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Gli Archivi Buddhisti del dott. Alexander Berzin

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L´ispirazione (“benedizioni”) e la sua relazione ai mantra e alla trasmissione orale

Alexander Berzin, dicembre 2008
(in risposta alle domande di Theodore Whelan)
Traduzione italiana a cura di Julian Piras

Domanda sull'ispirazione nell'ambito del guru-yoga

Theo: Mi sembra che la maggioranza degli occidentali che studiano il Buddhismo tibetano continui a usare un termine molto ambiguo: benedizioni. A mio parere, e probabilmente anche secondo una buona parte degli occidentali, non c’è alcun dubbio che questo termine porta con sé connotazioni teistiche. Sembra implicare che un Essere Onnipotente con poteri onnipotenti possa conferire realizzazioni a chi ha fede, a prescindere dalla rete di forza positiva o negativa della persona.

Nell'ambito della struttura buddhista mi sembra più appropriato usare il termine ispirazione, nel senso di “elevare” perché non evoca connotazioni teistiche. Tuttavia, sto ancora cercando di comprendere tutti i significati possibili di ciò a cui questo termine si riferisce.

Poco tempo fa, durante una conversazione con una persona che preferisce il termine benedizione, mi disse che la parola ispirazione gli sembrava applicabile solo al processo in cui ci si focalizza su una persona che rappresenta un esempio costruttivo e incoraggiante. Focalizzandosi in questo modo, si è “ispirati,” e questo significa meramente che si è incoraggiati a seguire il percorso tracciato da quell’esempio. Anche se questo può avere il risultato che la persona ispirata cambi profondamente avvicinandosi all'esempio, per il mio interlocutore, il termine ispirazione non sembra implicare nessuno degli altri significati possibili della parola tibetana tcinlab (tib. byin-rlabs, sct. adhishtana). La mia comprensione del termine tcinlab è stata influenzata dal commento di questa persona e da altre informazioni che ho accumulato in modo casuale sin dall'inizio del mio percorso di Dharma. Con le mie domande, vorrei chiarire gli altri significati possibili di questa parola.

Ecco la mia prima domanda. Durante le pratiche in cui c'immaginiamo il nostro maestro (ad esempio, Sua Santità il Dalai Lama) nel suo aspetto originario, oppure l'immaginiamo nell'aspetto d'una figura storica, e ci focalizziamo su di lui con grande rispetto, e ci focalizziamo solo su questo, oppure lo uniamo a pratiche come le prostrazioni e la direzione sicura mentre c'immaginiamo il copioso campo di forza positiva, o la pratica di Vajrasattva, o la pratica di guru-yoga: in quest'ambito, quello che accade è soltanto la descrizione menzionata sopra a cui la parola ispirazione si riferisce? In altre parole, è più probabile che saremmo meramente incoraggiati a seguire i suoi passi perché ci stiamo focalizzando su di lui e le sue qualità in un modo più concentrato del solito? Oppure, in aggiunta al “processo d'incoraggiamento,” anche se il maestro è a migliaia di chilometri di distanza in India, la nostra mente si congiunge subliminalmente con la mente del maestro, in modo tale che l'energia ispiratrice del maestro interagisca con la nostra mente, la quale di conseguenza agisce come una circostanza per maturare la nostra forza karmica positiva proveniente dalle nostre azioni costruttive commesse in precedenza, che altrimenti non sarebbero maturate?

Risposta

Definizioni e connotazioni dei termini di traduzione pertinenti

Alex: Per rispondere alla tua domanda, il primo passo sarà di esaminare il significato del termine sanscrito originale, adhisthana, e di vedere in che modo è stato tradizionalmente tradotto in cinese e in tibetano.

  • In sanscrito, “adhisthana” significa letteralmente – ed è questo il significato usato più spesso – una “posizione vicino a qualcuno”, normalmente a un sovrano. La parola implica una situazione nella quale si detiene potere o autorità. Così, in un certo senso, si tratta di una posizione di rango elevato che il sovrano conferisce a qualcuno. Ricevendo questo rango, la persona si avvicina a possedere le qualità del sovrano che lo conferisce.

  • La traduzione cinese, sheshou, trasforma il termine in un sostantivo verbale: il “conferimento di una posizione che una persona accetta o detiene.”

  • La traduzione tibetana, byin-gyis brlabs, che è generalmente abbreviata byin-rlabs (pronunciato “tcinlab”), enfatizza il processo messo in moto dal conferimento di una tale posizione. La prima sillaba, byin, viene a sua volta spiegata come “illuminarsi” e a volte come capacità. Rlabs invece connota il “potere.” Brlabs, un derivato del verbo rlob-pa, significa “trasformare,” specificamente in uno stato migliore. Per questa ragione, in tibetano, byin-gyis-rlabs è spesso definito come “trasformazione, per mezzo di un'illuminazione, in uno stato caratterizzato da potere e abilità,” oppure il conferimento di tale trasformazione. Benché “rlabs” sia anche la parola tibetana per “onde,” le spiegazioni tradizionali non fanno riferimento a questo significato della parola.

  • Per via di questo, in alcuni casi ho tradotto il termine in inglese con le parole “uplifting” (it. “elevare”) o “ennobling” (it.”nobilitare”). La parola “ispirazione,” che ho usato più spesso, indica il potere che opera una tale trasformazione o una tale elevazione.

Il termine sanscrito originale, quindi, e le diverse traduzioni che ho citato, si riferiscono a una posizione con capacità e potere elevati che è stata conferita da qualcuno o qualcosa, e che somiglia alla posizione della persona o dell'oggetto che la conferisce. Indicano ugualmente il processo di trasformazione che porta a quella posizione (un'elevazione), l´azione che produce la trasformazione (il suo conferimento), la forza che produce la trasformazione (l'ispirazione), e il modo in cui la trasformazione avviene (per mezzo di un'illuminazione).

Il ruolo della forza positiva, dei fattori della natura di Buddha e delle tendenze per i fattori mentali positivi

La tua domanda, quindi, riguarda i dettagli del modo in cui avviene tale trasformazione, che produce un'elevazione. Non è una domanda semplice, perché il termine tcinlab è usato in tanti contesti diversi per riferirsi a vari processi e cose. Consideriamo per primo l´ispirazione nell'ambito del guru yoga, come l´hai formulato nella tua domanda.

Hai solo parzialmente ragione quando suggerisci che l'elevazione della forza di una buona qualità in un discepolo avviene come risultato della maturazione di forza positiva (tib. bsod-nams, sct. punya; “merito”) sul continuum mentale del discepolo – una maturazione che è stata attivata tramite l'ispirazione da un maestro spirituale. In effetti, ci sono anche molti altri fattori causali implicati che sono anche sul continuum mentale dei discepoli e che sono attivati dall'ispirazione del maestro.

