così forma una continuità.

Domanda: Come vengono conservati nella mente i vari impulsi e come si manifestano?

Risposta: Il meccanismo è un po’ complesso. Agiamo in un certo modo, per esempio fumiamo una sigaretta. Fumare una sigaretta implica una certa energia. Per via di quest’energia, l´azione di aver fumato rappresenta una potenzialità o una forza che ci spinge a fumarne un´altra. Esiste un´energia grossolana, che finisce quando l´azione termina. Ma esiste anche un´energia sottile, l´energia della potenzialità di ripetere l´azione. L´energia sottile della potenzialità di fumare è trasmessa con l´energia più sottile ancora, l´energia più sottile in assoluto, che accompagna la mente più sottile in assoluto, che continua di vita in vita. Detto in modo molto semplice, il termine “mente più sottile in assoluto” si riferisce al livello più sottile dell´attività di chiarezza e cognizione, mentre il termine “energia più sottile in assoluto” si riferisce all´energia estremamente sottile che sostiene la vita e che supporta quest’attività. Insieme, costituiscono quello che potremmo chiamare “la scintilla della vita.” Sono questi gli elementi che sono trasmessi di vita in vita. I potenziali karmici sono trasmessi con la scintilla di vita.

Anche le tendenze e le abitudini sono trasmesse, ma non sono fisiche. Cos’è un´abitudine? Per esempio, abbiamo l’abitudine di bere il tè. Ho bevuto il tè questa mattina, ieri mattina e pure qualche giorno fa. L´abitudine non è una tazza materiale di tè. Non è neppure la nostra mente che ci dice “bevi il tè.” È semplicemente una sequenza di eventi simili, il fatto di bere il tè molte volte. In base a questa sequenza, diciamo o “imputiamo” che abbiamo l’ abitudine di bere il tè. Etichettiamo la sequenza “l´abitudine di bere il tè.” Un´abitudine non è qualcosa di fisico, piuttosto è un’astrazione costruita in base a un modo di parlare di una sequenza di eventi simili. In base a questo, possiamo prevedere che qualcosa di simile avverrà in futuro.

Allo stesso modo, quando diciamo che le abitudini, gli istinti o le tendenze si trasmettono nel futuro, non è che viene trasmesso qualcosa di fisico. Ma in base ai momenti di un continuum mentale, possiamo dire che ci sono eventi o azioni simili in questo momento e in quel momento e che, di conseguenza, ci saranno eventi o azioni simili anche in futuro.

Domanda: Se la vita implica il trasferimento della coscienza, c’è un inizio?

Risposta: Il Buddhismo insegna che non c´è un inizio. Un inizio non è logico. Le continuità della materia, dell´energia e delle menti individuali sono senza inizio. Se c’era un inizio, da dove proviene quest´inizio? Cosa c´era prima dell´inizio?

Alcune persone dicono “Abbiamo bisogno di un inizio. Per via di questo, Dio creò tutto.” Credono a un Dio creatore, al quale le varie religioni attribuiscono vari nomi. Un buddhista porrebbe la domanda seguente: “Da dove proviene Dio? Dio ha un inizio?” La risposta sarebbe o che Dio non ha inizio, e allora il buddhista direbbe “allora vedi che non c´è inizio” o allora dovrebbero citare qualcuno o qualcosa che ha creato Dio, e questo contraddice la loro filosofia.

Un’ateo direbbe: “Dio non esiste. Tutto è apparso dal nulla. L´universo si è sviluppato dal nulla. I nostri continuum mentali provengono dal nulla.” Poniamogli la domanda seguente: “Da dove proviene questo nulla?” La loro risposta è che “Questo nulla c’è sempre stato, da tempi senza inizio.” Anche qui, quindi, arriviamo alla mancanza di un inizio. Qualsiasi risposta venga data, alla fine torniamo sempre all´assenza di un inizio.

