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Tre diversi approcci al Dharma: intellettuale, emozionale e devozionale

Alexander Berzin, Ottobre 2001

Tre approcci

In occidente, alcune persone si avvicinano al Dharma:

  • per soddisfare il loro desiderio per qualcosa di esotico,
  • sperando in qualche cura miracolosa,
  • per essere trendy,
  • per esaltarsi del carisma di un maestro divertente, come dei "tossicodipendenti del Dharma",
  • anche se hanno iniziato per uno di questi motivi, per un sincero interesse in quello che il Dharma ha da offrire.

Anche se inizialmente desideriamo semplicemente ottenere informazioni, ci sono tre diversi modi di avvicinarsi al Dharma:

  1. intellettuale,
  2. emozionale,
  3. devozionale.

Quale di questi sia quello che seguiamo, dipende:

  • dal maestro spirituale,
  • da ciò che lui o lei insegna e da come insegna,
  • dalla cultura,
  • dalle inclinazioni individuali.

Da un punto di vista del Dharma, ciascuno dei tre approcci può essere maturo o immaturo.

L’approccio intellettuale

Le persone con un approccio intellettuale immaturo sono spesso affascinate dalla bellezza dei sistemi buddhisti. Vogliono apprendere i fatti e i meandri della filosofia e della psicologia e in un certo senso esaltarsene, ma non integrano gli insegnamenti nella loro vita né provano niente di particolare. Spesso si tratta di persone poco sensibili o che soffrono di blocchi emotivi.

Quelle persone che hanno un approccio intellettuale maturo, invece apprendono i meandri e i dettagli del Dharma, in modo da comprendere pienamente gli insegnamenti, integrarli ed applicarli correttamente.

L’approccio emozionale

Le persone con un approccio emozionale immaturo, vogliono meditare meramente per calmarsi o per sentirsi bene, meditando ad esempio sull'amore universale. Tipicamente queste persone vogliono prendere in considerazione solo gli aspetti "piacevoli" del Dharma e non la sofferenza, le rinascite inferiori, il sudiciume dell'interno del corpo, e così via. Non vogliono né riconoscere né lavorare per sbarazzarsi delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti e hanno un’insufficiente comprensione degli insegnamenti. Queste persone tendono ad essere molto emotive, eccessivamente sensibili.

Chi ha un approccio emozionale maturo lavora con le proprie emozioni per liberarsi di quelle negative e rafforzare quelle positive.

L’approccio devozionale

Se abbiamo un approccio devozionale immaturo, allora pensiamo a quanto meravigliosi siano i Buddha, le forme di Buddha e gli insegnanti, e a quanto banali, di basso profilo noi siamo.

Quindi le persone con quest’approccio pregano per ricevere aiuto, come se si trattasse di “santi” del Buddhismo e non vogliono assumersi la responsabilità del proprio sviluppo.

Chi ha un approccio devozionale maturo partecipa ai rituali e li pratica per trarne ispirazione al fine di lavorare su se stesso.

Bilanciare i tre approcci

Dobbiamo trovare un equilibrio fra tutti e tre gli approcci, così da avere una comprensione del Dharma, essere coinvolti emotivamente, ed ottenere ispirazione.

Per esempio, le persone emotive devono sviluppare un approccio intellettuale. Per farlo, devono comprendere che, ad esempio, quando non provano amore per gli altri, possono lavorare per far sorgere in se stessi l'amore attraverso la comprensione e basandosi su un ragionamento logico.

Gli intellettuali devono apprendere l'approccio emozionale. Per farlo, devono comprendere che la loro rigidità mentale li rende freddi, mettendo a disagio non solo gli altri, ma anche loro stessi. Quindi devono calmarsi per avere accesso al proprio calore naturale.

Le persone che non sono devote, devono apprendere l'approccio devozionale. Per farlo, devono comprendere che bisogna saper sviluppare energia quando ci si sente giù.

D’altra parte le persone devozionali devono crescere intellettualmente. Per farlo, devono comprendere che quando non riescono a capire quello che succede nella loro vita, non basta trovare conforto e sollievo in un rituale.

I tre approcci ed il rituale

Ai tipi emotivi, il rituale dà espressione e forma ai sentimenti.

Agli intellettuali, il rituale dona regolarità e un senso di continuità. Inoltre dedicarsi ai rituali prima di averne acquisito la comprensione, come la recitazione di una sadhana tantrica in tibetano senza conoscere la lingua, diminuisce l’arroganza. Quest’arroganza infatti, prende spesso la forma di un pensiero come “non praticherò niente a meno che prima me lo spieghi e lo capisco.”

Nella relazione con un maestro spirituale

Nei confronti del nostro maestro spirituale possiamo avere ciascuno di questi tre approcci, sia in una maniera immatura che matura.

Con un approccio immaturo, gli intellettuali litigano con i loro maestri, gli emotivi se ne innamorano e i devozionali diventano schiavi irragionevoli, e pretendono che il maestro dica loro cosa fare e cosa pensare.

Nel caso di un approccio maturo, gli intellettuali trovano che i loro maestri sono intellettualmente stimolanti ed impegnativi; i tipi emotivi ne sono commossi, e i devoti trovano in loro una fonte d’ispirazione.

Le persone mature possono equilibrare in sé tutti e tre gli approcci, sia praticando il “Dharma alla leggera” (un po’ annacquato e approssimativo) soltanto per questa vita, oppure il “vero Dharma” (quello autentico e tradizionale) per ottenere la liberazione dalle rinascite e l’illuminazione.

[Vedi: Dharma “light” vs. “il vero” Dharma.]