La forza positiva è un fattore causale per ottenere un livello più alto di una buona qualità o l'ottenimento di una realizzazione. Tuttavia, le tendenze per fattori mentali come l'amore e la compassione, che costituiscono queste buone qualità, e le tendenze per la consapevolezza discriminante che portano a una realizzazione, sono anche attivate e rinforzate dall'ispirazione di un maestro.

A questo dobbiamo aggiungere il fatto che l´ispirazione di un maestro attiva anche diversi fattori della natura di Buddha. Questi includono le capacità innate in tutti gli esseri di conoscere delle cose, di comunicare e di agire. Vi è inoltre il fattore della natura di Buddha della capacità del continuum mentale ad essere ispirato ed elevato a un livello più alto. In realtà, anche la rete di forza positiva di tutti i continuum mentali è un fattore della natura di Buddha.

La vacuità del processo d’ispirazione

La trasformazione elevatrice avviene in base a molte cause e condizioni. Perciò, per capire il processo d'ispirazione, è essenziale essere molto chiari riguardo la vacuità dei tre ambiti coinvolti: (1) la persona che conferisce l´ispirazione, (2) la persona che la riceve e (3) l'ispirazione stessa. Nessuno di questi tre elementi può avere un'esistenza stabilita per suo potere, dal suo lato, indipendentemente di per sé. In altre parole: l´esistenza del conferimento dell'ispirazione non può essere stabilita senza che ci sia anche qualcuno che la conferisce, qualcuno che è capace di riceverla e che la riceve e, qualcosa – l´ispirazione stessa – che viene conferita e ricevuta. Detto diversamente, l´esistenza di ognuno dei tre ambiti può solo essere stabilita in modo dipendente, ognuno dipende dall'altro.

Ma non solo. L'esistenza di ognuno dei tre ambiti può essere stabilita solo in base al suo essere l'oggetto di riferimento delle parole e concetti a cui si riferisce. Cosa è “l'ispirazione”? Unicamente quello a cui si riferisce la parola ispirazione, in base a una persona che la conferisce, a una persona che la riceve e a qualcosa che viene conferito. Tutti e tre questi ambiti possono solo essere stabiliti l'uno in relazione all'altro e in relazione alle parole e ai concetti a cui si riferiscono.

“L´ispirazione,” allora, non è una specie di “cosa” che viene passata da una persona ad un'altra come un pallone che poi va in gol (creando una forza positiva o una tendenza per una buona qualità) e che, come risultato, ci fa ottenere un punteggio più elevato. Perciò, quello che dobbiamo evitare è d'immaginare il processo d'ispirazione come se la mente del maestro spirituale andasse a connettersi con le forze positive, le tendenze positive e fattori della natura di Buddha sul continuum mentale del discepolo con una connessione tramite la quale qualcosa è trasmesso, come se le due menti, la connessione e l´ispirazione che viene trasmessa fossero tutte delle “cose” trovabili, che esistono di per sé, con un proprio potere, come se ognuna di esse fosse impacchettata nella plastica. Tuttavia, al livello convenzionale possiamo descrivere il processo d'ispirazione dicendo che un discepolo riceve l´ispirazione da un maestro e che questo risveglia o stimola diversi fattori sul continuum mentale del discepolo. In questo modo, il discepolo è trasformato e raggiunge uno stato di sviluppo superiore che somiglia a quello del maestro.

Nel caso del guru yoga, il maestro spirituale non conferisce in modo cosciente la trasformazione che eleva il discepolo. Il discepolo diventa ispirato non soltanto per via della pratica del guru yoga di per sé, ma anche per via di altri fattori:

  • la compassione e l´amore del maestro che desidera dare la felicità a tutti gli esseri limitati e ad alleviare la loro sofferenza. Inoltre, le preghiere di aspirazione del maestro e le sue dediche di forza positiva per raggiungere questo scopo;

  • le buone qualità del corpo, della parola e della mente che il maestro possiede effettivamente;

  • la salda convinzione (tib. mos-pa) del discepolo che il maestro spirituale possiede veramente queste buone qualità e il suo apprezzamento (tib. Gus-pa) per la gentilezza del maestro;

  • la ricettività del discepolo a ricevere l´ispirazione, che viene espressa dalle sue ferventi richieste;

  • la forza positiva, i fattori della natura di Buddha e le tendenze per i fattori mentali positivi sul continuum mentale del discepolo;

  • il fattore della natura di Buddha riguardante il fatto che il continuum mentale del discepolo può essere elevato a uno stato superiore.

Poi, il processo d'ispirazione è facilitato dal discepolo che recita il mantra del nome del maestro, o del fondatore del suo lignaggio o di un suo membro famoso. Così è più facile per il discepolo mantenere uno stato focalizzato e concentrato. Inoltre, il processo è ulteriormente facilitato in quanto il discepolo visualizza l'ispirazione sotto forma di luci colorate e nettare che, provenendo dal maestro, riempiono tutto il suo corpo. Tutto ciò aiuta a generare un sentimento reale d'ispirazione.

Ma va enfatizzato ancora una volta che nessun elemento in tutto questo processo può essere stabilito come esistente di per sé, per suo potere, come se fosse trovabile l'oggetto di riferimento, che corrisponde alle parole e concetti a cui si riferisce. Ciononostante, se tutte le cause e i fattori sono presenti, il processo d'ispirazione avviene.

Il potere e la capacità d'ispirare come una caratteristica delle buone qualità di una persona

Va chiarito ancora un punto. L´esistenza delle buone qualità del corpo, della parola e della mente del maestro non può essere stabilita per mezzo del potere di qualcosa che sta dal lato delle qualità stesse o dal lato del continuum mentale del maestro; tuttavia, le buone qualità hanno convenzionalmente delle caratteristiche specifiche. Ma queste caratteristiche specifiche non sono trovabili neppure al livello della verità convenzionale delle buone qualità. E non stabiliscono neppure l´esistenza convenzionale delle buone qualità. Come le buone qualità stesse, anche queste caratteristiche specifiche sono meramente stabilite dalle parole e dai concetti a cui si riferiscono.

Il traduttore tibetano dell'ottavo secolo Kawa Peltseg (tib. sKa-ba dPal-brtsegs) indica queste caratteristiche specifiche nella sua definizione di “tcinlab,” che abbiamo tradotto come “inspiration” in inglese (it. ispirazione). Scrisse: “L'ispirazione è il potere e la forza che dimora in qualunque punto del Dharma che è presente sulle menti-sentiero di un arya.”