Se questa mancanza di un inizio è l´unica conclusione logica alla quale possiamo arrivare, esaminiamo la prossima domanda: “È possibile che qualcosa che svolge una funzione provenga dal nulla? Come sarebbe possibile che il nulla produca qualcosa?” Non ha nessun senso: le cose devono avere delle cause. Ci possiamo chiedere se l´altra spiegazione, quella di un dio creatore, sia sensata. Dobbiamo esaminare quest´asserzione attentamente. Se un essere onnipotente o un Big Bang puramente fisico ha creato tutto, allora la creazione avvenne in un determinato momento per via dell´influenza di una motivazione, scopo o circostanza? Se questo è il caso, quello che ha influenzato la creazione di tutto è esistito prima della creazione di tutto, e questo è illogico. Se un creatore è sia compassionevole sia senza inizio, come potrebbe quel creatore aver creato la compassione? La compassione doveva già esistere prima.

La terza alternativa da considerare è se le cose continuano senza avere un inizio. Questo è un metodo più scientifico, che corrisponde all’idea secondo la quale la materia non si crea e non si distrugge, ma solo si trasforma. La stessa cosa vale per i continuum mentali individuali. Non c’è un inizio e tutto si trasforma in modo dipendente, per via di cause e circostanze.

Domanda: Buddha disse ai suoi seguaci che non era un dio. Se questo è il caso, qual è il ruolo delle preghiere nel Buddhismo?

Risposta: La domanda principale per quanto riguarda la preghiera è questa: “È possibile che qualcun altro elimini le nostre sofferenze e i nostri problemi?” Buddha disse che nessuno può eliminare tutti i nostri problemi, come qualcuno che afferra le orecchie di un coniglio per tirarlo fuori da una situazione difficile. È impossibile. Dobbiamo prenderci la responsabilità per quello che ci accade. Se vogliamo creare le cause della felicità ed evitare le cause dei problemi, dobbiamo praticare la moralità e l´etica in modo puro. Se vogliamo migliorare la nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiare il nostro comportamento e i nostri atteggiamenti, per influenzare quello che ci accadrà in futuro.

Nel Buddhismo, quando preghiamo, non facciamo richieste del tipo: "Buddha, per favore, vorrei una Mercedes!" Non c´è nessuno nel cielo che ci può concedere una tale cosa. Ma, pregando, sviluppiamo un forte desiderio che qualcosa possa accadere. Sono i nostri atteggiamenti e le nostre azioni che lo fanno accadere, ma i Buddha e i bodhisattva ci possono ispirare.

A volte, la parola “ispirare” viene tradotta con “benedire,” ma questa traduzione è fuorviante. I Buddha e i bodhisattva ci possono ispirare con il loro esempi. Possono darci insegnamenti e mostrarci la via, ma siamo noi stessi a dover seguire queste cose. C´è un proverbio che dice: “Puoi condurre un cavallo dove si trova l´acqua, ma non puoi bere al suo posto.” Il cavallo stesso deve bere. In modo simile, siamo noi stessi che dobbiamo seguire il sentiero e ottenere le realizzazioni per porre fine ai nostri problemi. Non possiamo dare questa responsabilità a un essere esterno, onnipotente, pensando: “Tu sei onnipotente, fai questo al mio posto. Mi abbandono pienamente fra le tue mani.” Piuttosto, nel Buddhismo, cerchiamo l´ispirazione dai Buddha, in modo che c’ispirino e che ci diano energia con il loro esempio. Con la loro ispirazione e i loro insegnamenti, ci aiutano e ci guidano. Tuttavia, in noi stessi, dobbiamo sviluppare il potenziale per ricevere quest´ispirazione. Siamo noi stessi a dover fare il lavoro fondamentale.

La maggior parte dei fraintendimenti nel Buddhismo provengono dal fatto che i termini buddhisti vengono tradotti male nell´inglese e nelle altre lingue. Il modo di tradurre certi termini buddhisti in inglese è spesso stato determinato dai compilatori dei dizionari buddhisti del secolo scorso, o addirittura prima. Spesso questi studiosi provenivano da un ambiente missionario o vittoriano, e le parole che scelsero provenivano da questi ambienti. Molti di questi termini però non trasmettono precisamente il significato che viene inteso nel Buddhismo. Quando leggiamo queste parole, pensiamo che abbiano lo stesso significato del contesto cristiano o vittoriano, ma non è così.