Un “arya” è un essere altamente realizzato che ha una cognizione non-concettuale delle quattro nobili verità in generale e, per quanto riguarda gli arya bodhisattva, una cognizione non-concettuale della vacuità. “Punti del Dharma” si riferisce alle realizzazioni e alle attuazioni che esistono come aspetti delle vere menti-sentiero sul continuum mentale di un arya: questo è ciò che il Dharma significa. In altre parole, una delle caratteristiche specifiche delle buone qualità di un arya è che ispirano: hanno il potere e la forza d'ispirare gli altri.

Senza alcun dubbio, questa definizione si riferisce alla divisione dei quattro tipi d'ispirazione (tib. byin-gyis brlabs-pa bzhi) o dei quattro tipi d'ispirazione arya (tib. ‘phags-pa byin-gyi rlabs-pa bzhi). Non avendo trovato le fonti e le spiegazioni di questi quattro tipi d’ispirazione nei sutra, qui di seguito li elenco solamente, proponendo qualche spiegazione provvisoria:

  • l´ispirazione della verità (tib. bden-pa’i byin-gyis rlabs-pa) – si riferisce forse all'autenticità e all'accuratezza delle realizzazioni e delle attuazioni delle vere menti-sentiero di un arya;

  • l´ispirazione della generosità (tib. gtong-ba’i byin-gyis rlabs-pa) – la mia ipotesi è che questo si riferisca alla generosità di vasta portata, una delle caratteristiche delle vere menti-sentiero di un arya bodhisattva. È raggiunta con la mente del bhumi di primo livello;

  • l´ispirazione delle pacificazioni (tib. nye-bar-zhi-ba’i byin-gyis rlabs-pa) – rimanda forse alle vere cessazioni degli oscuramenti emotivi o di ambedue gli oscuramenti emotivi e cognitivi. Queste cessazioni vengono ottenute tramite le vere menti-sentiero;

  • l´ispirazione della consapevolezza discriminante (tib. shes-rab-gyi byin-gyis rlabs-pa) – si riferisce forse alla consapevolezza discriminante della vacuità e forse anche ai sedici aspetti delle quattro nobili verità, la caratteristica principale delle vere menti-sentiero.

L´ispirazione avviene senza sforzo grazie all'influenza illuminante

Un altro punto importante rispetto a questi tipi d’ispirazione arya, rilevante anche nel caso del guru-yoga, è che l´ispirazione avviene tramite il processo dell'influenza illuminante (tib. ‘phrin-las). A volte, altri autori traducono “influenza illuminante” con il termine “attività di Buddha,” ma non si tratta di attività nel senso ordinario di “fare qualcosa.” “L´influenza illuminante” avviene automaticamente, senza alcuno sforzo cosciente o intenzione.

Nella sua opera Il continuum perenne più distante (tib. rGyud bla-ma, sct. Uttaratantra), Maitreya descrive le attività illuminanti con l'analogia del sole risplendente. Le buone qualità di un Buddha, spiega, influenzano gli altri in modo illuminante, senza che ci sia uno sforzo cosciente o favoritismo – esattamente come il sole che risplende senza sforzo cosciente e senza favoritismo. Tuttavia, per ricevere il calore del sole, gli esseri limitati devono esporsi ai suoi raggi. In modo simile, un discepolo si deve aprire all'ispirazione che s'irradia, senza alcuno sforzo o favoritismo, dalle buone qualità del suo maestro (o maestra) spirituale, e che hanno un'influenza illuminante sugli altri. Nel suo testo, Maitreya si riferisce a “sforzi coscienti e favoritismo” con il termine “pensiero concettuale” che significa “preconcetti.”

Domanda sull'ispirazione ricevuta da un personaggio storico in un lignaggio spirituale

Theo: Inoltre, se ci congiungiamo in modo subliminale e interagiamo con la mente del maestro, ci stiamo anche congiungendo e stiamo avendo un rapporto con la mente della figura storica, ovvero quella figura storica nella cui forma c'immaginiamo il nostro maestro? Questo riguarda anche qualsiasi altra figura che c'immaginiamo, a cui ci apriamo e a cui porgiamo richieste, a prescindere se c'immaginiamo o meno il nostro maestro in quella forma? In altre parole, è possibile congiungere la nostra mente e interagire direttamente con la mente di un Buddha o di una figura storica, senza utilizzare il nostro maestro come una sorta di canale?

Risposta

Alex: Il processo d'ispirazione, com'è stato appena spiegato, si svolge esattamente nello stesso modo, sia che l´ispirazione provenga da un maestro spirituale, dal fondatore o da un unico membro importante di un lignaggio, o da un intero lignaggio spirituale che va da Buddha Shakyamuni stesso fino al nostro maestro spirituale. Ricorda, non esiste un´ispirazione con un'esistenza trovabile, che passa da persona a persona come un pallone di calcio – con dei “passaggi” che ci arrivano direttamente dal Buddha o dal nostro maestro o attraverso un lignaggio di maestri successivi che risale al Buddha. La distanza nello spazio e nel tempo tra noi e loro, perciò, non ha nessuna importanza. Il processo d´ispirazione avviene semplicemente in base a tutte le cause e condizioni rilevanti. Non c´è una “connessione” che esiste in modo trovabile tra la nostra mente e le loro menti.

Come abbiamo detto, tra le cause più importanti del processo d´ispirazione ci sono l´amore, la compassione e le preghiere della persona che è la fonte d´ispirazione, sia che si tratti del nostro maestro spirituale, di un maestro del lignaggio o di Buddha Shakyamuni. Queste preghiere beneficiano tutti gli esseri senzienti nelle dieci direzioni e nei tre tempi: nel passato, presente e futuro. Il “Mahayana” è di vasta portata, e così, se accettiamo che le preghiere sono state di beneficio e hanno aiutato queste persone a ottenere le buone qualità, dobbiamo anche accettare che l´influenza illuminante delle loro preghiere continui ad avere il potere e la capacità di beneficiare anche noi tramite l´ispirazione.

Nella sua opera Impegnarsi nel comportamento dei bodhisattva (tib. sPyod-‘jug, sct. Bodhisattvacharyavatara) (IX 35-37), Shantideva lo indica chiaramente:

Come una gemma dei desideri
E un albero dei desideri esaudiscono tutti i desideri;
Così, tramite la forza dei discepoli
   da domare e le preghiere,
la forma illuminante di Uno Trionfante appare.
 
Quando per esempio muore un guaritore garudika
Dopo aver realizzato un palo di legno che guarisce,
Questo palo continuerà a curare veleni e cose simili,
Anche quando è trascorso molto tempo dalla sua morte;
 
In modo simile, quando un bodhisattva
   se n'è andato nel nirvana
Dopo aver realizzato il “palo di legno” (il corpo)
   di Uno Trionfante,
In accordo al comportamento dei bodhisattva,
Questo corpo continuerà a fare tutto
   quello che deve essere fatto.

Domanda: Quale forza positiva è stimolata a maturare tramite l'ispirazione?

Theo: Se ci congiungiamo e interagiamo in modo subliminale con il maestro o con la mente di un Buddha, e questo agisce come circostanza che fa maturare la nostra forza positiva generando delle realizzazioni o altro, questa realizzazione (o qualsiasi altra cosa) accade in modo naturale in un ordine progressivo in ogni mente oppure accade in modo disordinato in base ad infinite eredità karmiche? O il Buddha controlla perfettamente quello che maturerà per primo in noi, in base a ciò che è più utile per la nostra crescita spirituale?

Risposta

Alex: Anzitutto, a questo punto, dobbiamo differenziare i vari tipi di forza positiva. Se la forza positiva prodotta da azioni costruttive non è dedicata alla liberazione o all'illuminazione, è una forza positiva che genera samsara. Se la dedichiamo al nostro ottenimento della liberazione, è una forza positiva che genera la liberazione; e se la dedichiamo al nostro ottenimento dell'illuminazione, è una forza positiva che genera l'illuminazione. Solo la forza positiva che genera il samsara è una forza karmica. Gli altri due tipi di forza positiva sono dei cosiddetti “generatori di purezza” e non sono fenomeni karmici del samsara.

La forza positiva matura in molti modi: sperimentiamo felicità, sperimentiamo i cinque fattori aggregati di una situazione di rinascita, ci sentiamo spinti ad agire in un modo simile alle azioni positive che hanno costruito questa forza, sperimentiamo come altre persone si comportano con noi nello stesso modo in cui noi stessi ci siamo comportati, la nostra esperienza di un certo tipo di ambiente, e così via. Inoltre, c´è la forza positiva che matura come ottenimento (tib. thob-pa) di una realizzazione (tib. rtogs-pa). Per il momento lasciamo da parte quest'ultimo tipo di maturazione della forza positiva per discutere prima gli altri tipi di maturazione.

Quando parliamo dell'ispirazione come causa che attiva e fortifica una tendenza per una buona qualità che funziona in modo intermittente, come la compassione, non credo che nessuno dei tre tipi di forza positiva – quella che genera il samsara, la liberazione o l'illuminazione – sia direttamente coinvolta. Tuttavia, questi tre tipi di forza positiva sono coinvolti quando consideriamo la forza positiva che matura sotto forma della nostra voglia di aiutare qualcuno, motivata da quella compassione. È possibile applicare la nostra compassione all'ottenimento di qualche scopo samsarico, come quando l´atto positivo di aiutare qualcuno è motivato principalmente dal nostro desiderio che quella persona possa amarci. È ugualmente possibile applicare la nostra compassione all'ottenimento della liberazione o dell'illuminazione, come quando l´atto costruttivo di aiutare qualcuno è motivato dalla rinuncia o dalla bodhicitta.

La maturazione della tendenza a sperimentare il fattore mentale che costituisce una buona qualità e la maturazione di una forza positiva sono fenomeni che sorgono in modo dipendente, come lo è ricevere l´ispirazione. In altre parole, quale tendenza per quale buona qualità matura e quale forza karmica che ci spinge a voler fare un certo tipo di azione matura, tutto questo dipende da una vasta moltitudine di cause e condizioni. Nessuno controlla questo processo: non lo controlliamo noi, non lo controlla il nostro maestro e neppure Buddha Shakyamuni stesso.

Nel caso di una tendenza per una buona qualità, l'ispirazione genera meramente la maturazione di una tendenza intermittente che porta allo sviluppo o al miglioramento di quella buona qualità. La buona qualità che si sviluppa o si fortifica nel nostro continuum mentale sarà simile alla buona qualità stimolante della persona che c'ispira.

Però, sul nostro continuum mentale ci sono innumerevoli tendenze per l'esperienza di fattori mentali positivi e fattori della natura di Buddha. Essi ci permetteranno di sviluppare buone qualità che somigliano a quelle dei maestri spirituali e dei Buddha. Ci sono anche innumerevoli forze positive o potenziali di agire in modi che somigliano alle nostre azioni positive precedenti. Inoltre, ognuna di queste tendenze, fattori e potenziali possono maturare in un assortimento di risultati differenti, in base ai vari fattori che possono influenzare la loro forza. Quale di loro matura, quando matura, la forza con la quale matura, la forma in cui la maturazione avviene, per quanto tempo quello che matura si manifesta nel nostro continuum mentale, come quello che matura cambia da momento a momento e così via, dipende da vari fattori mentali addizionali che accompagnano la nostra esperienza in ogni momento. Dipende pure dalle circostanze esterne nelle quali ci troviamo in ogni momento. Nessuno di questi fattori può essere stabilito come esistente per via del potere di qualcosa trovabile dal lato loro. La maturazione avviene semplicemente in base all’interazione di tutti questi fattori e certamente non solo in base al potere di un unico fattore, come ad esempio l´intenzione di un Buddha.

Quando consideriamo la forza positiva che può maturare nell'ottenimento d'una realizzazione, l'ispirazione può causare una tendenza alla maturazione intermittente della consapevolezza discriminante di raggiungere un grado elevato di questo fattore mentale, in modo tale da rendere possibile la realizzazione. L´analisi di questo tipo di maturazione è identica a quella che abbiamo già applicato riguardo la compassione. La forza positiva tuttavia può anche essere incrementata e resa matura grazie all'ispirazione, in modo tale da apportare la realizzazione stessa. Anche qui, l'ottenimento di quale realizzazione e così via emerge anche in base a molti altri fattori, in modo simile all'analisi precedente. E, anche in questo caso, il tipo di forza positiva che viene attivato – che sia quello che genera il samsara, la liberazione o l´illuminazione – dipende dai fattori motivanti che accompagnano la nostra meditazione o qualsiasi altra pratica che causa l´ottenimento di quella realizzazione.

Per quanto riguarda le realizzazioni che sono semplicemente comprensioni o intuizioni profonde rispetto a vari punti, come l´impermanenza, i difetti del samsara, e così via, non c´è un ordine progressivo innato. Le varie presentazioni di queste realizzazioni, come gli stadi graduali del sentiero del Lam rim, indicano vari ordini progressivi che sono di beneficio, ma i praticanti possono addirittura realizzare intuizioni in un ordine diverso. Per quanto riguarda le cinque menti-sentiero – costruire (il sentiero dell'accumulazione), applicare (il sentiero della preparazione), vedere (il sentiero della visione), abituarsi (il sentiero della meditazione) e non più addestrarsi (il sentiero del non-ulteriore apprendimento) – c´è un ordine progressivo innato. Ognuna di queste cinque menti-sentiero può unicamente essere ottenuta se quella precedente è stata realizzata. Ed è la stessa cosa per lo stadio di generazione (tib. bskyed-rim) e lo stadio completo (tib. rdzogs-rim) nella pratica dell'anuttarayoga tantra.