Alcuni esempi sono: benedire, peccato, virtuoso, non-virtuoso, confessione, e così via. Nel Cristianesimo hanno l´implicazione di un giudizio morale, della ricompensa e della punizione. Ma i concetti buddhisti non corrispondono affatto a questo. Queste parole provengono da un altro contesto culturale. Perciò, nello studio del Buddhismo, è molto importante distanziare il più possibile le parole dalle connotazioni culturali che i vecchi traduttori hanno usato. Questi traduttori sono stati dei grandi pionieri e dobbiamo essere grati per il lavoro enorme che hanno fatto. Oggi, però, dobbiamo tornare alle lingue originali dei testi e capire i concetti buddhisti e le loro definizioni in quelle lingue, per poi renderli in inglese con parole o frasi che corrispondono al loro significato.

Domanda: Cosa dice il Buddhismo a proposito della teoria dell´evoluzione di Darwin?

Risposta: La teoria di Darwin parla dell´evoluzione dei corpi potenziali nei quali i continuum mentali possono reincarnarsi in vari periodi della storia della terra. Non descrive l´evoluzione dei corpi in cui un continuum mentale individuale si reincarnerà nelle sue vite successive. C’è una grande differenza tra le effettive forme fisiche di vita su questo pianeta e la continuità dei flussi mentali che si reincarnano in essi.

Alcune spiegazioni dell´evoluzione nei testi buddhisti ci possono apparire un po’ strane. Parlano di una degenerazione: nel passato, secondo loro, gli esseri stavano meglio di oggi. Bisognerebbe investigare se questo è vero. Non tutto quello che Buddha e i suoi seguaci dissero può essere provato dalla scienza, e Sua Santità il Dalai Lama si è detto pronto a lasciare da parte queste cose. I maestri hanno forse dato queste spiegazioni apparentemente strane per determinate ragioni, e non le hanno forse intese in modo letterale. Possono essere indicazioni di varie verità sociali o psicologiche.

Tuttavia, nel contesto dell´evoluzione stessa, una volta vi erano dinosauri e ora sono estinti. Oggigiorno non c’è più il karma o gli impulsi per rinascere come dinosauro su questo pianeta. Ci sono altre basi fisiche in cui i continuum mentali possono rinascere ora. Se le basi fisiche per la rinascita cambiano per via dell´evoluzione, questo non contraddice le spiegazioni buddhiste.

In una discussione con Sua Santità il Dalai Lama, uno scienziato gli chiese se i computer potrebbero diventare esseri senzienti, se un giorno i computer potrebbero avere una mente. Sua Santità rispose in modo interessante. Disse che se viene inventato un computer o un robot con una tale sofisticazione che potrebbe servire da base a un continuum mentale, non vi è ragione perché un flusso mentale non si possa connettere con una tale macchina puramente inorganica e prenderla come base fisica per una delle sue vite. Questo supera addirittura Darwin!

Questo non significa che un computer è una mente. Non significa che possiamo creare artificialmente una mente con un computer. Ma se un computer è abbastanza sofisticato, un flusso mentale si può connettere con esso e prenderlo come base fisica.

Questo modo di pensare di vasta portata stimola le persone moderne e le rende interessate al Buddhismo. I buddhisti hanno il coraggio e la volontà di discutere con gli scienziati e di confrontarsi con le varie questioni che sono comunemente discusse nel mondo moderno. Per via di questo, il Buddhismo è pieno di vita, non si tratta soltanto di un’antica saggezza che risale fino al Buddha in lignaggi ininterrotti: è una tradizione vivente che affronta temi del presente e del futuro.

Domanda: Che cosa succede al continuum mentale di una persona che diventa un Buddha?

Risposta: Prima di rispondere a questa domanda, devo precisare che Buddha ha dato insegnamenti a tante persone. Non siamo tutti uguali. Buddha era molto abile e ha dato insegnamenti molto variegati in modo che ognuno trovasse un approccio che conveniva alla sua disposizione e al suo carattere. Le tradizioni più importanti degli insegnamenti buddhisti sono il veicolo per i praticanti con un atteggiamento mentale modesto (Hinayana), e il veicolo per i praticanti con un atteggiamento mentale vasto (Mahayana). Anticamente, esistevano diciotto scuole dell´Hinayana, ma di queste oggi esiste soltanto il Theravada.