Tuttavia, anche qui dobbiamo capire che non esiste un ordine progressivo stabilito per via del potere di qualcosa che sta dal lato dalle realizzazioni stesse, o dal lato del loro ottenimento, o dal lato dei continui mentali che hanno la capacità di ottenerli. È molto chiaro, quindi, che dobbiamo capire il sorgere dipendente e la vacuità delle cause e degli effetti per iniziare a comprendere come l´ispirazione aiuta a far maturare la forza karmica.

Altri usi del termine Tcinlab

Sebbene nel caso dell'ispirazione da un maestro spirituale, un maestro di lignaggio, o Buddha il processo avviene senza nessuno sforzo cosciente da parte della fonte o di chi riceve l'ispirazione, ci sono altre situazioni in cui il termine tcinlab si riferisce al processo cosciente di apportare “una trasformazione che eleva.” Queste situazioni avvengono nella pratica del Tantra. Per descrivere questo tipo di trasformazioni, in quest’ambito, si può usare l'espressione “nobilitare.” Alcuni, in quest’ambito, traducono “tcinlab” con il termine “consacrare,” ma questa parola ha la connotazione di rendere qualcosa sacro, il che può essere fuorviante perché forse introduce un tono non buddhista al termine.

La funzione di “nobilitare” avviene per esempio attraverso un incremento delle buone qualità, come nella pratica di Guhyasamaja, quando “nobilitiamo” il nostro corpo, la nostra parola e la nostra mente. Questo avviene tramite visualizzazioni elaborate, invocando forme di Buddha, porgendo loro richieste e poi dissolvendole in altre forme di Buddha che visualizziamo in noi stessi, come rappresentazioni del nostro corpo, della nostra parola e della nostra mente.

Un altro modo di nobilitare si trova quasi in tutte le pratiche dell'anuttarayoga tantra, quando “nobilitiamo” i nostri organi riproduttivi visualizzando oggetti rituali e sillabe seme al loro interno. In modo simile, nella pratica di Vajrabhairava, “nobilitiamo” i nostri stimolatori cognitivi (gli organi sensoriali dell'occhio, dell'orecchio e così via) visualizzando sillabe seme o forme di Buddha al loro interno. In questi casi, non stiamo trasformando questi aspetti del nostro corpo – che stiamo già visualizzando in una forma di Buddha – in qualcosa che non esisteva già da prima. Piuttosto, come spiegano gli insegnamenti della scuola Sakya sull'inseparabilità di samsara e nirvana, ognuno di questi aspetti del nostro corpo ha due livelli di apparenza: un'apparenza ordinaria, cosiddetta “impura”, e un'apparenza “pura.” Con queste procedure “nobilitanti”, riveliamo semplicemente l´apparenza pura che c´è sempre stata.

La pratica del tantra contiene anche oggetti “nobilitanti” che non fanno parte del nostro corpo – specificamente i vari tipi di offerte e, nell'anuttarayoga tantra, il vajra e la campana che usiamo nei rituali. In questi casi, pratichiamo la trasformazione elevatrice in modo cosciente. Nel caso dell'offerta interiore (tib. nang-mchod) per esempio nell'anuttarayoga tantra, la trasformazione elevatrice implica quattro fasi:

  • L´eliminazione (tib. bsang-ba) delle interferenze dalla coppa per le offerte che si trova fisicamente davanti a noi. Questo si attua attraverso la visualizzazione di forme potenti che cacciano via dalla coppa spiriti che interferiscono.

  • La purificazione (tib. sbyang-ba) dell'apparenza impura della coppa e del contenuto. Essa consiste nella percezione che si tratti di una coppa ordinaria che contiene del tè e che sia la coppa, sia il tè, abbiano un'esistenza veramente stabilita. Questo s'attua attraverso la dissoluzione di quest'apparenza impura, focalizzandosi sulla sua vacuità di modi impossibili di esistere.

  • La generazione (tib. bskyed-pa) di un´apparenza della coppa e dei suoi contenuti nella forma di vari tipi di carne e di sostanze corporee che rappresentano gli aggregati e gli elementi del nostro corpo ordinario.

  • La nobilitazione (tib. byin-gyi-rlabs) della carne e delle sostanze corporee con visualizzazioni che rappresentano la loro purificazione, la loro realizzazione e il loro bagliore (tib. sbyang-rtogs-sbar gsum). La “purificazione” riguarda il loro colore, odore, sapore e potenziale. La “realizzazione” riguarda la loro percezione sotto forma di nettare che dona la libertà da tutte le malattie e l´immortalità. Visualizziamo quindi che queste sostanze si trasformano in nettare. “Bagliore” significa che il nettare aumenta fino al punto di diventare inesauribile.

Per quanto riguarda le offerte esterne (tib. phyi-mchod) di acqua, fiori, incenso e così via, le visualizzazioni della “nobilitazione” in quattro fasi sono molto più semplici.

Vorrei citare un ultimo esempio della nobilitazione d'un oggetto che non è connesso al corpo. Si tratta di pillole speciali, che sono ugualmente chiamate “tcinlab.” Qui, si potrebbe forse tradurre questo termine con “pillole nobilitanti.” Si tratta di piccole pillole, fatte di fiori essiccati, di erbe e di altre sostanze, che vengono “nobilitate” da un maestro spirituale che recita migliaia di mantra – normalmente accompagnato da una comunità monastica – rimanendo focalizzato su visualizzazioni speciali con la consapevolezza beata della loro vacuità. Quando termina un certo numero di ripetizioni del mantra, il maestro spirituale soffia sulle pillole, “nobilitandole.” Quando una persona che crede con fiducia alle proprietà di queste pillole ne prende una, si sente elevata e nobilitata. Alcuni tipi di queste pillole aiutano a eliminare ostacoli e interferenze; altre a guarire certe malattie. Anche in questo caso, bisogna evidenziare l'importanza della comprensione della vacuità e l'origine dipendente di tutto quello trattato qui, per capire correttamente come inghiottire una pillola nobilitante, tcinlab, beneficia chiunque.

Domanda sul modo in cui i mantra influenzano la forma dei venti di energia sottile

Theo: C´è un´altra fonte d’informazioni che mi rende molto confuso. Per quanto riguarda il modo in cui funzionano i mantra, posso capire come modificano la forma dei venti di energia sottile e come questo influenzi certi stati mentali. Capisco anche che i mantra possono causare l'entrata e la dissoluzione dei venti di energia sottile nel canale centrale, dando accesso al vento di energia più sottile e alla mente di chiara luce.

Sebbene esistano queste teorie sulla pratica dei mantra, per qualche ragione questi insegnamenti raramente vengono impartiti in certi luoghi, che sia in India, Nepal o nell'occidente. Anche se alcuni gheshe o khenpo provenienti da tutte le quattro tradizioni tibetane hanno ricevuto la loro educazione all'interno di università monastiche rispettabili, per qualche ragione particolare, spesso insegnano solamente un'altra teoria su come funzionino i mantra. Dicono che i mantra operano per mezzo di “benedizioni” (almeno questo è il modo in cui viene tradotto). Dicono che quando recitiamo il mantra, riceviamo benedizioni perché il mantra ha il potere della parola illuminata del Buddha.

Sono molto perplesso. C'è una ragione per cui la teoria della formazione dei venti di energia sottile non è insegnata comunemente invece di questa teoria della “benedizione,” o in aggiunta a quest'ultima?

Risposta

Alex: La spiegazione secondo cui i mantra plasmano i venti dell'energia in modo che possano entrare nel canale energetico centrale, rimanere e dissolversi in esso, proviene dagli insegnamenti sulla recitazione vajra (tib. rdo-rje bzlas-pa). Si tratta di una pratica molto avanzata che viene eseguita nella fase dell'isolamento della parola (tib. ngag-dben) nella pratica dello stadio completo (tib. Rdzogs-rim) dell'anuttarayoga tantra. Una spiegazione completa della recitazione vajra e dell'isolamento della parola si trova in testi come Un faro per illuminare “I cinque stadi” (tib. Rim-lnga gsal-sgron), il commentario di Tsongkhapa al testo I cinque stadi (tib. Rim-lnga, sct. Pancakrama) di Nagarjuna, che riguarda le cinque fasi della pratica dello stadio completo del Tantra di Guhyasamaja. Essendo un argomento veramente molto avanzato non è studiato o praticato spesso. Tuttavia, dato che il principio basilare di questa pratica può rendere la recitazione dei mantra in generale più comprensibile agli occidentali, è per questo che ne parlo nella mia spiegazione della teoria dei mantra.

Domanda sul potere elevante e trasformante dei mantra

Theo: Se la teoria delle “benedizioni” è veritiera, non riesco a capire esattamente come funzioni. La mia teoria indicata qui di seguito è solo un'ipotesi, ma è così in realtà?

Per esempio, quando recitiamo “OM MANI PADME HUM,” la nostra mente si congiunge automaticamente alle menti di un lignaggio ininterrotto di maestri che include Buddha Shakyamuni o un altro Buddha? E, in questo modo, l´energia elevante di tutto quel lignaggio ininterrotto interagisce con la nostra mente, in modo tale da agire come una circostanza che fa maturare la nostra forza karmica positiva e fa sì che si manifesti compassione nella nostra mente? E questo stesso processo opera nella recitazione di ogni mantra possibile, creando i suoi risultati specifici?

Se un tale processo in cui ci uniamo e interagiamo in questa maniera esiste, basta semplicemente recitare il mantra per metterlo in moto? O dobbiamo aggiungere altre cause affinché il processo funzioni per ricevere l´energia elevante? Prendiamo l´esempio di una persona che non ha connessioni con un lignaggio ininterrotto. Se per caso trova un mantra in un libro di Dharma e inizia a recitarlo, basterebbe questo per mettere in moto il processo? O è necessario che il mantra sia stato trasmesso direttamente da una persona qualificata, da un anello in quella catena ininterrotta di maestri che proviene da e include un Buddha?

Assumiamo che una trasmissione in un lignaggio ininterrotto sia necessaria affinché questo processo funzioni. In questo caso, i maestri devono avere ottenuto risultati con il mantra in modo che l´energia elevante sia trasmessa nel lignaggio ininterrotto? Prendiamo l´esempio di uno studente che riceve la trasmissione orale del mantra da un maestro che ne ha realizzato i risultati. Questo studente, invece, non ha mai praticato questo mantra, né raggiunto alcun risultato per mezzo del mantra. In tal caso, potrebbe lo studente essere capace di trasmettere il mantra ad altre persone, mantenendo intatta la continuità delle benedizioni del lignaggio, in modo che altre persone possano beneficiarne?

L´energia elevante proviene unicamente da un Buddha ed è poi trasmessa tramite la catena ininterrotta del lignaggio, come un canale, e ogni maestro è un segmento di questo canale – un canale in cui l´energia elevante di un Buddha può scorrere? O piuttosto l´energia elevante è un misto di tutti gli esseri e dell'energia elevante del Buddha che fanno parte di quel lignaggio ininterrotto?

Risposta

Alex: La trasformazione elevante per mezzo della recitazione dei mantra avviene com'è stato spiegato prima per il guru yoga. Tuttavia, qui, dobbiamo aggiungere alcuni elementi della mia spiegazione rispetto agli oggetti nobilitanti che non fanno parte del nostro corpo. In questo caso, si tratta del suono dei mantra.

I mantra sono una manifestazione della parola illuminata e sono stati pronunciati da Buddha, che nei tantra apparse in diverse forme. Il suono dei mantra, questo tipo di parola illuminata, è stato “nobilitato” dalla compassione, dall'amore, dalle preghiere e dalla realizzazione della vacuità di Buddha. Per via di questo, i mantra, come li definisce Kawa Peltseg, sono suoni che ispirano e che hanno la caratteristica di possedere un certo potere e capacità. Tuttavia, come abbiamo spiegato prima, non c'è nulla di trovabile dal lato del suono dei mantra che, per suo potere, stabilisce l'esistenza di questo potere e capacità. Il potere e la capacità sorgono in base a innumerevoli altre cause e condizioni.

Quando sono ripetuti da una persona che crede con fiducia al loro potere, i mantra possono attivare e fortificare le tendenze a manifestare le diverse qualità positive come la compassione o la consapevolezza discriminante. Questo effetto che attiva e fortifica è molto potenziato, se prima e durante la recitazione si praticano anche le meditazioni appropriate – le visualizzazioni, l'analisi, e così via. Inoltre, la forza positiva generata dai mantra è intensificata a seconda del tipo di motivazione che accompagna la recitazione. Abbiamo una motivazione samsarica, di rinuncia o di bodhicitta?

I mantra possono produrre risultati positivi, anche se la persona che li recita non crede al loro potere? Ne dubito. Se la recitazione è accompagnata da un'indecisione vacillante di più nella direzione della ferma convinzione nel loro potere, allora la recitazione genera un risultato più debole rispetto al caso in cui la recitazione è accompagnata da una piena e ferma convinzione.