Buddha sapeva che avrebbe scoraggiato una persona dall´aspirazione modesta dicendogli che il continuum mentale è eterno. Alcuni sono completamente sommersi dai loro problemi, e a loro Buddha diceva: “Potete liberarvi dai vostri problemi, potete diventare esseri liberati, degli arhat, e realizzare il nirvana. Quando morirete, realizzerete il parinirvana. In quel momento, il vostro continuum mentale finisce, come una candela che si spegne quando la cera si è consumata.” Per una tale persona, questa spiegazione è molto incoraggiante, perché spera di sfuggire al ciclo dei problemi e delle rinascite ricorrenti, non vuole più dover affrontare queste cose. Così, questa spiegazione è efficace per una persona di questo tipo. Tuttavia, vi prego di notare che Buddha non ha insegnato che tutti i continuum mentali diventano una sola cosa, come tutti i fiumi che si uniscono all’oceano. Questa è la spiegazione dell´Induismo.

A una persona con una mente più vasta, Buddha diceva: “Le spiegazioni che ho appena dato sono di beneficio a chi è modesto. Tuttavia, queste spiegazioni non vanno prese in senso letterale, in effetti il continuum mentale è eterno. Dopo aver eliminato i problemi e raggiunto il nirvana, la qualità della vostra mente cambia. La vostra mente non continua a esistere nello stesso modo disturbato, come prima.” Così, alle persone che hanno un vasto obiettivo, che vogliono raggiungere l´illuminazione, Buddha spiegò che, in realtà, il flusso mentale è eterno, senza inizio o fine. Quando gli esseri illuminati abbandonano il loro corpo presente, il loro flusso mentale continua.

C´è una differenza tra gli arhat, gli esseri liberati che hanno raggiunto il nirvana, e i Buddha, che sono pienamente illuminati. Mentre gli arhat sono liberi dai loro problemi, dalla sofferenza e delle sue cause, i Buddha hanno superato tutte le loro limitazioni e realizzato tutti i loro potenziali per essere di beneficio agli altri nel modo più efficace.

Domanda: Lo stato del nirvana è permanente? Quando si raggiunge l´illuminazione, si ottiene uno stato di equanimità, che non è né felice né triste. Non è piuttosto noioso?

Risposta: Dobbiamo stare attenti al modo in cui usiamo la parola permanente. A volte significa qualcosa di statico, che non cambia mai. L´altro significato di “permanente” è che dura per sempre. Quando raggiungiamo il nirvana, ci siamo liberati per sempre da tutti i nostri problemi. Questo stato dura per sempre: una volta che i problemi se ne sono andati, non tornano più. Anche la situazione in cui tutti i limiti se ne sono andati non cambia, rimarrà per sempre. Ma non dobbiamo pensare che poiché il nirvana è permanente, si tratta di qualcosa di solido, concreto e che non facciamo niente in questo stato; le cose non stanno così. Quando raggiungiamo il nirvana, continuiamo ad aiutare gli altri e a fare delle cose. Il nirvana non è permanente nel senso che tutte le attività smettono e che non succede niente. Dobbiamo essere un po’ più precisi quando usiamo la parola permanente ed essere consapevoli delle sue connotazioni. Lo stato del nirvana in se stesso non cambia; il fatto di avere eliminato le limitazioni non cambia, dura per sempre. Ma la persona che ha realizzato questo stato continua ad agire.

Anche la parola “equanimità" ha varie connotazioni. Può significare che si ha un sentimento neutro, che non si è felici o infelici, ma non è questo lo stato che provano i Buddha. Alcune delle divinità più alte si assorbono in trance meditative che sono oltre gli stati della felicità e della tristezza. In questo stato di trance, provano un sentimento completamente neutrale. I Buddha si sono liberati da questo tipo di sentimenti equanimi, perché sono associati alla confusione. Quando ci liberiamo da tutti i problemi e da tutte le limitazioni, liberiamo un’enorme energia che era prima legata a neurosi, ansie e preoccupazioni. La liberazione di tutta quest’energia che non è più associata a nessuna confusione, viene provata come una grande gioia, intrisa di felicità. È completamente diversa dalla felicità ordinaria, associata alla confusione, e non è affatto neutrale o noiosa.

La parola equanimità viene anche usata per dire che i Buddha sono equanimi rispetto a tutti. In questo caso “equanimità” non significa indifferenza, ma piuttosto un atteggiamento che si prende cura di tutti nello stesso modo amorevole. I Buddha non favoriscono solo alcune persone e ignorano o provano antipatia per altre.