È necessario che tutte le persone nel lignaggio della trasmissione orale del mantra abbiano ottenuto dei risultati recitandolo? No. La capacità e la forza ispiratrice dei mantra, deriva unicamente dal fatto che è stato Buddha a pronunciarli per primo. Certamente, quando un membro del lignaggio ottiene una realizzazione, la capacità e la forza ispiratrice del mantra sono intensificate; ma questo potenziamento ulteriore non è necessario. I membri del lignaggio devono semplicemente preservare l'accuratezza delle parole e delle sillabe del mantra – non devono omettere o aggiungere altro.

Ciò vale anche per la trasmissione orale dei testi pronunciati da Buddha e dai maestri successivi. Dopotutto, nessun discorso del Buddha fu messo per iscritto durante la sua vita – le prime trascrizioni delle sue parole iniziarono secoli più tardi. Esisteva un unico modo per preservare l'accuratezza di queste parole illuminanti: ogni generazione di discepoli doveva ascoltare, memorizzare e recitare quello che la generazione antecedente gli trasmetteva – e così via, per generazioni. Questo sistema funziona correttamente se le parole illuminanti (che siano mantra o discorsi) sono trasmesse da una catena ininterrotta di persone che risale fino alla fonte delle parole – al Buddha. Così, per esempio, con il permesso di Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama, ho trasmesso oralmente il lignaggio speciale di Serkong Dorjechang dell´Essenza della spiegazione eccellente dei significati interpretabili e definitivi (tib. Drang-nges legs-bshad snying-po) di Tsongkhapa al secondo Serkong Rinpoche. Ho eseguito questa trasmissione unicamente in base al fatto che a mia volta avevo ricevuto la sua trasmissione orale dal mio primo maestro, il primo Serkong Rinpoche. Tuttavia, non avevo mai effettivamente studiato questo testo e, ovviamente, sarebbe inimmaginabile pensare che ne avevo realizzato il significato.

Che cosa succede quando si recita un mantra senza averne ricevuto la trasmissione orale o ricevendola da qualcuno che non ne detiene la trasmissione orale autentica? Penso che ci può essere un certo potere di ispirazione in questo, ma che sia più debole di quando lo riceviamo da un lignaggio ininterrotto di trasmissione orale. Per esempio: Shantideva, nella sua opera Impegnarsinel comportamento dei bodhisattva (VIII 118) scrive: “…per via della sua grande compassione, il guardiano Avalokiteshvara ha addirittura elevato (la potenza del) suo nome affinché elimini le paure (per esempio la timidezza) che gli esseri migratori possono provare di fronte a un pubblico.” Qui, “elevato” corrisponde al termine tcinlab. Tuttavia, lo ripeto, dobbiamo evitare di pensare che il potere del mantra sia fondato in qualcosa che può essere trovato all'interno suono del mantra.

Che cosa accade se le persone nella trasmissione orale si abituano a pronunciare il mantra in modo sbagliato, o se noi stessi lo pronunciamo male? Penso che non faccia nessuna differenza: il potere e l'abilità del mantra rimangono uguali. Dopotutto, i tibetani non pronunciano certe parole dei mantra come lo facevano gli indiani. Per esempio, dicono “bendza” per la parola sanscrita vajra, mentre i mongoli dicono “ochir.” I tibetani e i mongoli quindi, recitavano mantra pronunciando “vajra” come “bendza” o “ochir.” Tuttavia, le loro realizzazioni non furono inferiori a quelle degli indiani che pronunciavano vajra nel modo corretto. La capacità d'ispirare che Buddha ha instillato ai suoni del mantra è trasmessa anche se vengono pronunciati male, perché continua ad esserci una trasmissione ininterrotta del mantra. Dopo tutto, la trasmissione orale dei testi scritti originalmente in sanscrito viene considerata ininterrotta anche se vengono recitate le loro traduzioni in tibetano o in cinese. Il lignaggio della trasmissione è come un continuum mentale individuale: ogni momento non è né uguale, né totalmente diverso dal momento precedente. Ogni momento sorge meramente in base al momento precedente come una continuità ininterrotta, e non c´è niente di trovabile che passa da un momento all'altro per stabilire l´esistenza della continuità.

Che cosa succede se noi (o qualcun altro) inventiamo un mantra e lo recitiamo mentre generiamo la compassione? La sua recitazione ci aiuta forse a rimanere focalizzati sulla compassione, ma se sappiamo che non proviene dal Buddha, non riceveremo certamente l'ispirazione del Buddha ripetendolo. Per questa ragione, anche se ci visualizziamo in forma della Santa Maria cristiana per concentrarci sull'amore e la compassione, sarebbe completamente inappropriato chiamare questo una pratica del tantra buddhista. Inoltre, fare questo sarebbe molto irrispettoso verso il cristianesimo. I leader cristiani non approverebbero una tale pratica e la considererebbero probabilmente eretica. Le cose stanno diversamente quando nei tantra buddhisti si trovano forme che appaiono anche nei tantra induisti – quella di Sarasvati, per esempio. Perché? Perché l'utilizzo della forma di Sarasvati nei tantra buddhisti proviene da un Buddha, e l'induismo considera Buddha un’incarnazione di Vishnu. Così, per gli indù, quest'utilizzo non è irrispettoso.

E se abbiamo una ferma convinzione che il mantra che recitiamo provenga da Buddha, mentre realmente è un mantra non autentico, inventato da una persona comune? Che cosa accade? Questo caso somiglia all’esempio di una famosa storia. Un monaco tibetano stava per partire in India, per fare un pellegrinaggio, quando sua madre gli chiese di portarle un dente di Buddha come reliquia. Una volta partito, il monaco dimenticò completamente la richiesta della mamma, e se ne ricordò solo poco prima di tornare a casa. Disperato, non sapendo come fare per non deluderla, raccolse un dente di cane che trovò per terra. Dopo averlo pulito e avvolto in una bellissima stoffa, l’offrì alla madre, dicendole che si trattava del dente di Buddha. La madre era fermamente convinta che quella fosse la verità e fu talmente ispirata da questo dente che ottenne molte realizzazioni spirituali.

In questo esempio, la madre fu ispirata da Buddha unicamente grazie alla sua ferma convinzione, senza che l'ispirazione fosse trasmessa dal dente di cane. In modo simile, penso che se siamo convinti che un mantra non autentico provenga da Buddha, sarà la nostra ferma convinzione a procurarci l´ispirazione. E la stessa cosa può avvenire quando pratichiamo un mantra autentico che è stato trasmesso da un lignaggio interrotto, mentre noi crediamo che sia ininterrotto.

Domanda rispetto all'interazione subcosciente dei Buddha con la nostra mente

Theo: I maestri altamente realizzati o i Buddha possono unirsi alla nostra mente e interagire con lei, come se s'infiltrassero nel nostro modo di pensare, senza che ce ne rendiamo conto? Se, per esempio, c'impegniamo in una linea di ragionamento per avere una cognizione concettuale della vacuità, possono i Buddha e i grandi maestri “spingere” i nostri pensieri un po' in questa direzione e un po' in quella, in modo che otteniamo più facilmente una cognizione concettuale della vacuità?

Risposta

Alex: I testi enfatizzano sempre l´importanza di fare richieste ai Buddha e ai maestri spirituali per ottenere l´ispirazione. È un mezzo molto forte per dimostrare la nostra ricettività e il nostro desiderio di essere ispirati. Questo implica che se non facciamo queste richieste, non siamo così aperti a ricevere l'ispirazione. Per questa ragione, non penso che possiamo ricevere l´ispirazione dai Buddha e dai maestri in modo non cosciente. E quando otteniamo questa ispirazione, non è come se una “cosa” trovabile, l´ispirazione, s’infiltrasse nella nostra mente e ci proteggesse da eventuali errori.

Domanda rispetto all'ispirazione che si riceve quando si considera il proprio maestro spirituale come un Buddha

Theo: Quando alcuni testi affermano che dovremmo percepire tutto ciò che appare come il dharmakaya del guru, anche se il guru non è effettivamente un Buddha, ma solo come un Buddha, ci stiamo in qualche modo congiungendo e interagendo subliminalmente con l'energia elevante d'un Buddha?

Alex: Sì, credo di sì. Se, in base alla ferma convinzione che un dente di cane è il dente d'un Buddha, qualcuno può ricevere l'ispirazione d'un Buddha, ancora di più possiamo ricevere l'ispirazione d'un Buddha quando abbiamo la ferma convinzione che il nostro maestro spirituale sia in effetti un Buddha. Nel caso del nostro maestro spirituale, ci stiamo focalizzando sulle sue effettive buone qualità, riconoscendole come qualità di un Buddha. Focalizzandoci sulle qualità illuminanti, riceviamo l'ispirazione di un Buddha. Un proverbio tibetano dice: “Se ci focalizziamo sul nostro maestro spirituale come un essere comune, riceveremo l´ispirazione di un essere comune. Se ci focalizziamo su di lui come un Buddha, riceveremo l´ispirazione di un Buddha.”

Domanda su come incontrare rigpa, la pura consapevolezza, faccia a faccia grazie all'ispirazione di un maestro dzogchen

Theo: Nella letteratura dzogchen, è detto che un maestro di questa pratica può introdurre uno studente direttamente al rigpa, alla consapevolezza pura. Un modo per farlo è attraverso l'ispirazione. Quando questo accade, la nostra mente si unisce e interagisce con l'energia elevante del maestro dzogchen in modo tale che porta a maturazione una grande quantità di forza positiva tutta d´un colpo? Un maestro dzogchen deve avere qualità particolari in modo che questo processo possa avvenire? O piuttosto la mente del maestro con il quale abbiamo una profonda connessione karmica agisce come un canale attraverso il quale passa l´energia elevante del Buddha – e, in questo caso, sarebbe l´energia elevante del Buddha che interagisce con la nostra mente?

Risposta

Alex: Anzitutto, bisogna capire il termine tecnico ngo-sprod: la sua traduzione più diffusa, che hai citato, è “introdurre,” ma veramente il termine significa “incontrare faccia a faccia.” L'ispirazione da parte di un maestro dzogchen può essere una delle cause che fanno maturare la forza positiva che genera l´illuminazione sul nostro continuum mentale. Così, matura una realizzazione di rigpa, la consapevolezza profonda. Questa consapevolezza pura, primordialmente senza macchie, è alla base di ogni momento della nostra esperienza da tempi senza inizio. Quando realizziamo questa consapevolezza pura, la incontriamo faccia a faccia, in modo tale che la consapevolezza pura “conosce la sua stessa faccia.” Questo significa che ora siamo pienamente consapevoli della sua effettiva natura dimorante.

L'occasione del nostro incontro con rigpa faccia a faccia può essere accelerato dal nostro maestro dzogchen che spiega rigpa a parole, sia nel contesto di una cerimonia rituale oppure al di fuori di tale contesto, o anche solamente per via del fatto che compie certi gesti senza dire nulla.

Tuttavia, molte persone non incontreranno rigpa faccia a faccia, anche se sentono le parole e vedono i movimenti del maestro. Questo vuol dire che una tale esperienza sorge in base a molti altri fattori, che includono l´ispirazione del maestro dzogchen.

Il più importante di questi altri fattori è che dobbiamo aver accumulato moltissima forza positiva che genera l´illuminazione. Quest´accumulazione avviene quando pratichiamo con successo le pratiche preliminari (tib. ngondro) comuni e non comuni, in questa vita e/o in vite precedenti. Inoltre, come minimo dobbiamo aver sviluppato un livello avanzato di concentrazione, di motivazione della bodhicitta, e una corretta comprensione concettuale della vacuità. Poi, dobbiamo anche aver ricevuto potenziamenti tantrici, aver preso i relativi voti, e aver praticato con un certo successo le visualizzazioni e le recitazioni dei mantra nello stadio di generazione (tib. bskyed-rim) e nelle pratiche riguardanti i venti energetici e i canali energetici (tib. rtsa-rlung) nello stadio completo.

Se abbiamo accumulato una tale base enorme di forza positiva che genera l'illuminazione e di consapevolezza profonda che genera l'illuminazione, ed avendo anche praticato i vari passi della meditazione dzogchen, allora attraverso il potere ispirante del maestro e senza altri sforzi, potremmo incontrare rigpa, faccia a faccia. Tuttavia, questo incontro faccia a faccia deve procedere attraverso gli stadi consueti della meditazione dzogchen: per primo accedere e riconoscere l'alaya per le abitudini (tib. bag-chags-kyi kun-gzhi), poi il rigpa brillante (tib. rtsal-gyi rig-pa) e per finire il rigpa dell'essenza (tib. ngo-bo’i rig-pa).

Il processo con cui l'ispirazione apporta una trasformazione elevatrice che ci permette di incontrare il rigpa faccia a faccia è identico a quello che è già stato spiegato negli altri esempi del potere dell'ispirazione. In questo caso, le realizzazioni del maestro dzogchen sono già ispiranti di per sé e, inoltre, il maestro agisce come un canale, in modo tale che l´ispirazione dell'intero lignaggio, risalente al Buddha, abbia un impatto su di noi. Naturalmente, questo accade senza che ci sia qualcosa di trovabile, che esista dal suo lato, che viene passato dal Buddha a un maestro e a un altro e poi a noi – né una “ispirazione” trovabile e realmente esistente, né una “realizzazione” trovabile e realmente esistente.